Costume & Società

Come nasce un neologismo. La storia di “petaloso”

di Simona Politano

Non trovate anche voi che i fiori del vostro guardino siano “petalosi, o che nel cielo le nuvole formino disegni “petalosi”? Forse, se guardate attentamente con gli occhi ancora pieni di stupore di un bambino, troverete che molte cose intorno a voi abbiano l’aspetto di un fiore con tanti petali. Solo che fino ad oggi non ci avete fatto caso. Matteo invece sì. Matteo, un bambino di Copparo che frequenta la terza elementare, ha descritto il suo fiore utilizzando l’aggettivo petaloso. Termine inesistente. Matteo non sapeva che la sua maestra fosse talmente lungimirante e aperta alle novità linguistiche dei suoi alunni. Infatti quest’ultima ha segnalato l’errore definendolo ‘bello’. Subito dopo ha addirittura scritto all’Accademia della Crusca per far sì che il termine del suo piccolo alunno diventasse un neologismo. La risposta è arrivata, rapida e sorprendente:

“La tua parola è bella e chiara. Ma sai come fa una parola ad entrare nel vocabolario? Perché entri in un vocabolario, bisogna che la usino tante persone e tante persone la capiscano. Se riuscirai a diffondere la tua parola tra tante persone e tante persone in Italia cominceranno a dire ‘Come è petaloso questo fiore’, ecco allora che petaloso sarà diventata una parola dell’italiano”.

La professoressa Aurora non si è lasciata intimorire, anzi, ha lanciato una sfida sul web per diffondere il termine “petaloso”. Siamo nell era in cui tutto può succedere se sai usare bene il potenziale della rete. E infatti, oltre agli utenti letteralmente impazziti per la nuova parola, alcune aziende hanno abbracciato la causa di Matteo. Un esempio per tutte la Fiat che definisce la sua nuova gamma petalosa.

12721776_10207427318234260_393503582_n

Mulino Bianco invece gioca sul simpatico “inzupposo” pronunciato da Banderas nella pubblicità.

12784464_10207427327354488_384407653_n

Che dire, tornando con i piedi per terra, un termine per entrare nel dizionario comune di una lingua deve essere utile alla lingua stessa, originale, innovativo e deve essere accettato dai parlanti. Forse questa sfida è un po ’ una forzatura, forse è solo frutto dell’entusiasmo della generazione social. Fatto sta che siamo di fronte ad una bella storia. La creatività e la fantasia di un bambino ci insegnano che forse dobbiamo smetterla di riempirci la bocca con anglicismi cosi lontani dalla nostra cultura, e sarebbe meglio lasciarsi andare alla semplicità per dare un nome alle piccole, grandi cose che ci circondano.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...