Attualità & Territorio

Orlando sanguina nella notte, cinquanta le vittime

la Redazione

In Italia sono le otto del mattino. Ma ad Orlando, in Florida, la notte è ancora giovane. E non fa eccezione la Orange Avenue, sede del rinomato club Pulse, locale di ritrovo per lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Cento persone sono all’interno, cento sono in pista a ballare, bere, ridere, divertirsi, cento non hanno idea che quella notte cambierà per sempre le loro esistenze.

In Italia sono le otto del mattino. Ma ad Orlando, in Florida, sono appena scattate le due quando Omar Mateen, ventinove anni e armato fino ai denti, fa irruzione nel locale e comincia a sparare all’impazzata sulla folla. Cadono in cinquanta, ne ferisce a decine. L’assalitore si barrica all’interno, la polizia giunge sul posto. Nove gli agenti feriti, l’incubo si conclude con la morte dell’assassino.

In Italia sono le otto del mattino. Ma ad Orlando, in Florida, Mina Justice riceve degli strani messaggi da suo figlio Eddie, presente tra i clienti del Pulse quella sera. “Chiama la polizia”, implora il ragazzo, “è qui con noi”. A nulla vale il consiglio di nascondersi in bagno. “Ti amo, mamma”, continua Eddie, mentre Mina, disperata, si fionda all’entrata del locale. Ma è troppo tardi. “Sta arrivando”, sono le ultime parole di Eddie. Poi il silenzio.

In Italia sono le otto del mattino. Ma ad Orlando, in Florida, cinquantatré persone sono all’ospedale, alcune in bilico tra la vita e la morte. Servono donazioni di sangue, dicono i medici, mentre fa scandalo il divieto ancora vigente di ricevere donazioni da parte di uomini gay e bisessuali; servono forza e coraggio, dicono le autorità, mentre riemerge la polemica sul Secondo Emendamento; e intanto un altro sospetto è arrestato a Santa Monica, in California, ugualmente pronto a far fuoco al Pride di Los Angeles.

Il presidente Obama, come dopo ogni sparatoria di massa, rilascia un discorso alla nazione. È il sedicesimo. Il sedicesmo discorso, il sedicesimo massacro al quale si susseguirà, ancora una volta, il sedicesimo teatrino di strumentalizzazioni della morte dell’ennesimo gruppo di innocenti.

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