Cultura & Intrattenimento

“Una luce sorveglia l’infinito” (Tutto è Misericordia)

di Margherite Doubois

‘Una luce sorveglia l’infinito’ (Tutto è Misericordia) La Vita Felice, 2016
Antologia poetica curata da Antonietta Gnerre e Rita Pacilio 

Partendo da un verso di Piero Bigongiari, Una luce sorveglia l’infinito, undici autori (Antonella Anedda, Marco Bellini, Nicola Bultrini, Claudio Damiani, Cinzia Demi, Giuseppe Langella, Eliza Macadan, Guido Oldani, Elio Pecora, Davide Rondoni, Morten Søndergaard), hanno attraversato il mistero della parola poetica e ogni azione misericordiosa contenuta in essa. Il 2016 è stato proclamato dal Santo Pontefice l’Anno Santo della Misericordia ed è stata la tematica sociale sottesa al percorso spirituale che ha sollecitato le anime sensibili dei poeti a scriverne consentendo una progressione di spunti complessi, interessanti e necessari. Il logos della poesia, in questo lavoro esplicitamente congegnato a intarsio, si è spostato dalla spiritualità alla laicità e viceversa. La riconciliazione con se stessi e con il mondo è stato il file rouge che ha colmato aspettative e mancanze di pacificazione. Urgente e necessaria, quindi, la responsabilità razionale che sa ricorrere al perdono delle colpe rimarginando lacune interiori e ferite con gli altri. Connettersi con i nostri tempi storici, veloci e, contemporaneamente, difficili, ci spinge a ricercare spiragli luminosi e illuminanti sia nel deducibile e dicibile, sia nell’indicibile, nell’ignoto, perché nulla è risolvibile a priori, nulla può liberare l’uomo dal labirinto della fragilità. Nel linguaggio poetico questa lettura del reale agisce come misteriosa e originale forza, un suggerimento alla scelta che non scatena solamente domande, ma soluzioni (Gesù scriveva parole o segni sulla sabbia). La Misericordia è un’azione che spinge a fare qualcosa per migliorare, per superare l’accaduto, per definire un’altra storia.
Margherite Doubois

Gli Autori

Antonella Anedda
La poesia plasma le ferite con una flessibilità vitale e specifica, respira sulla carta riuscendo a far intuire e intravedere, per l’attenzione ai minimi dettagli, l’energia che muove i gesti. Il fluire di reminiscenze e di affetti sviluppa in versi un racconto intimo.

Marco Bellini
L’autore esce ed entra nel reale per trasformare in poesia gli attimi che si annullano quando la definizione psicologica diventa corpo-materia; definisce in modo acuto le distanze temporali tra ciò che è stato e ciò che rimane: non sfugge la definizione dei parametri che indicano gli abissi e ci dona, con autentico rigore, i movimenti armonici tra l’esistenza morale e la sapienza dell’intelletto.

Nicola Bultrini
Emerge dai suoi versi una vastità immaginativa che si versa in un fiume in piena per richiamare voci, echi lontani, ansie e sospiri. Una parola, che diviene un grimaldello, che spalanca l’imperiosa forza dei sentimenti. Questo autore regola i propri versi e li piega con una lingua (logos) che cerca di comprendere il mondo.  

Claudio Damiani
Una sintonia tra sostanza e forma, l’effetto di una continua tensione verso l’essenza, l’assoluto. Un canto che restituisce il senso di un viaggio, un peregrinare inesauribile che modella, plasma e interroga, circa il legame fra poesia, natura e scienza.

Cinzia Demi
L’autrice imprigiona ogni ipotesi di significato dell’amore in una dimensione mistica e umana, che parte dall’inizio della conoscenza fino al punto di arrivo, il cuore mondo, senza moralismi o ovvie meditazioni. Non c’è un animo senza ardore, non c’è solitudine, ma domande sottese ai grandi misteri.

Giuseppe Langella
Il paradossale si rovescia intorno alla quotidianità e il rischio materico finisce per fondersi, confondersi con la vulnerabilità. L’inquietudine e il suo superamento sono la limitazione che deriva dal confronto con il reale: il nostro muoverci nel mondo accade in forma dualistica e accesa.

Eliza Macadan
La forza dei versi è nella conoscenza degli enigmi primordiali: l’autrice mostra il suo rapporto intimo con la riflessione filosofica e inverte i parametri allegorici, per recuperare il fulcro della memoria. La vita orientata dai simboli viene gestita dal fare relativo e la visione del mondo si converte in duplici facciate.

Guido Oldani
La sua poesia rivela il bisogno di  ritrovare un linguaggio che, in quest’epoca tecnicizzata, smascheri l’artificiosità e sappia ridare, attraverso l’ironia, la vitalità e la dignità smarrita dall’uomo. Infatti, per arrivare alle coscienze, è necessario che la poesia prevarichi l’urbanizzazione esasperata ed esasperante, si sottragga dalla bufera “terminale”, utilizzando tutta la bontà ottimistica dell’ironia, del pungente sarcasmo, al fine di superare la malinconia e la nostalgia delle ideologie passate.

Elio Pecora
Filtra emozioni e pensieri con penna raffinata. Le sue poesie si lasciano leggere con partecipazione. I versi procedono col supporto di un impulso automatico rendendo costantemente fragile, misterioso e sfuggente ogni forma di vita narrata. Una poesia esemplare a partire dall’attento spartito. Le parole rimandano le luci del cosmo, oltrepassano le tensioni del pathos, i dolori, le perdite, il visibile.

Davide Rondoni
La sua poetica è caratterizzata da una continua ricerca che osserva l’incendio delle emozioni in musiche di parole. Un pensiero in versi che innalza il vissuto in miriadi di sensazioni stabilite dalla realtà. La sua parola è in continuo movimento e sorveglia, con precisione linguistica, i motivi passionali dell’agire umano. Una poesia elegante che evoca stupore, perché porta in superficie l’anima delle cose.

Morten Søndergaard
Il linguaggio è la sua materia e il suo mestiere: è anche traduttore, artista del suono ed editor e non si stanca di sperimentare nuove forme del linguaggio, diverse conformazioni della parola poetica e varie maniere di presentarla. La sua poesia rispecchia i suoi personaggi: sempre in movimento, sempre diretta da qualche parte. è dinamica, sempre in cammino. [I versi di M. Søndergaard qui raccolti sono stati tradotti da Bruno Berni].

Le Curatrici

Antonietta Gnerre, nata ad Avellino nel 1970, è poeta, critico letterario, scrittrice, saggista, giornalista. Laureata in Scienze Religiose si occupa come studiosa della poesia religiosa del Novecento. Collabora con la Cattedra di Diritto e Letteratura del Prof. Felice Casucci, Università del Sannio (BN) e con l’Università Irpina del Tempo Libero di Avellino. Ha pubblicato le sillogi poetiche: Il Silenzio della Luna (Menna 1994), Anime di Foglie (Delta 3 1996), Fiori di Vetro – Restauri di Solitudine (Fara 2007), Preghiere di una Poetessa (Fara 2008), PigmenTi (L’Arca Felice 2010), I ricordi dovuti (Progetto Cultura 2015) e i saggi Meditazione poetica e Teologica in Mario Luzi (Delta 3 2008), Cristina Campo – Il viaggio silenzioso e spirituale, Il silenzio del diritto, saggi di Diritto e Letteratura, a cura di Felice Casucci (esi 2013). È presidente del Premio Internazionale «Prata», la cultura nella Basilica. Collabora con «Il Quotidiano del Sud» e su riviste di cultura poetica, cartacee e on line.

Rita Pacilio (Benevento 1963) è poeta, scrittrice, collaboratrice editoriale, sociologa, mediatrice familiare. Curatrice di lavori antologici, editing, lettura/valutazione testi poetici è autrice di brevi saggi, tra cui La fede come metafora comunicativa: è possibile la fede sociale? (Fara 2013). Per l’Università degli Studi del Sannio ha collaborato al saggio Famiglia e società. Organizza e promuove eventi culturali. Ha pubblicato prefazioni, approfondimenti, articoli, recensioni e note di lettura su riviste, blog di settore. Presidente e giurata di premi letterari e di associazioni culturali, ha coordinato laboratori e progetti di poesia nelle scuole. Sue recenti pubblicazioni di poesia: Gli imperfetti sono gente bizzarra (La Vita Felice 2012), Quel grido raggrumato (La Vita Felice 2014), Il suono per obbedienza – poesie sul jazz (Marco Saya Edizioni 2015). Per la narrativa: Non camminare scalzo (Edilet Edilazio Letteraria 2011). La principessa con i baffi (Scuderi Edizioni 2015) è la sua fiaba per bambini.

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