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Intervista a Matteo Frasca, autore di “Sogni d’un amore perduto”

di Kristina Bilimenko, Mariachiara de Bellis, Angelo Nardone, Francesco Ucci 

Colpiti dal lavoro di Matteo Frasca decidiamo di intervistarlo in occasione dell’uscita del suo primo libro.  Matteo Frasca è un ragazzo di 18 anni originario di San Giorgio del Sannio che vive tra il suo paese e Roma e che sta dedicando la sua vita alla danza e all’arte, e dalle sue esperienze negative ha tratto una raccolta di poesie intitolata “Sogni d’un amore perduto”. Il libro è disponibile in e-book nei principali store online.

Come vorresti farti conoscere dalle persone?
Vorrei essere ricordato per quello che so fare, cioè scrivere, disegnare  e ballare. Per dire qualcosa, come ho fatto con questo libro.

Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata il tuo stile di vita?
Da quando ero piccolo, o meglio, non l’ho mai capito ma lo so da sempre. Quando ancora non parlavo disegnavo e notavo molto i dettagli delle cose. Se mia madre spostava un quadro o una foto, me ne accorgevo e lo indicavo. Ho sempre avuto la tendenza ad osservare le cose e in fondo l’arte è “saper guardare”

Quando è nata la tua passione per la poesia e per il disegno?
Sono nate entrambe quando ero piccolo. Disegnavo da quando ero piccolo, anche al posto di mio fratello maggiore. Per quanto riguarda la poesia la passione è nata alle elementari, e ho anche vinto dei concorsi di poesia.

A questo punto entriamo nel vivo dell’intervista, addentrandoci nel libro e nell’intimo dell’autore.

Sintetizza questo libro con un verso
Sogna bambino”

Quando hai cominciato a scrivere questo libro?
Nel 2014, quando ho rotto con la persona della pioggia, il mio “primo amore”. Ho scritto e conservato la prima poesia e poi ho deciso di raccogliere quelle che ho scritto nel tempo e quelle che ricordavo.

Questo libro è collegato con la tua passione per la danza?
Sì. In un momento particolare ho scritto una poesia dedicata alla danza, “mi manchi”. Era un momento in cui non potevo ballare e vedevo la danza come una cosa che mi appartenesse ma come se se ne fosse andata. Come se ci fosse stata una separazione costretta.

A chi sono dedicate le tue poesie?
A me

Durante la presentazione del libro hai parlato di una persona importante che non era presente. È il Lorenzo di cui parli nella poesia così intitolata?
No, è la mia dottoressa della clinica

E invece questo Lorenzo di cui parli chi è? Io non parlo di nessun Lorenzo – ironizza – il titolo della prima bozza è cambiato. Nella prima bozza c’è un errore, andiamo avanti.

Come sono collegati le poesie e i disegni?
Le poesie sono le didascalie dei disegni.

Quindi realizzi prima i disegni e poi le poesie?
Alcune volte descrivo i disegni con le poesie altre volte rappresento la poesia con un disegno. Nella clinica dov’ero facevamo un’attività che si chiamava “Laboratorio Immagine” nella quale ci veniva data la foto di un artista particolare e bisognava scrivere un tema, una storia o comunque esprimere quello che ci suscitava. Due volte è capitato che scrivessi delle poesie nei quaranta minuti di tempo a disposizione e sono state inserite nel libro.

I disegni sono realizzati in carboncino, in assenza di colore. È voluto?
Sì, è voluto. Ho avuto un periodo in cui dipingevo solo con le tempere, uno in cui dipingevo solo con i colori ad olio o con gli acrilici, mentre nel periodo in cui ho scritto il libro mi rispecchiavo con il carboncino. Non so se avete notato, ma i disegni nel libro sono offuscati, sfocati, perché è l’immagine di me che avevo in quel periodo. In questo periodo ho ricominciato a disegnare ed utilizzo il colore

Diversità: cosa significa per te questa parola?
Io non penso ci sia un “diverso” perché credo che ognuno sia speciale. “Diverso” non è una parola che mi appartiene.

Come vivi l’amore?
Male. Perché sto sempre male per qualcosa. Sono sincero: o lo vivo con molta leggerezza, ma in quel caso non penso sia amore, amore è quando mi interessa per davvero una persona e sto male anche per una piccolezza, sono un po’ così.

Quanto le tue esperienze di vita hanno influito sulla stesura di questo libro?
In tutto. Il libro è scritto solo da esperienze di vita, è come uno sfogo di tutte le esperienze che ho vissuto. Molte esperienze sono ricordi, sono sogni.

Nel titolo parli di sogni anche se le poesie sono legate alla tua vita. Perché?
In quel periodo (quello della stesura del libro n.d.r.) vedevo tutte le esperienze come se fossero morte e non potessero ritornare. Mentre ero ricoverato sognavo, sognavo di danzare, ma non potevo farlo in quel momento. Sono sogni di un amore perduto solo in quel tempo, adesso invece sto recuperando le mie passioni.

Dopo la stesura di queste poesie che effetto ti fa guardarti allo specchio?
Mi vedo cresciuto. Non so, è come se mi vedessi più autocosciente, sia più maturo sia più consapevole di me stesso. So cosa mi interessa, mi sento più sicuro e adesso saprei descrivermi.

Perché dovremmo leggere questo libro?
Perché il messaggio del mio libro è positivo. Se lo si interpreta è positivo: le cose negative passano e dalle cose negative si può sempre prendere qualcosa di buono, trasformare le cose negative in cose che fanno stare bene. Un po’ come ho fatto io, prendendo le esperienze negative e scrivendo questo libro. Un libro che mi fa stare bene e mi fa sentire soddisfatto. Alla fine non tutti i mali vengono per nuocere.

Ringraziamo Matteo e gli auguriamo un grande successo per questo libro.

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