Sport

Kevin, mi hai spezzato il cuore

di Vincenzo Marchitto

Siamo realisti, la vita non è facile. A volte ti mette con le spalle al muro, non ti dà tregua, ti spinge a compiere delle scelte che, vuoi o non vuoi, la vita te la cambiano. Siamo gli unici artefici del nostro destino, noi e soltanto noi.

Kevin Durant è senz’altro uno dei migliori giocatori del pianeta, questo lo sapevamo già, forse. Quest’estate ha dovuto compiere la scelta più difficile della sua carriera, e probabilmente anche della sua vita: continuare a giocare per gli Oklahoma City Thunder o andarsene. Continuare ad essere etichettato come “eterno secondo”, come colui che non avrebbe mai vinto un titolo NBA, oppure cercare fortuna altrove. Può sembrare apparentemente una scelta scontata, ma non lo è affatto.

Oklahoma City, capitale dell’omonimo stato situato nella parte meridionale degli Stati Uniti, è una città (s)conosciuta nel mondo per i numerosi giacimenti petroliferi e per il violento tornado che la colpì nel maggio del 2013. Inizialmente situati a Seattle, con il nome di Supersonics, i Thunder si trasferiscono ad OKC solo nel 2008, principalmente per attuare un progetto di risollevamento morale e finanziario della città in seguito all’attentato del Federal Building, primo caso di terrorismo interno che cambierà per sempre la storia degli Stati Uniti.

I Thunder sono un fuoco che accende la città, la tiene viva, anche perché di turismo ce n’è poco, quasi niente. Il basket per gli abitanti della città diventa una ragione di vita, un culto, grazie anche a lui, a Kevin. Non importa che non riescano a vincere nulla, Oklahoma City ha Kevin Durant, il più forte giocatore al mondo. È un semidio, tutti amano vederlo giocare perché è letteralmente un prodigio dello sport. Il 2012 è l’anno più importante per la storia della franchigia. I Thunder si laureano campioni della Western Conference per la prima volta, e volano alle Finals. Qui entra in gioco il motivo per il quale il protagonista della nostra storia non ha mai vinto nulla nella sua carriera, motivo che ha nome e cognome: LeBron James. Sì, perché Durant ha avuto la sfortuna di giocare nella stessa epoca del 23, che per qualche sconosciuto motivo riesce ad essere più forte, più decisivo e più vincente di lui.

Kevin però non si arrende, il suo cuore è ad Oklahoma City, e al cuor non si comanda. Ha tutto quello che gli serve: la città lo adora, è la principale attrazione dello stato, ha una squadra tutto sommato competitiva ed un amico con il quale forma il duo più devastante degli ultimi anni, Russell Westbrook. Deve avere pazienza, vincere è più complicato di quanto si possa immaginare, ma il suo momento arriverà, prima o poi.

Nel 2016 i Thunder arrivano in Finale di Conference contro i campioni in carica: i Golden State Warriors. Quella che può sembrare apparentemente un impresa impossibile diventa all’improvviso realtà. OKC è in vantaggio 3 a 1, ad un passo dalla finale. Gli Warriors però sono la squadra più forte della lega, una delle più forti di sempre, e vincono tre gare consecutive, compiendo una storica rimonta e portandosi a casa la serie.

È dura. Kevin vede spazzati via per l’ennesima volta i suoi sogni di gloria, verrà chiamato perdente, ancora una volta. Forse è arrivato il momento di fare una scelta, di prendere una decisione che fa male, ma è necessaria. Durante la free agency estiva, il nome di Durant viene affiancato praticamente a tutte le franchigie della lega, perché effettivamente lo vogliono tutti. Tra queste c’è anche OKC, pronta ad offrirgli un contratto corposo, pronta a riprendersi il suo gioiello. Ma non è questione di soldi, il progetto sembra non convincerlo molto, Kevin è stanco di rischiare, lo ha già fatto troppe volte, ora gli importa soltanto vincere. Ed è qui che si trova dinnanzi ad un bivio: scegliere se restare fedele alla città che lo ha accolto come un figlio 8 anni prima e continuare a lottare, oppure scegliere quella che secondo lui è la destinazione migliore per vincere il prima possibile.

Il 4 luglio del 2016, in una lettera per The Players Tribune, Kevin Durant annuncia la sua nuova destinazione: i Golden State Warriors… esatto, proprio quelli che lo hanno umiliato qualche mese prima.

“OKC Non smetterò mai di ringraziarti per tutto quello che hai fatto per me, ma ho deciso di andare ai Warriors”.

Con Kevin Durant, gli Warriors diventano una delle squadre più forti e complete che abbiano mai calcato un parquet, con cinque all star in quintetto, e i tre migliori tiratori della lega.

Ora che ho raccontato a tutti come e perché te ne sei andato mi rivolgo direttamente a te, Kevin. Hai abbandonato la tua città, la città che ti ha sostenuto dal primo momento e ti ha trattato come il suo re, nonostante non fossi in grado di vincere anelli. Hai abbandonato la tua squadra, perché eri tu il leader indiscusso di quella squadra. Hai preferito unirti ai più forti forse solo perché consapevole di non essere in grado di batterli da solo. Non sai quanti grandissimi giocatori nella storia di questo sport non hanno vinto nulla perché hanno preferito ascoltare il proprio cuore piuttosto che scegliere la via più facile per vincere. Potevi andare a Boston, una città che aveva bisogno di uno come te, dove potevi diventare il pilastro di un progetto più che interessante. Potevi andare a Washington, dove sei nato, potevi andare ovunque.

E che cosa hai fatto? Mi hai spezzato il cuore.

I Golden State Warriors sono una delle squadre più forti di sempre, vinceranno, magari non subito, ma vinceranno, ma sappi, caro Kevin, che dieci titoli ad Oakland non varranno mezzo titolo ad OKC.

Buona fortuna, Kevin, mi hai spezzato il cuore e non te lo perdonerò mai.

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