Costume & Società, Sport

Francesca Faella, dal Teatro San Carlo alla Vaganova Ballet Academy

di Andrea Russo

Dal Teatro San Carlo alla Vaganova Ballet Academy di San Pietroburgo. Questo è il percorso della giovane Francesca Faella, talentuosa ballerina napoletana, diplomatasi da poco nel posto sognato da ogni danzatrice. Rudolf Nureyev, Natalia Makarova, Mikhail Baryshnikov, Svetlana Zakharova sono solo alcuni nomi usciti da questa scuola. Anno dopo anno questa accademia continua a sfornare talenti. Per essere ammessi bisogna superare dure selezioni ed una volta entrati si deve essere all’altezza. In accademie di così alto livello la danza viene vissuta a trecentosessanta gradi e si vive per essa. Non basta solo il talento, ci vuole umiltà, testa sulle spalle, spirito di sacrificio e Francesca ha dimostrato di avere tutte queste qualità. Quindi chi meglio di lei può spiegarci cosa vuol dire studiare nella VBA?

Come ti sei avvicinata alla danza?

Quando ero piccola spesso andavo a teatro a vedere i balletti insieme a mia madre e crescendo mi sono appassionata sempre di più alla danza classica. Ho cominciato a praticarla come hobby all’età di tre anni e mezzo, e ad undici anni sono stata ammessa alla Scuola di ballo del Teatro San Carlo.

Qual è il percorso per essere ammessi all’accademia Vaganova?

Bisogna superare una selezione molto dura: si comincia inviando delle foto ed un video e qualora l’Accademia li valutasse interessanti si viene convocati di persona per essere visionati.

Come è stato l’impatto con la cultura russa?

All’inizio è dura, adattarsi ad uno stile di vita così diverso non è un’impresa facile. Il clima è ostico (si arriva a oltre venti gradi sotto zero), il cibo è molto diverso e anche le abitudini sono lontane dal nostro modo di vivere. A tutto questo si aggiunge la nostalgia di casa. Quando sono arrivata la difficoltà più grande è stata sicuramente quella della lingua: quasi nessuno parla inglese, ed imparare il russo in poco tempo non è semplice. Alla fine però sono tutti problemi che si superano con tanta forza di volontà e determinazione.

foto2.jpg
Raccontaci la tua giornata tipo in accademia.

Abbiamo lezioni tutti i giorni eccetto la domenica. La mattina ci alziamo presto e abbiamo lezione di lingua russa (che è solamente per gli studenti stranieri). Dopodiché c’è la lezione di classico, che dura circa due ore. Poi pranziamo e in seguito abbiamo un’altra lezione, che può essere pas de deux, carattere o mimo. La sera invece abbiamo lezione di variazioni o prove.

Che rapporto avevi con le tue compagne di corso? Quanto era competitivo l’ambiente?

C’è competizione, come in tutti i luoghi dove un’attività è portata ai massimi livelli. Ma la considero una competizione piuttosto sana: almeno per quanto mi riguarda cercavo di apprendere il più possibile e poi, dato il livello stratosferico delle allieve, bisogna solo guardare, ammirare e imparare da chi è meglio di te.

Gli insegnanti erano eccessivamente severi?

Gli insegnanti sono molto preparati, e anche molto esigenti. Si respira un’atmosfera di serietà, rigore e disciplina in sala.

C’è mai stato un momento in cui hai pensato di lasciare tutto?

I momenti difficili sono tanti, e spesso ho pensato di non farcela, di mollare tutto e tornare a casa. Ma alla fine nella vita si cade spesso, però la cosa più importante è trovare sempre la forza di rialzarsi, perché in fondo bisogna cercare di godersi ogni momento della vita e trarre sempre degli insegnamenti da ogni esperienza.

Le doti fisiche contano più o meno del talento?

Le doti fisiche sono un requisito fondamentale per essere ammessi, mentre il talento è un di più che poi fa la differenza.

Quanto è realmente diffusa la problematica dei disturbi alimentari nell’ambiente della danza? In ambito accademico ci sono regolari controlli medici a tal proposito?

Secondo me il problema in generale esiste realmente e non ci sono sufficienti controlli per arginarlo.

Hai mai avuto la sensazione di star rinunciando a qualcosa?

Personalmente no, la danza è sempre stata la mia vita e non ho mai sentito la necessità di cambiare qualcosa. Probabilmente ciò di cui ho sofferto di più è stata l’enorme pressione psicologica che si sente quando si è giovani e si pratica un’attività a livello professionale; le aspettative da parte degli altri sono sempre elevate e c’era la paura di non esserne all’altezza.

Qual è stata la tua più grande soddisfazione legata alla danza?

Credo che le soddisfazioni più grandi siano state innanzitutto quello di essere stata scelta per danzare una variazione da solista nello spettacolo di fine anno dell’Accademia, e poi certamente l’essere riuscita a superare questi due anni molto duri ottenendo alla fine il diploma.

Quali sono i tuoi piani per il futuro?

Dopo la consegna dei diplomi sono rientrata in Italia, dove dovrò frequentare l’ultimo anno di liceo scientifico per conseguire la maturità ed intanto prepararmi per eventuali audizioni.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...