Racconti in pillole

Ritorno a casa

di Davide Ferrante

Il portone si era chiuso in fretta, dietro di lei. Da un momento all’altro era passata dal chiasso avvolgente della strada, al silenzio gelido di quel palazzo. Tutto era monocromo. Un lungo corridoio vuoto e poi le scale, che gelavano lì immobili. La luce, artificiale e bianca, si limitava a rendere le cose visibili, non le illuminava veramente.
Aurora saliva al quarto piano. Ad ogni scalino, il rumore delle sue scarpette contro il marmo si ripeteva nel silenzio, si espandeva, sembrava scendesse giù per le scale. Rampa dopo rampa, quei colpetti precipitavano fino alle buie cantine… Lì sotto, dove qualcuno la stava aspettando inquieto. E se ne stava rannicchiato, spaventato e sporco in un angolo, al buio. Non ce la faceva più.
Per tutto il tempo non aveva fatto altro che aspettare quei passi, e finalmente erano arrivati, insieme all’odore di quei capelli color miele.
I passi di Aurora si erano fermati. Cercava tranquillamente le chiavi nella borsetta, davanti la porta di casa: trovate.
Lei non avrebbe mai immaginato che in fondo a quelle scale ci sarebbe stato proprio lui, che ora stava immobile e teso nel buio, indeciso… aspettando di scattare! Inseguirla! Avvinghiarsi a quelle gambe e non lasciarle più! Ma era combattuto… Fra la voglia irresistibile di salire su e la paralisi che quelle cantine spaventose gli procuravano. Una situazione insopportabile.
Nel frattempo però, l’odore di Aurora continuava a diffondersi, coprendo la puzza di muffa e illuminando il buio. Si faceva più intenso, violento penetrava le sue narici ansimanti, saliva dritto al cervello.
Il sangue si diffuse velocemente in tutto il corpo, fino ai piedi. Era fatta ormai. Da statua immobile ora correva come una bestia affamata. Con gli occhi sgranati e il viso sconvolto, saliva ansimando quelle scale immense.
Il rumore di quella corsa affannosa era arrivato al quarto piano. Aurora aveva ormai infilato le chiavi nella serratura, ma ora si era improvvisamente bloccata. Ferma. Avvertiva quel rumore. Quell’impeto. Sentiva che qualcuno la stava cercando. E l’avrebbe raggiunta… Molto in fretta.
Neppure il tempo di capire, che era ormai arrivato, dietro di lei, ansimante. Un respiro spaventoso, che echeggiava nel vortice degli scalini infiniti.
Aurora si voltò. Un pianto inondò tutto il palazzo.
“Oh! a mammina, vieni qui… Che ci facevi giù per le scale? Ma sei tutto sporco, dove ti sei infilato, scemotto! Ti avevo detto di rimanere in casa, a guardare i cartoni, che sarei tornata subito! Non mi posso allontanare un attimo per fare la spesa, che tu ne combini sempre una delle tue! Su… Guarda come sei spaventato! Vieni qui, non è successo nulla. Non piangere, vieni, che mamma ti prepara una cioccolata calda.”
Finalmente l’aveva trovata. Mai più sarebbe uscito di casa senza la mamma.

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