Attualità & Territorio, Sport

Il Benevento è in B, un sogno che si avvera

di Simona Politano

Cronaca di un tifoso. 

Sono tornato da Roma per seguire la partita. Un viaggio vissuto con il cuore nello stomaco e il pensiero fisso al Ciro Vigorito. Sono qui con la sciarpa giallo rossa appuntata al cuore e il biglietto spiegazzato nella tasca. È stato un viaggio lungo. Non voleva finire mai. Arrivato allo stadio con largo anticipo, mi sono sentito inghiottire dalla gente venuta da ogni parte della città e dalla provincia per sostenere la Strega. Sulle spalle porto venticinque anni di curva. Anni fatti di poche gioie e tante, troppe delusioni. Ricordo le stagioni anonime della D. E quanti rospi abbiamo dovuto ingoiare. In tutti questi anni di tifo non ricordo un solo episodio a favore del Benevento; il resto è cronaca sportiva a favore degli avversari più potenti di noi in questo enorme e spesso malato “sistema calcio”. Ho seguito tutti i play off. Le finali in campo neutro le vivevamo come veri e propri esodi. Ricordo quella maledetta finale contro il Crotone. L’attesa era la stessa, non dovevamo perdere. Ma la sconfitta arrivò, severa, implacabile. Quella è stata solo la ciliegina sulla torta delle delusioni. Ricordo lo stadio vuoto. Ed io che pensavo “ma come si fa a non amare la squadra della propria città”?

Io il Benevento non l’ho mai abbandonato. Non potrei mai. Amo il mio paese e nonostante il calcio si sia ammalato nel tempo, credo sia l’unico sport in grado di unire la gente alla propria terra d’origine. Anche quando sei costretto ad emigrare in qualunque fottuto posto d’Italia o del mondo, ami le tue radici come la tua squadra.

Oggi questo stesso stadio é un’esplosione di vita. Facce vecchie e nuove affollano i settori colorati come ogni angolo della città. Ogni strada é imbandierata, da via Napoli, a viale Mellusi, da ponte Calore al Rione Libertà, per non parlare dell’immensa piazza Risorgimento con il maxi schermo pronto ad infiammare la gente. Una bolgia di persone di ogni età, giunte qui per seguire la ” partita della vita” insieme. La partita si mette bene. Il Lecce morde solo nei primi minuti, poi ce la giochiamo a testa alta. Manca un quarto d’ora. I quindici minuti più lunghi della mia vita. Dalla curva si alza un solo coro “SERIE B”

E’ fatta! Mazzeo e Cissè ci regalando la “B”. Lo stadio esplode in un boato. Siamo in B. É storia.Trema il Vigorito fino a non sentire più le gradinate sotto ai piedi. Non sento più le gambe e ho la gola in fiamme.  “Siamo in B”. Continuiamo a ripeterlo dedicando questa promozione a chi l’ha desiderata per anni e soprattutto la dedichiamo a Carmelo Imbriani. Sì, questa vittoria è per voi. La gente impazza, la festa esplode invadendo la città. Le bandiere si liberano nell’aria, sono le stesse di una decina di anni fa, le riconosci, sono sbiadite.

Ancora non riesco a realizzare cosa sta accadendo. Lacrime di pura felicità si colorano di rosso e di giallo facendomi bruciare di una passione che arde più viva che mai. Stasera brucia la mia città, sotto i nostri piedi, tra le strade che si riempiono di migliaia di anime giallo rosse vestite, arrivate nel capoluogo per far parte della storia. E siamo qui a dare onore e gloria ad un popolo che non si è mai arreso. E non c’è resa per la città sannita che nei momenti più duri ha saputo mostrare il proprio carattere, forte e furioso. Una città guerriera mai si arrende! Anche quando il fiume é tornato a prendersi prepotente le sue vie, facendo scivolare tutto nel fango. Ma non c’è fango che tenga di fronte al carattere dei beneventani che si rialzano sotto ad un sole nuovo. Un sole che spazza via il fango amaro di tutte le ingiustizie, dei servizi urbani andati a male, del lavoro che non c’è, delle strutture abbandonate, delle inchieste e delle corruzioni che ci hanno fatto vergognare più volte della nostra amata terra. Oggi tutto questo lo accantoniamo, come la polvere, in un angolo buio. Oggi c’è spazio solo per la festa e per la speranza che questa “B” sia una medicina capace di risanare Benevento e con essa tutta la provincia.

Il commercio respirerà aria nuova. Nelle nostre strutture risuoneranno gli accenti di tutte le regioni. Saremo lieti di aprire le porte ad intere tifoserie. Bisognerà lucidare la città, farla rifiorire, farla brillare di luce propria. Saremo preda degli sponsor, delle dirette televisive e della carta stampata che conta. Ci risolleveremo. Forse qualcuno tornerà ad investire nella nostra terra, forse i nostri figli non se ne andranno, studieranno e lavoreranno qui, ameranno il proprio paese e gli daranno linfa nuova.

È il potere dello sport, una macchina potente capace di smuovere ogni tipo di opportunità, sociale ed economica.Forse tutto questo accadrà un domani non troppo lontano, ma ora siamo qui a goderci il nostro sogno strappato alla storia. Siamo gli stregoni, siamo in B, pronti ad intonare cori nuovi in una città che brucia di felicità.

Si ringraziano Angelo Nardone e Marco Luongo.

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