Costume & Società, Sport

Quando la bravura non conta: Serena Williams e il sessismo da tastiera

di Silvia Martignetti

Serena Williams è, senza ombra di dubbio, una tennista di strepitoso successo. Attualmente al primo posto delle classifiche mondiali, ha ottenuto ventidue vittorie nel torneo del Grande Slam, cinque Master Cup, diciannove tornei Premier, ventuno titoli Tier I e Tier II, una Federation Cup, due Hopman Cup e, dulcis in fundo, la medaglia d’oro alle Olimpiadi. Tutto ciò, ovviamente, escludendo i successi in doppio e misto, spesso in coppia con la sorella Venus.

Ma la notizia della sua ultima impresa, la vittoria a Wimbledon contro Angelique Kerber, ha scoperchiato (non per la prima volta) il sessismo mai del tutto sopito che serpeggia sui social network. “Mostro”, si legge. “Brutta”, “Cafona”, “Poco elegante”“Danno al tennis femminile”“Troppo muscolosa”“Troppo maschile”. Insomma, non importa quanti titoli, coppe e medaglie possa conquistare Serena Williams. Quel che conta è il suo fisico muscoloso e robusto, “da uomo”.

Che una donna dal fisico solido e allenato sia soggetta a puntuali vessazioni, prese in giro e accuse di scarsa femminilità è purtroppo un fenomeno noto e stranoto. La stessa Williams non è nuova alla ciclica e ripetuta mortificazione che segue la comparsa del suo nome sulle principali testate internazionali: una sequela di post, commenti, cinguettii, guaiti, miagolii e versi di non meglio specificata natura tutti pronti a imbarcarsi in un torneo in cui spesso prevalgono infantilità e scontatezza.

È impossibile, infatti, non notare come la mentalità di gruppo influisca sulle dinamiche degli utenti dei social network. L’espressione di sentimenti di ammirazione, rabbia, tristezza, indignazione passa attraverso un lento processo di omologazione al resto dell’utenza. Se ne acquisicono le meccaniche, il linguaggio improntato sul sarcasmo caustico – la cui goffa imitazione sfocia spesso e volentieri nella ferocia gratuita. Non importa che ne sia oggetto una celebrità, una persona comune, un personaggio fittizio: la riduzione a tormentone, a meme che rimbalza di bacheca in bacheca si diffonde in maniera virale, irrobustendosi a ogni nuova condivisione.

L’accanimento nei confronti di Serena Williams si trasforma dunque in una moda, un galateo virtuale, un copione prestabilito da seguire ed eseguire in automatico che poggia le sue fondamenta sul sessismo di cui è intriso la nostra società. Se proliferano espressioni come “cagne a cui tirare croccantini”, “escile”, canoni femminili di gracilità e minutezza a cui si associano, tra le nuovissime generazioni, aspettative estetiche, anatomiche, sessuali irrealistiche dovute al consumo poco consapevole di pornografia, non stupisce che una donna dal fisico vigoroso abbia un posto sul podio degli spauracchi moderni del web.

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Forse passeranno ancora decenni prima che le atlete possano gareggiare senza che si scatenino commenti sul loro fisico “mascolino”. Forse un giorno l’automatismo che ci porta a dare alle donne non canonicamente belle degli “uomini mancati” morrà. Forse il successo di Serena Williams non fermerà i commenti negativi su di lei e l’attribuzione delle sue vittorie a una costituzione “maschile”. Ma, perlomeno, sappiamo che una parte dell’opinione pubblica sarà dalla sua parte.

È l’esempio della scrittrice JK Rowling, la quale, dopo aver espresso su Twitter il proprio apprezzamento per l’atleta, ha ricevuto il commento di un troll informatico che affermava “Ironico che la ragione principale del suo successo sia che ha un corpo da uomo”. La scrittrice ha subito ribattuto allegando una foto di Serena Williams. “@diegtristan8 “ha un corpo da uomo”. Certo, mio marito è identico con un vestito addosso. Sei un idiota”.

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“Sei un idiota”. Grazie, JK. Non avrei saputo dirlo meglio.

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