Costume & Società

Curvy o skinny? Scusate ma scelgo healthy!

di Sara Corrieri

Fortunatamente sono una persona che riflette prima di parlare. Ma certi discorsi (virtuali o meno) sono davvero improponibili. Prima cosa da chiarire (tra quelle che proprio non mi scendono giù): tutto ciò che concerne il corpo della donna, il dibattito fresco di stagione tra i pro curvy e i pro skinny, l’evoluzione dell’immaginario femminile all’interno della società moderna, no, non sono discorsi futili. Non si tratta di decidere se è più bella una station wagon o una macchina sportiva. Le implicazioni storiche, economiche e sociali di ogni singolo commento che definisca uno standard di bellezza femminile hanno delle conseguenze serie, che due tre quattro ma facciamo migliaia di signori/e comunemente definiti scienziati studiano da anni.

Asserito ciò, ovvero che bisognerebbe farsi due conti prima di sparare a zero come se si stesse parlando con gli amici al bar quando si tratta di definire presunti canoni estetici, vorrei condividere con voi qualche riflessione, partendo da due casi piuttosto recenti che hanno ricevuto molta attenzione, soprattutto dai miei amati webeti social. Sto parlando del concorso di bellezza Miss Italia e del caso di body shaming su Serena Williams in occasione del suo trionfo a Wimbledon.. Quest’anno infatti (di qualcosa dovevano pur parlare trattandosi di un programma di per sé insulso) le due miss finaliste hanno attirato molta attenzione a causa di una sensibile differenza di taglia: una bella napoletana verace con tanta buona salute da vendere e una biondina che se vista di profilo sparisce (ovviamente ha vinto la biondina). Il tutto condito da una “pacata” osservazione esposta dalla mamma di una acciuga eliminata dalla suddetta miss belle forme che asseriva convinta che le curvy avrebbero dovuto concorrere separatamente (che neanche l’apartheid). Ah già, dimenticavo. La novità del programma era proprio l’accesso alle taglie 44. E niente, mi spiegate quale strana magia oscura si nasconde oltre la 42? Vi ricordo poi il caso della campionessa di tennis Serena Williams, che non solo si è fatta un mazzo così per vincere un torneuccio da quattro soldi come Wimbledon, ma si è dovuta anche sorbire commenti poco carini sulla sua forma fisica (oddio, fa già ridere così) che la accusavano di essere “brutta”, “grossa”, “poco femminile” (aaaah gli webeti, Mentana hai proprio vinto con questo neologismo).
Dunque, veniamo a noi. MA STIAMO SCHERZANDO? Sarebbe facile dire che non dovrebbe proprio esistere il concetto di canone estetico femminile di riferimento, ma chiederei la luna: è un fatto intrinseco alla società, è sempre esistito in qualunque epoca storica e continuerà ad esistere, le donne continueranno ad adattarsi ad esso come hanno sempre fatto e qualcuno come me sarà sempre qui a parlarne. Attenzione, non stiamo parlando di bellezza. La bellezza, almeno per quanto mi riguarda, è qualcosa che sta molto oltre un corpo, anche nel caso di bellezza in senso estetico. C’entra poco con questo. Mi chiedo solo perché, appurato che bisogni necessariamente promuovere un modello di donna, si continui a promuovere quello sbagliato. L’eccessiva magrezza che per un ventennio ha tappezzato tv, giornali e web ha causato una serie di problemi sociali (e dico sociali, perché riguardano tutti) che hanno colpito tantissime donne, nei casi estremi si è trattato di disturbi alimentari come anoressia e bulimia, ma in generale della diffusione di un senso di disadattamento e rifiuto nei confronti del proprio corpo senza eguali. Il non piacersi, detto in poche parole. E tanti psicologi ci hanno parlato a lungo delle cause deterioranti di ciò. Ovviamente c’è stata una reazione, soprattutto dal mondo della moda, dove la magrezza malata era richiesta obbligatoriamente: lotte, rivendicazioni e infiniti dibattiti per abolire quell’immagine di donna perfetta. Negli ultimi anni però, ammesso che lo skinny non vada più bene (bu cacca pupu), bisognava trovare un altro standard da contrapporre: dilaga l’hashtag curvy, la donna curvy, le modelle curvy…tutto curvy, una parola carina e coccolosa che però vuol dire “con qualche kilo di troppo”. Non storcete il naso, è così, diamine. Si è passati da un eccesso all’altro. Non si può proporre ad una ragazzina adolescente un modello del genere, le stai chiedendo o di abbuffarsi o di correre dal chirurgo estetico. E ripeto, non stiamo parlando di bellezza e gusto soggettivo, in quel caso va bene tutto. Stiamo parlando di stereotipi sociali, e in questo caso non va bene proprio niente. O meglio, la domanda sorge spontanea. Ma a nessuno, proprio nessuno, è venuto in mente di promuovere non un tipo di fisico ma uno stile di vita? È vero, di sicuro è più facile prendere una fotografia e dire “Tiè, fatti venire i mali ma diventa così” piuttosto che educare le ragazze a prendersi cura del proprio corpo, curando l’alimentazione e l’esercizio fisico, quel che basta per diventare donne in salute, che pesino 40 o 80 kg. Più facile, ma non per questo la strada giusta. Il sessismo che è stato mostrato nei confronti di Serena Williams (e non solo da uomini) ha rivelato un’arretratezza mentale ineccepibile, che rilega la donna ancora a casa a fare la maglia e non accetta un’atleta muscolosa e vigorosa, prototipo tipicamente maschile. Possibile la si pensi ancora così? Possibile che si concepisca ancora con difficoltà l’idea di donna forte, nel corpo e nella vita? Intanto l’opinione pubblica continua a costruire stereotipi che mortificano, a chiedere di raggiungere standard estetici al limite della malattia. Eppure non voglio credere di trovarmi ancora a questo punto, voglio pensare che una donna non debba essere più etichettata per sentirsi bella, sia essa magra o in carne. E voglio sperare di vivere in un’epoca, in una società che sia pronta a promuovere una donna in salute.

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