Cultura & Intrattenimento

Harry Potter torna a stregare a teatro

di Silvia Martignetti

ATTENZIONE: saranno discussi dettagli, rivelazioni e colpi di scena presenti nell’opera.

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Diciannove anni dopo – ma appena otto nel mondo babbano – torna in Italia la saga di Harry Potter, il giovane mago creato dalla fantasia della scrittrice J.K. Rowling. Quello che è stato definito dalla stampa “l’ottavo volume della storia di Harry Potter” doveva essere all’altezza della lunga attesa e delle altissime aspettative dei milioni di fan sparsi per il mondo. Ma è riuscito nell’impresa?

Bisogna mettere in chiaro un dettaglio di fondamentale importanza: la dicitura “l’ottavo volume della storia di Harry Potter” è la descrizione più errata che si potesse scegliere. Sebbene sia un seguito, l’opera è la trascrizione della sceneggiatura ad opera di J.K. Rowling, Jack Thorne e John Tiffany dell’omonimo spettacolo teatrale messo in scena al Palace Theater di Londra a partire dal 30 luglio. È evidente, infatti, di star leggendo un’opera parziale: musiche, scenografie e interpreti sono assenti, impedendo al lettore di poter fornire un giudizio pieno e completo.

6853de50-362e-0134-0cb7-0a0b9a139ea7I protagonisti sono Albus Potter, secondogenito di Harry e Ginny, e Scorpius Malfoy, unigenito di Draco e della defunta moglie Astoria. Entrambi vessati dal peso di un’eredità familiare che non desiderano, Serpeverde, poco sportivi e “nerd”, i due si imbarcheranno in un’avventura più grande di loro che metterà a repentaglio l’intero mondo magico e porrà di fronte alle proprie scelte sia loro che quegli adulti che tanto sembrano fraintenderli.

E difatti il trio originale, cresciuto e in piena maturità,  non è esente da difetti. È un Harry fragile, forse più fragile di quando era adolescente, l’uomo che cerca così disperatamente di essere un buon padre nascondendo l’insicurezza e l’inadeguatezza derivatagli dall’essere cresciuto orfano. La sua antica nemesi, un Draco Malfoy vedovo, isolato, pentito ma determinato, si rivela un personaggio altrettanto insicuro nel suo ruolo di genitore, angosciato dal fato della moglie e dai pettegolezzi dai quali non riesce a difendere la memoria di lei e il loro unico figlio.

“Cose terribili accadono ai maghi che si intromettono nel tempo”, dice Hermione nel terzo volume della saga. È il viaggio nel tempo l’escamotage narrativo ripreso da Rowling per mascherare il cuore della storia: la trama, infatti, ruota inevitabilmente al rapporto tra genitori e figli. È il desiderio di Amos Diggory di riportare in vita suo figlio Cedric il motore dell’azione, la quale si snoda seguendo gli sforzi di Harry di essere il miglior padre possibile per il giovane Albus. Ma Harry si ritrova altresì a fronteggiare l’ombra dell’orfano che è stato, l’impossibilità di aver goduto dell’amore di James e Lily Potter, così come la relazione di amore-risentimento con il suo mentore, Albus Silente.

tumblr_inline_oc27y3obl81sd41mf_540Un tema che caratterizza anche l’antagonista dello spettacolo, Delphini Diggory – anzi, Riddle: la figlia che Voldemort ha nascosto al mondo, desiderosa di null’altro che riportarlo in vita per servirlo e raccogliere la sua eredità. Nonostante le capacità di manipolatrice e abile strega, il suo personaggio non regge il confronto con l’imponenza di Colui Che Non Deve Essere Nominato. Ella attinge a un diverso archetipo, lo stesso al quale si sono ispirati i creatori del Kylo Ren di “Guerre Stellari: Il Risveglio della Forza”. È una versione slavata e patetica del suo predecessore, ossessionata dal proprio antenato e dal confronto con lui, vittima dei propri sentimenti incontrollati, della propria impotenza, del desiderio di riscrivere la sua storia e le sue origini. Purtroppo Delphi risente dello scarso approfondimento del suo personaggio, meno caratterizzato e dunque di minore impatto rispetto ai protagonisti.

Resta irrisolta, inoltre, la grave incongruenza sulla natura del viaggio nel tempo: perché nel terzo libro la linea temporale sembra fissa, come in L’esercito delle dodici scimmie, mentre nello spettacolo è dinamica come in Ritorno al futuro – Parte II? Dispiace inoltre veder relegati a ruoli secondari personaggi come Ron e sua figlia Rose, così come non vedere molti comprimari vecchi e nuovi, come tanti membri della famiglia Weasley o la stessa Astoria, che ci viene raccontata solo da marito e figlio. Che quest’ultima sia stata una scelta deliberata? Forse: altro importante tema presente nello spettacolo è quello di accettare il passato e far pace con esso. Come i due Potter, Harry e Albus, finalmente liberi dai fantasmi delle aspettive, di Voldemort, dell’incomprensione per imparare a conoscersi senza pregiudizi.

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Giudizio finale? In parte sospeso a causa della fruizione incompleta di un’opera chiaramente concepita per il palcoscenico. È certamente un lavoro che si discosta molto dalla saga letteraria, in cui più che mai la magia perde il suo ruolo effettivo per assumerne uno estremamente simbolico. Una rappresentazione che forse soffre della sua ambientazione in un universo tanto ampio proprio a causa dell’immensità dell’universo potteriano, delle domande che lascia insolute, delle aspettative elevatissime a quasi un decennio dalla conclusione dell’opera principale.

Ma non per questo da buttare, anzi. È uno spettacolo intriso di un grande realismo nelle relazioni umane e interpersonali, genitoriali in primis, così come le reazioni, i ragionamenti e sentimenti vantano una grande accuratezza psicologica. Insomma, nonostante le evidenti lacune, è indiscutibilmente catartico vedere i proprio eroi crescere, sbagliare, impedendoci di cristallizzarli in una versione idealizzata da “E vissero felici e contenti”.

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