Attualità & Territorio

Il senato approva le unioni civili (senza stepchild adoption e obbligo di fedeltà)

di A. A. V. V.

Sembra impossibile, ma dopo rimandi, bocciature, emendamenti, canguri, inglese smozzicato e giochi di potere alla Game of Thrones, il senato italiano ha finalmente approvato il ddl Cirinnà, legge che introduce le unioni civili per le coppie composte da persone dello stesso sesso nel nostro ordinamento legislativo. Un passettino in avanti, certo, in un paese di ispirazione medievaleggiante come il nostro. Ma è davvero una vittoria?

Per far approvare la legge, il governo ha stralciato la stepchild adoption (adozione del configlio) e l’obbligo di fedeltà. Ciò significa, è chiaro, che tutti quei bambini attualmente cresciuti da due genitori dello stesso sesso continueranno a non godere di una piena genitorialità. Meno chiaro è cosa implichi l’assenza dell’obbligo di fedeltà. Una  sentenza del 2008 della Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione ha interpretato così il concetto:

« L’obbligo della fedeltà è da intendere non soltanto come astensione da relazioni extraconiugali, ma quale impegno, ricadente su ciascun coniuge, di non tradire la reciproca fiducia ovvero di non tradire il rapporto di dedizione fisica e spirituale tra i coniugi, che dura quanto dura il matrimonio. Impone di sacrificare gli interessi e le scelte individuali di ciascun coniuge che si rivelino in conflitto con gli impegni e le prospettive della vita comune. In questo quadro l’infedeltà affettiva diventa componente di una fedeltà più ampia che si traduce nella capacità di sacrificare le proprie scelte personali a quelle imposte dal legame di coppia e dal sodalizio che su di esso si fonda».

Il Ministro dell’Interno Alfano ha dichiarato di fronte all’UE di aver “impedito una legge contro natura”. Quello che è stato impedito, piuttosto, è il riconoscimento di un’evoluzione sociale, un processo quantomai naturale, per usare un termine caro agli oppositori del ddl Cirinnà.

Sono rabbia e delusione, infatti, il principale sentimento delle maggiori associazioni LGBT+ italiane. Più che un passo in avanti, la legge sembra un contentino che funziona poco e male, frutto di un chinarsi ancora una volta a dei tatticismi politici a discapito dei diritti. Il ddl, dopotutto, è stato approvato da una maggioranza trasversale, al cui interno sono presenti forze che non hanno a cuore i diritti e la tutela delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender. “Non smetteremo di lottare” è la parola d’ordine; col passare degli anni, si spera, si arriverà alla necessità di integrare e modificare la legge approvata oggi.

Intanto la Cirinnà annuncia che un ddl ad hoc sulle adozioni è già in fase di scrittura. Ma quanta speranza una legge del genere ha di passare con l’attuale maggioranza?

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