Cultura & Intrattenimento

Holi Fest: la festa dei colori tra tradizione e modernità a San Giorgio del Sannio

Di Micol Cappelli

La Holī, detta Shimga nell’India meridionale, è una festa primaverile Hindu che si celebra in India, Nepal e Srī Lanka il primo plenilunio del primo mese dell’anno, Phalguna, che corrisponde ai nostri Febbraio/Marzo, ovvero il periodo dell’anno in cui maturano i cereali. In questo si vede il legame della Holī con la rinascita del suolo e della vita che da essa consegue. Una nascita ciclica, dunque una rinascita, che non avrebbe luogo se non ci fosse la morte; connubio che ritroviamo un po’ in tutte culture del mondo e in tutte le epoche. Dunque, il suolo rinasce portando con sé la vita, non solo il grano ma anche i fiori, e come i fiori anche quegli esseri umani che non hanno dimenticato il loro legame con la terra “sbocciano”, perciò non a caso l’usanza più caratteristica di questa festa indiana è il ricoprirsi di colori, allo stesso modo della natura: i pigmenti usati durante la Holī, infatti, altro non sono che fiori polverizzati uniti a farina di riso (la bellezza e il nutrimento). A livello simbolico, ciò che si celebra è la rinascita anche delle relazioni umane, quindi il perdono, dimenticare i dolori o consolidare le relazioni, motivo per cui in alcune zone dell’India si inscenano combattimenti rituali tra uomo e donna e processioni che alludono alle nozze sacre.

Come accennato sopra, però, la vita ha bisogno della morte per ricominciare il circolo, e infatti la sera prima della festa è usanza bruciare il fantoccio del demone Holika, simbolo dell’inverno che ci si vuole lasciare alle spalle e da cui viene il nome della festa.
Ma chi è Holika? Holika è un demone, o meglio una demonessa, della tradizione Vedica. Era sorella di Hiranyakashipu, un re che era riuscito ad avere la vita eterna grazie a Vishnu ma che, proprio a causa della sua immortalità, era diventato talmente arrogante da pretendere di essere venerato come una divinità. Tuttavia suo figlio Prahlad si rifiutò, continuando a venerare Vishnu. Questa cosa causò le ire del re, che tentò di uccidere il figlio chiedendo l’aiuto della sorella, Holika. Costei aveva un mantello magico che la rendeva immune alle fiamme, e perciò Hiranyakashipu chiese ai due di sedersi su una pira, con Holika sul fuoco e Prahlad in braccio a lei. Holika non sapeva, però, che il mantello funzionava soltanto se era lei da sola ad entrare nelle fiamme e così bruciò, mentre il nipote si salvò grazie all’intervento di Vishnu, richiamato dalla preghiera del suo devotissimo seguace. La divinità, aggirato l’incantesimo che dava la vita eterna a Hiranyakashipu, lo uccise liberando così il mondo dalla sua cattiveria e dalla sua arroganza e decretando la vittoria del bene sul male.

È facile vedere, nel passaggio di potere da padre a figlio, il succedersi delle stagioni. In più all’interno della Trimurti (le tre divinità principali del pantheon Hindu: Brahma, Vishnu e Shiva) Vishnu è il Conservatore (dove invece Brahma è il Creatore e Shiva il Distruttore, distruzione intesa in lato positivo in quanto necessaria alla rinascita – è Shiva che, danzando, fa girare la ruota dell’Universo). Il fatto che Vishnu sia il Conservatore fa di lui la divinità più adatta a rappresentare questa fase dell’anno, periodo in cui i semi che fino a quel momento hanno dormito sotto terra in fase latente finalmente cambiano la loro forma per contribuire alla stabilità del genere umano e degli animali, altrimenti destinati alla morte. Quindi, si rinascita, ma contemporaneamente conservazione dello status quo.

Perché la nostra festa dei colori non vuole essere propriamente una Holi?

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Perché innanzi tutto è estate, mentre la Holī originale si svolge in primavera.

Perché, per quanto possiamo essere aperti alle influenze e alle culture straniere, queste non ci appartengono fin nel midollo e ci arrivano solo superficialmente: molti di noi prima di leggere questo cartello non sapevano cosa fosse veramente una Holī (giustamente).

Perché dato che nessuno di noi organizzatori è induista, non abbiamo né le conoscenze né le competenze per svolgere un rito sacro di questa religione.
Perché molti di noi occidentali ha perso il contatto con i cicli della natura, di cui la Holī celebra un aspetto (basti pensare che pochi di noi sanno che le nostre cosiddette “feste comandate”, come Natale e Pasqua, sono un’elaborazione cristiana di antichi riti legati ai cicli della terra).

Tuttavia ci sembrava “elitario” non avere e non dare la possibilità di partecipare alla vera Holī, una festa talmente bella che tutto l’occidente sta copiando, non avendo nulla di altrettanto liberatorio e colorato (i colori fanno bene all’anima)! Per questo abbiamo deciso di “offrire” a tutti sia il lato ludico di questa bella festa, che un approfondimento sulle sue origini, portando un po’ di cultura straniera nel nostro piccolo paese, in un mondo che va via via sempre più ingrandendosi eliminando (ci auguriamo) le barriere religiose e culturali.

Liberate il bambino che in voi e sporcatevi con gioia!

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