Attualità & Territorio

Don Controcorrente

di Carla Rapuano

In seguito alla tragedia causata dal terremoto ad Amatrice il 24 Agosto 2016, sono stati molti i centri, le associazioni e le parrocchie, ad organizzare raccolte fondi per le vittime del terremoto.
A San Martino Sannita, chi se n’è occupato è stato il parroco della chiesa madre
, don Alessandro. Egli ha organizzato una cena di solidarietà, il 17 Settembre 2016, presso l’ Oratorio SMS (il centro di formazione della parrochia di San Martino).
L’evento, promosso anche sui social, ha riscosso grande successo e prevedeva una cena ( la cui portata principale erano gli spaghetti all’Amatriciana ), seguita da attività ricreative, che coinvolgevano tutti gli ospiti, dai più piccini, ai più anziani.
Don Alessandro oltre ad essere il prete della parrocchia di San Martino Sannita, si occupa di educazione e comunicazione. In occasione di questo evento, il cui nome era
” La solidarietà al centro “, abbiamo voluto fargli qualche domanda proprio sul tema della solidarietà e della sensibilizzazione.

Ci può spiegare le finalità di questo evento?
Se andate in Rete, noterete che in tutta Italia si stanno moltiplicando queste cenette di beneficenza, questi pranzi, queste raccolte attraverso un canale preciso, un’iniziativa precisa, che si ispira ad Amatrice. Ci tengo però a precisare che si, tutti quanti utilizziamo questo slogan, ma il terremoto non ha colpito solo Amatrice. Il nostro evento infatti è rivolto a tutte le persone vittime del terremoto: a tutti i paesi e a tutte le popolazioni che sono state colpite. Non esistono vittime di serie A e vittime di Serie B, non si può aiutare solo l’epicentro e trascurare le periferie. L’iniziativa quindi, nasce per aiutare questi popoli. Principalmente credo ( e ci credo fermamente ), che la cosa più giusta sia raccogliere fondi. Ci siamo accorti, anche con l’alluvione a Benevento, che a volte arrivano oggetti inutili, oppure che arrivano troppe donazioni di beni secondari e pochi beni di prima necessità. Quindi la cosa più giusta è raccogliere i soldi e consegnarli a chi gestisce l’emergenza in loco.

L’evento si basa sulla solidarietà. Secondo lei, la solidarietà dimostrata dagli italiani per i terremotati, è spontanea o dettata solo da una “morale collettiva”?
Io credo che sia nell’uno che nell’altro caso, non ci sia qualcosa di solo ed esclusivamente negativo. Se si tratta di un atto spontaneo, ben venga, vuol dire che spontaneamente si è solidali. Se invece la solidarietà è dettata da una sorta di “morale collettiva”, allora significa che c’è una sorta di educazione radicata nella cultura stessa, che sta alla base della popolazione italiana e che tende a sensibilizzare il popolo verso determinate problematiche. Ciò vuol dire che se è vero che la sfida educativa è reale ed è forte, è altrettanto vero che esiste una base positiva da cui partire per poi accoglierla, questa sfida.

Gli italiani sono sempre stati molto bravi ad ostentare solidarietà, su tutti i fronti. Esempio è il grido alla libertà di parola dopo l’attentato alla sede francese del giornale satirico “Charlie Hebdo”. Secondo lei, come mai una sola vignetta è stata capace di far ribaltare radicalmente la posizione presa al riguardo?
Guarda, ho vista la vignetta, secondo me è stata interpretata male. Forse in questo momento sono controcorrente. Se l’andiamo ad analizzare con attenzione, non vuole assolutamente ridicolizzare il popolo italiano. Vedi, la satira è un linguaggio e come tale risponde a determinate regole. Credo che Charlie abbia descritto quello che era accaduto e abbia manifestato il suo disappunto e se vuoi anche la sua vicinanza, utilizzando il linguaggio proprio della satira. Che non è detto che sia necessariamente negativo. Il messaggio che ha voluto trasmettere, sicuramente non voleva essere un messaggio offensivo. È stato lanciato un messaggio di vicinanza al popolo italiano, utilizzando un codice preciso, quello del linguaggio satirico, e un canale preciso, quello grafico (la vignetta). A mio parere si è alzato un polverone inutile, e questo non perché gli italiani siano ignoranti, ma perché si sono accostati all’accaduto con un po’ di superficialità. Decisamente troppa superficialità! Sicuramente spesso la satira è un linguaggio che tende ad offendere, che tende a minimizzare; ma se proprio si voleva manifestare un sentimento negativo nei confronti di quel disegno, era sufficiente rispondere con indifferenza. A mio parere erano più offensive le vignette su Maometto e sul mondo cristiano e cattolico.

Perché quando sono i nostri valori ad essere dissacrati ci indigniamo?
Guarda, io stesso ho notato che siamo sempre pronti a dirci tutti francesi, tutti statunitensi … però non siamo mai pronti a sentirci tutti Nigeriani, Avoriani, Siriani … quando poi in questi paesi (e succede tutti i giorni), ci sono milioni di morti, vittime di attentati; ed io contesto questo modo di fare. Anche qui il solito discorso che quando succede qualcosa nell’occidente va tutto bene, ma se succede in altri luoghi o se la questione si alimenta in contesti culturali diversi dal nostro, non sentiamo più il diritto di indignarci, non ci sentiamo più fratelli: in comunione con il mondo intero. Perché succede questo? Succede perché siamo figli di una cultura che purtroppo vede nell’Occidente la nostra matrigna: una matrigna che ci sta educando. Una condizione che non ci aiuta, assolutamente, ad avere una visione completa di quello che accade nel mondo; a vivere un’etica, una morale (indipendentemente dalle proprie credenze ) che sia universale nella capacità di amare, di aprirsi alla soliderietà: una solidarietà integrale, a trecentosessanta gradi, che guarda allo sviluppo pieno della persona, e che vada oltre l’appartenenza culturale, linguistica, religiosa,ecc.

Sono molte le associazioni e le pubblicità progresso che si servono di immagini ugualmente forti e spiacevoli, con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica. Qual è quindi secondo lei la differenza tra queste e la vignetta di Charlie che si è servita di immagini così cruente per indurre a riflettere sulla prevenzione sismica in Italia?
Guarda, anche in questo contesto mi trovi controcorrente. Interessandomi di comunicazione ti posso dire che dietro c’è una tecnica comunicativa precisa che si chiama comunicazione amplificata, che sta alla base di qualsiasi forma di comunicazione pubblicitaria e che serve per attirare. Ora, o attira perché lancia uno slogan provocatorio o perché utilizza un’immagina che appunto può suscitare scalpore ( perché magari è decontestualizzata, legata a qualcosa che trasmette un messaggio opposto). Il suo scopo è quindi quello di amplificare le sensazioni legate alla percezione del messaggio. Di conseguenza, sia in un caso che nell’altro, si utilizza la stessa identica tecnica e ti dirò, non li trovo originali ne da un lato, ne dall’altro. Charlie Hebdo utilizza un linguaggio satirico che tende ad amplificare il messaggio che vuole trasmettere; la pubblicità utilizza la stessa tecnica per divulgare il proprio messaggio o per vendere il proprio prodotto.
Ormai attraverso i media ci arriva una
versione distorta della realtà, su tutti i fronti: oggi sul terremoto, domani sulle questioni politiche, dopodomani su quello che accade in Palestina ecc. Distorto per una questione di comunicazione, che vede nell’emittente un potere troppo forte, rispetto a quelle che sono le possibilità di feedback del destinatario ( che siamo noi ).
Al giorno d’oggi ci piace credere di avere l’opportunità e la capacità di controllare i media ( grazie a siti web come Youtube, a software di montaggio video ecc ) ma l’amara verità è che
la comunicazione è ancora strumentalizzata, manipolata e controllata.

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