Le vite degli altri

Una chiave per aprirsi dentro

di Sara Carofiglio

Dicono che la notte porti consiglio ed ispirazione e chissà perché le 3:00 sono l’orario preferito da tutti, sono la notte fonda perfetta, e allora dove sono le parole giuste per te? Io con il numero 3 riesco solo a pensare che 3 giorni e ti rivedo, che 3 per 3 fa 9 ed è il binario della stazione che mi permetterà di riabbracciarti, che 3 è un numero troppo piccolo per poter parlare di te e sono piccola anche io rispetto a quello che mi stai facendo. Seriamente. Che mi stai facendo? Perché, voglio dire, gli impegni che prendo non sono mai a lungo termine, non ce l’ho mai fatta ad impegnarmi e persistere in qualcosa, non so nemmeno ricordarmi di bere l’acqua che mi sono appena versata nel bicchiere, ma se ti intrometti e mi sballi tutto, i miei buoni propositi che fine fanno? Io mi ero data delle regole, sai? Avevo deciso che la mattina mi sarei alzata dal letto perché ero abbastanza forte per farlo, semplicemente perché anche una giornata passata da sola sarebbe stata importante per me e avevo deciso che non sarebbe servito a nessuno impegnarmi a vestirmi bene. Avevo deciso che le canzoni son belle così come sono e non serve dedicarle, non serve viaggiare ed arrivare con quella musica e quelle parole necessariamente a qualcuno, ad un nome, ad un sorriso e mi ero assicurata di essere una persona del tutto completa e autonoma e che, insomma, non mi sarebbe servito nessuno come te, perché quelli come te portano solo casini e io non ne potevo più. Volevo essere tranquilla e in equilibrio senza minacce esterne e attacchi nemici: un piccolo stato autonomo e chiuso, con un bellissimo muro di cinta messo lì su un’isoletta autosufficiente lontana da tutti che sta benissimo così. Avevo creato anche un bellissimo scudo senza colore e non so di che forma. Non m’importava come fosse perché in realtà non mi sarebbe mai piaciuto, ma lo volevo e ne avevo bisogno. Avrebbe tenuto lontano ogni cosa. Niente più slanci, niente più tentativi, scommesse, fiducia. Uno splendido ed equilibrato “nulla” in cui avrei potuto vivere tranquilla. Come in quei film strani di vampiri o supereroi. Ma io quella forza che hanno loro non l’ho mai avuta e chi volevo prendere in giro? Era solo una messa in scena, un gran bel copione costruito bene, certo, era credibile, ma nemmeno tanto efficace; non avevo nemmeno una platea ad applaudirmi. Forse non era nemmeno questione di teatro e di finzione. Era solo una grande bugia che avevo creato per e con me stessa e che non si reggeva in piedi. E infatti sei bastato tu che hai portato qualche “riccio” nella monotonia liscia di tutti gli altri giorni, un po’ più alto della norma, senza troppe parole e senza nemmeno chissà quale lucida intenzione di irrompere così rumorosamente in questo castello di sabbia o di rabbia o di quello che vuoi tu e hai fatto cadere giù tutto. Sei stato il “rosso” che si è dipinto nel mio filtro in bianco e nero, quel colore così forte e bello che ho visto da lontano e non ho avuto la forza, né la voglia, di fermare mentre lentamente lo vedevo stendersi a piccole pennellate su di me. Mi hai dato regole nuove, ma le tue non facevano male e non mi tenevano lontana da tutto. Mi hai dato scadenze ed orari, appuntamenti e compromessi; e in quanto tempo? Un secondo, un mese? Hai cancellato tutto il resto e sei rimasto solo tu. Hai fatto esattamente ciò da cui stavo scappando, hai attaccato la mia isola! Eppure come faccio a chiamarti nemico, come faccio a vendicarmi o anche solo ad accusarti di qualcosa? In fondo mi hai salvata da un inevitabile esaurimento di risorse, da un precario galleggiamento di quell’isola lontana prima che affondasse senza essere notata da nessuno. E allora dammi gli slanci, proponimi i tentativi, gioca con me le tue scommesse, creami una nuova fiducia. Uno splendido tutto che abbia il tuo nome. Perché tanto la storia dell’isola è finita, fanne iniziare una che non abbia un finale, che tanto non ci serve. Che tanto non ho più nulla da cui scappare se non sono più sola. Poteva minimamente funzionare senza di te, ma che regole voglio seguire se non posso più pensare, fare o dire qualcosa senza coinvolgere anche te? Te l’ho detto, sono troppo piccola ora per poter gestire le cose quindi resta qui e tienimi per mano, o resta due passi più dietro, se preferisci, e costringimi a girarmi per farti sentire cosa dico, ma fai in modo che quando guardo verso di te tu ci sia. Lo sai che per me il tifo si fa per il più forte, allora come una Mercedes posizionati avanti a tutto il resto, iniziamo una corsa insieme in quella macchina, anche se tu hai il mal di testa e il mio volume è troppo alto, tanto ci abbiamo scommesso: vinciamo io e te, solo, io e te.

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