Cultura & Intrattenimento

La qualità e l’ironia trionfano a Sanremo. Gli Stadio stravincono Sanremo 2016.

Di Simona Politano

Dopo cinque lunghissime serate, si conclude anche il 66° Festival della canzone Italiana. Che ci piaccia o no, ogni anno, la Rai non ci risparmia il Festival che dal 1951 sembra essere una di quelle certezze su cui si fonda la cultura televisiva e musicale degli italiani. L’ultimo che ci lasciamo alle spalle, è stato un festival sopportabile tutto sommato. Un impeccabile Carlo Conti (a parte il suo inglese) si è fatto accompagnare dalla bellissima Madalina Ghenea che ha indossato abiti meravigliosi, interpretando benissimo il ruolo dell’indossatrice. L’altra velina indossava i panni di Gabriel Garko. Ah no, era proprio lui in carne ed ossa con qualche grammo di plastica. L’impacciatissimo Garko, ha dimostrato di non avere proprio la stoffa dello showman, ma solo del bellimbusto, truccato e messo lì come un manichino in vetrina. Man mano si è sciolto anche il bel Gabriel, lasciandosi andare ad una libera autoironia che gli ha fatto recuperare un po’ di punti persi.

La regina indiscussa dell’Ariston è stata Virginia Raffaele con le sue imitazioni quasi irriverenti. Bella e brava, intelligente e divertente. Virginia ha tutte le carte in regola per continuare ad imporsi sul palcoscenico televisivo italiano. Indossa alla perfezione i panni dei suoi personaggi caricandoli con maestria, senza essere mai volgare o fuori luogo.

Un festival che verrà ricordato per i nastrini arcobaleno portati elegantemente in scena dagli artisti che hanno aderito ad una sorta di manifestazione silenziosa a favore dei diritti civili. La prima a sfilare arcobalenata é stata Noemi, seguita da Arisa, Dolcenera, Ruggeri, Scanu e tutti gli altri, coinvolgendo anche gli ospiti come Eros Ramazzotti e la Pausini. Checché se ne dica, è stato bello e sorprendente vedere nastrini colorati svolazzare sul palco dell’Ariston. Colori che hanno portato speranza e amore su un palco ancora troppo nero e pesante.

Il Sanremo dei diritti civili, delle libertà, della speranza: un inno alla vita cantato, anzi suonato anche dal maestro Ezio Bosso. Il pianista, malato si Sla, ha commosso tutti, facendoci volare sulle ali della sua musica.  Bosso, che sognava di suonare a Sanremo, ci ha lasciato un messaggio di un’impareggiabile verità: le disabilità sono nella nostra mente e nei nostri limiti.

Un Sanremo che ha registrato il 50% di share. Un ottimo risultato dovuto anche alla viralità che si è scatenata sui social. Protagonisti indiscussi i The Jackal, che hanno lanciato sfide improbabili ai cantanti in gara, facendogli dire frasi all’apparenza senza senso. Il risultato? Siparietti divertenti che hanno tenuto incollati alla televisione anche i più giovani. Peccato che al Festival hanno fatto orecchie da mercante, hanno subito incombenza del social senza rispondere, senza essere interattivi, senza instaurare un legame che avrebbe portato alle stelle il risultato finale.

Ma torniamo agli Stadio e alla loro storica vittoria. Una vittoria matura, che ha fatto commuovere il leader della band, Gaetano Currei, il quale confessa di aver amato e odiato quel palco.

Eh si, perché la band, ha partecipato più volte al festival, piazzandosi sempre nelle retrovie. Ma la speranza è sempre l’ultima a morire e loro lo hanno dimostrato proprio ieri sera. Emozionati come ragazzini emergenti, hanno stretto il premio tra le mani, guardandosi indietro, guardando a quegli anni di tanto lavoro e sacrificio, strizzando l’occhio a Lucio Dalla che da lassù di sicuro avrà tifato per loro. Oltre al testo profondo e sentito di “Un giorno mi dirai”, e all’ottima musica, ha giocato un ruolo decisivo anche l’omaggio a Dalla con “La sera dei miracoli”.
La band si é portata a casa anche il premio della stampa e della miglior cover.
Una vittoria più che meritata, frutto di un lungo studio e un lungo lavoro. Il brano infatti, era stato scartato per l’edizione scorsa. Gli Stadio non si sono arresi, lo hanno rivisitato, perfezionato, come si fa con le opere d’arte, e lo hanno portato alla vittoria di quest’anno. Questo ci insegna che un duro lavoro porta sempre ottimi risultati. Un insegnamento vero, di cui i giovani, spesso ingannati dalla vittoria facile dei prodotti social, avevano bisogno.
E infatti, é una vittoria che scavalca i giovani, che ribalta le aspettative, che sembra lasciarci un altro messaggio importante: è tempo di credere ai legami veri e duraturi, alla musica di qualità, ai testi pensati e lavorati.

Forse, qualcosa nel mondo della musica italiana sta cambiando, forse è tempo di mettere da parte i prodotti artificiosi dei talent per dedicarci a qualcosa di più vero? Chissà.

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