Costume & Società

Il dolore indurisce

di Gerarda Polito

Quando ero bambina i miei genitori vivevano nel costante terrore che io, bimba gracilina e poco agile, ma soprattutto dal pianto molto facile, potessi rompermi qualche arto da un momento all’altro, anche solo correndo o andando sullo scivolo. Quante ginocchia sbucciate! Quanti lacrimoni sulla maglia di mia nonna per un po’ di sangue o qualche livido qua e là, che solo lei e le sue carezze potevano curare. La ricordate tutti quella fitta (per il taglio e i residui di polvere) che abbiamo provato cadendo dalla bici o correndo dove mamma ci aveva avvertito di non andare, ne sono certa. In quei momenti, io in primis, credevamo fosse il dolore peggiore del mondo e ci chiedevamo come gli adulti riuscissero a sottovalutare quella nostra sofferenza quasi atroce.

Poi però, crescendo, mi sono resa conto che la vita ci riserva molto più di un gomito sbucciato o di una macchia violacea sulla gamba; mi sono resa conto che il dolore non colpisce solo il corpo, ma quando lo fa, può farlo in modo così imponente, tanto invasivo da avere ripercussioni anche su chi ci circonda.

Ci sono stati momenti della mia vita, e quanti ancora ce ne saranno, in cui ho sofferto così tanto da credere che il cuore non avrebbe retto, come nel giorno della morte delle persone che amo; personalmente mi sono sentita letteralmente svuotata, con una voragine nel petto, come quando ti svegli da un incubo ed hai la sensazione di perdere il terreno sotto i piedi.

La cosa peggiore del dolore è che quando soffriamo dobbiamo fare i conti con noi stessi, perché diciamocelo, la felicità si condivide più facilmente del dolore; perché la sofferenza, o meglio il modo in cui proviamo a reagire, ci rende vulnerabili. Si sa, l’afflizione è un qualcosa di estremamente soggettivo e possiamo rendercene conto facilmente osservando come le persone possono reagire in modo diverso seppur posti dinanzi alla stessa situazione. Insomma, c’è chi soffre di più e chi, apparentemente, di meno, ma è un qualcosa che tocca tutti.

Nella mia vita ho potuto riscontrare un dolore che è anche peggiore del proprio: quello degli altri, ma che in qualche modo riesce a toccarci. Mi spiego meglio. Quante volte abbiamo avuto accanto persone a noi care che soffrivano e ci siamo logorati l’animo per non essere riusciti ad aiutarle anche avendo fatto tutto ciò che era in nostro potere? O quante volte ci siamo fatti sopraffare dal “pathos“, immedesimandoci nel dolore dell’altro? O ancora quante volte avremmo preferito subire noi il dolore delle persone che amiamo perché vederle soffrire era per noi il più grande tormento? Ecco, questo a mio avviso è il patimento peggiore.

Quella sensazione di impotenza che ti invade e ti fa sentire “inutile”, che ti fa aprire gli occhi e capire che, a volte, il dolore non può essere combattuto; va solo accettato e metabolizzato per trarne il lato positivo che la pena porta sempre con sè.

Ebbene si, ecco un altra lezione di vita che tutti, anche tu che stai leggendo ora, abbiamo fatto nostra: il dolore è la nostra più solida base di crescita. Scrive Marie von Ebner-Eschenbach: “il dolore è il gran maestro degli uomini. Sotto il suo soffio si sviluppano le anime.” L’afflizione ci fa maturare; ed è dura ammetterlo (e può sembrare anche masochista da dire), ma tutti noi abbiamo bisogno di soffire… almeno un po’, almeno in parte. Senza il dolore saremmo un pochino meno vivi ma bisogna saper tenerlo a bada perché sa essere una vera canaglia; scaglia su di te anche le sue colpe e la causa della sua origine. Dovremmo imparare a sentirci meno colpevoli per la sofferenza che proviamo perché no, non è colpa nostra essere catapultati in situazioni al di sopra del nostro controllo; perché no, non è sbagliato mostrarsi deboli. Anzi ammettere di star male, prima a se stessi e poi agli altri, è segno di grande coraggio.

Colpevolizzarsi fa parte del dolore stesso e noi abbiamo la necessità di superarlo con serenità, non di vergognarci o accumulare la sofferenza nel nostro lato più inconscio. Quindi, abbiate la forza di reagire al senso di colpa, il quale, per mia esperienza, posso dirvi che è in grado di rovinare molti aspetti di voi stessi.

Ho decido di lasciarvi sempre con una citazione alla fine di ogni mio articolo, perché sono dell’idea che ne esiste sempre una perfetta per chi legge, una che può farti sentire “compreso”.

“Il dolore più acuto è quello di riconoscere noi stessi come l’unica causa di tutti i nostri mali”.

-Sofocle

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