Attualità & Territorio

Alto Calore fa acqua da tutte la parti (tranne che nelle nostre case) – Prima parte

di Simona Politano, Silvia Martignetti e Francesco Ucci

Cos’hanno in comune un giardino, uno stormo di uccelli e il corpo umano? La risposta è semplicissima: hanno tutti bisogno d’acqua. Essa è indispensabile per la piena efficienza di ogni essere vivente, vuoi per abbeverarsi, vuoi per lavar via lo sporco, vuoi per pulire il luogo in cui abitiamo o gli abiti che indossiamo. È un bene comune al quale è impossibile rinunciare, oggi come ieri. Come mai, allora, il diritto di alcuni a goderne liberamente è ostruito da non meglio specificate macchinazioni politiche, questioni economiche e difficoltà tecniche?

Le aree geografiche del Sannio e dell’Irpinia soffrono, soprattutto durante la stagione estiva, di una penuria d’acqua che va incrementandosi anno dopo anno. Gli abitanti dei comuni che fanno riferimento alla società Alto Calore – la quale ha in gestione il servizio – spesso si vedono mancare l’acqua sin dalle otto di sera, quando molti ancora non si apprestano a preparare la cena. Il disagio si riscontra anche all’interno degli esercizi commerciali: numerosi bar, pizzerie, pub e ristoranti sono costretti a serrare i battenti prima dell’orario di chiusura. Ciò a causa dell’assenza d’acqua, che impedisce loro di lavare, e dunque riutilizzare, piatti, bicchieri e posate. La giustificazione che è possibile reperire sul sito della società è quella che lamenta puntualmente un guasto alle tubature, guasto che Alto Calore si affretterebbe a tamponare quanto prima; ma nonostante i tamponamenti, i guai non sono finiti.

Tutti al mare (perché l’acqua non c’é): in arrivo una crisi idrica senza precedenti nell’estate 2016

Sebbene gli abitanti del Sannio e dell’Irpinia non siano dunque nuovi a crisi idriche che, anno dopo anno, si fanno sempre più gravose e durature, sembra che si apprestino a subire l’apice di questa preoccupante tendenza nella prossima estate. Una rappresentanza sindacale di Alto Calore ha reso infatti noto, con un comunicato indirizzato alle Prefetture di Benevento e Avellino, ai sindaci dei comuni soci di Alto Calore, alla Procura della Repubblica di Avellino e Benevento e agli organi di stampa, che a cause di “strane situazioni” verificatesi all’interno di Alto Calore i tecnici addetti alla manutenzione non sono in condizione di prevenire l’imminente crisi idrica, la quale si preannuncia essere la peggiore in assoluto. Sebbene i sindacati abbiano richiesto ai comuni soci di fare chiarezza e attivarsi per garantire ai cittadini il servizio idrico, da questo febbraio – mese di rilascio del comunicato – nulla è stato fatto per sopperire al rischio incombente, tanto mai darne comunicazione ai cittadini a tempo debito.

Ma come è possibile tutto ciò? Possibile che l’acqua scarseggi sempre e comunque a causa di un guasto? Quanto c’è di vero in queste giustificazioni? Come fa l’acqua a mancare? E, soprattutto, perché? Rispondere a queste domande è complesso. Ci sono non solo ragioni tecniche, ma anche amministrativo-politiche che hanno minato la piena funzionalità di Alto Calore, la sua capacità di servire i comuni membri, la facoltà di rimettere in sesto quella che è una società al centro di un complicato intrigo i cui risvolti sono noti a ben pochi.

Denaro e conoscenze, mai sottovalutarli! Storia di Alto Calore Servizi

La società Alto Calore Servizi nacque come “Consorzio Interprovinciale Alto Calore” il 18 maggio 1938 ai sensi del Testo Unico n. 2578 del 1925. Composto da 31 comuni della provincia di Avellino e cinque di quella di Benevento, il suo scopo originario era la costruzione e la manutenzione di un sistema di acquedotti che potesse alimentare i comuni partecipanti al consorzio. Nel 1997, ai sensi della legge 142/90, si trasformò in azienda speciale dotandosi di autonomia propria e acquisendo la capacità di svolgere attività imprenditoriale. La configurazione attuale venne assunta nel 2003 quando, ai sensi dell’art. 35 comma 8 della legge n. 448 del 28 dicembre 2001, diventò una Società per Azioni prendendo il nome di “Alto Calore Servizi S.p.A.”. La trasformazione offriva, oltre a un gran numero di vantaggi, la prospettiva di una maggiore espansione nell’ambito della gestione del servizio idrico, generando opportunità di crescita economica e sviluppo. Ad oggi Alto Calore Servizi gestisce i servizi di captazione, adduzione e distribuzione di acqua potabile uniti al servizio fognario e depurativo per 125 comuni, 95 della provincia di Avellino e 31 della provincia di Benevento, servendo quindi una popolazione di 213.500 utenze (circa 450.000 abitanti). Per questioni finanziarie e burocratiche Alto Calore si ramifica in Alto Calore Servizi e Alto Calore Patrimonio, che gestiscono rispettivamente l’erogazione dei servizi idrici e il capitale aziendale.

La crisi idrica che colpisce costantemente il nostro territorio deriva dalla continuativa cattiva gestione di Alto Calore, che negli anni ha portato la società a gremirsi di episodi di clientelismo e favoritismi, di sconfitti alle elezioni ricollocati in Alto Calore come premio di consolazione, di passivismo nel risolvere le incombenze. Il caso Garanzia Giovani è forse il più eclatante esempio di clientelismo. Garanzia Giovani, piano europeo per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, è stato sfruttato dalla società per assumere personale indicato dalle amministrazioni comunali legati alle amministrazioni comunali da rapporti di parentela o di amicizia.

Privatizzazione portami via: la fusione con GE.SE.SA.

Da mesi si parla di una possibile fusione con GE.SE.SA. S.p.A, originariamente parte del gruppo CREA S.p.A. nato nel 1932 e fino al 2005 tra i più importanti operatori privati nel settore dei servizi idrici. La società gestisce già tredici comuni nella provincia di Benevento (Arpaia, Benevento, Castel Pagano, Cautano, Colle Sannita, Forchia, Frasso Telesino, Melizzano, Ponte, San Bartolomeo in Galdo, San Giorgio la Molara e Telese). Acquistata il 1 gennaio 2006 da ACEA S.p.A., la società pubblico-privata (il capitale pubblico appartiene prevalentemente al Comune di Roma) è leader nella gestione dei servizi idrici nel centro-sud Italia. Attualmente vanta nomi come Caltagirone tra gli investitori.

Su Alto Calore pesa un debito di circa 120 milioni di euro. Giustificandola come un’opportunità di risolvere i travagli finanziari della società, la fusione con GE.SE.SA. è stata sponsorizzata da diversi esponenti politici e membri interni di Alto Calore. Tra i promotori lo stesso presidente di Alto Calore, Raffaello De Stefano, che per mesi si è rifiutato di rendere pubblico il bilancio della società, aprendo le porte ad investitori privati in modo da sanare il debito. La fusione con GE.SE.SA avrebbe richiesto talmente tanta di quella burocrazia agli amministratori da impedire loro di occuparsi d’altro, incluso firmare le autorizzazioni necessarie ai tecnici per poter effettuare la manutenzione.

Ma perché propendere per la privatizzazione quando l’Italia si è chiaramente espressa sulla volontà di mantenere la gestione pubblica nel referendum del 2011?

Tutte le informazioni contenute in questo report sono tratte dall’intervista a Elvira Santaniello rilasciata a Derivati Sanniti il 26/04/2016

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