Costume & Società, Lavoro, Marketing & Economia

Giovani italiani all’estero soddisfatti e contenti. Il racconto di chi ha lasciato tutto.

di Simona Politano

A cinque anni dalla laurea, circa il 3% degli studenti italiani vola all’estero per cercare lavoro. Le mete a cui guardano sono Regno Unito, Germania, Svizzera, Francia, Spagna e Stati Uniti. I dati sono quelli dell’ultimo rapporto di AlmaLaurea, il consorzio interuniversitario che monitora  l’inserimento dei laureati fino ai primi cinque anni successivi al conseguimento del titolo (http://www.almalaurea.it/universita/occupazione).

Una vera e propria fuga di cervelli che va ad arricchire altri stati causando perdita di competitività e risorse nel nostro Paese. Il dato più importante è che ad arricchirsi sono soprattutto i giovani emigrati. La giusta ricompensa per la scelta compiuta. Pare, infatti, che i nostri talenti ingiustamente costretti ad emigrare, riescono presto a trovare lavoro come funzionari e con paghe molto più alte rispetto all’Italia. Stiamo parlando di mensili da più di 2000 euro, al fronte dei 1300 euro offerti in Italia per la stessa mansione. Dunque, al di là dei sacrifici iniziali, possiamo dire che la maggior parte dei giovani all’estero se la passi abbastanza bene. Si tratta di ragazzi tra i diciannove e i trentadue anni, giovani della generazione definita “choosy”, giovani a cui hanno tagliato ogni aspettativa di realizzazione, degna di questo nome, in Italia. E se é vero ciò che dice Renzo Piano “I giovani devono partire per curiosità, non per disperazione”, é ancora piú vero che é soprattutto la disperazione a portare i ragazzi italiani oltre confine. Dura realtà, eccezion fatta per chi per bravura, perseveranza, fortuna o altri fattori, sia riuscito a realizzarsi nel bel Paese.

Come vivono i nostri connazionali all’estero e soprattutto quali difficoltà hanno dovuto superare? Una mia cara amica, nonché ex collega universitaria, ha fatto questa scelta subito dopo aver conseguito la laurea specialistica in Comunicazione D’Impresa. Rosy (nome di fantasia) , ha trenta anni ed è originaria di Napoli. Due anni e mezzo fa ha messo in valigia tutto il suo coraggio ed è volata in Irlanda, precisamente a Dublino. Incastrando i nostri impegni, riusciamo a vederci un paio di volte all’anno. Questa volta, in un tiepido pomeriggio di Gennaio, riscaldate dal l’intramontabile sole di Napoli, con alle spalle il mare su cui si affaccia via Caracciolo, ho raccolto le sue impressioni e ve le lascio come testimonianza di una giovane ragazza italiana costretta ad emigrare all’estero. Quando è arrivata a Dublino, era una ragazza insicura, ma con tanta voglia di affermarsi. Ha iniziato a lavorare sin da subito in un ristorante. Dopo una serie di colloqui, ha finalmente trovato un lavoro d’ufficio nel quale sta facendo carriera. Lavora per un’azienda che offre servizi di assistenza alle compagnie telefoniche. Nello specifico redige contratti. Ha scelto di andare via dall’Italia sia per curiosità, per “fare un’esperienza all’estero”, sia perché il nostro Paese non aveva nulla da offrirle.

– Perché L’Irlanda? Ride a questa domanda. In realtà mi confessa che voleva scegliere un Paese dove fosse presente l’Euro, per evitare problemi con il cambio moneta. In compenso non si pente nemmeno un po’ della scelta fatta. Adora Dublino. La descrive come una città aperta e accogliente.

– Certo il clima è completamente diverso da quello italiano. Fa sempre freddo, l’estate non esiste. Quanto alle persone, sono aperte di mentalità e molto discrete.

– Quali sono state le principali difficoltà ? – A dire il vero non ho trovato difficoltà invalicabili. Certo l’inizio é difficile per tutti e la convivenza con persone di diversa nazionalità può creare molti problemi.

-Cosa ti manca dell’Italia?– Da vera italiana del sud, mi manca mangiare un bel piatto di spaghetti e vongole e tutti i piatti di stagione. C’è una cosa che mi manca più di tutte: il nostro caffè.

-Com’è la cucina irlandese? – Qui il piatto tipico non esiste. Importano molte cose. A livello di ristorazione sono molto aperti alla cucina internazionale. Ci sono ristoranti tipici di ogni Paese. Personalmente ho scoperto e apprezzato la cucina coreana.

-Dimmi un’usanza tipica irlandese assurda per un italiano.– I ristornati chiudono la cucina alle nove. In Italia si inizia a cenare alle nove.

-Cosa ti piace dell’Irlanda? -La festa di S.Patrizio, meglio conosciuta come il St. Patrick’s Day, che cade il 17 Marzo. Tutta l’Irlanda, ma soprattutto Dublino é in festa. La città si colora di verde, le strade si riempiono di artisti di strada e concertini folk. Impazziscono tutti, si bevono litri di birra doppio malto. Arrivano molti turisti per l’occasione. É una festa molto sentita non solo in Irlanda.

-Dopo due anni e mezzo ti senti totalmente integrata? – Completamente integrata no, ma faccio parte del tessuto sociale e sono parte di questa città.

-Hai risolto il problema convivenza? -Sì. A fine mese andrò a vivere da sola. A Dublino posso permettermelo. In Italia non saprei.

-Come è la qualità della vita a Dublino? -Direi buona. A livello professionale ti dà la possibilità di realizzarti. Anche se devo ammettere che le offerte di lavoro sono tante, ma c’è poca varietà.

-Cosa offre l’Irlanda rispetto all’Italia? -La cosa più importante: riuscire a realizzarsi. Ci sono molte possibilità. Certo, le opportunità non cadono dal cielo, devi saperle cogliere e saper scegliere.

-Ci sono margini di realizzazione personale o conti di cambiare lavoro? -Nell’azienda per cui lavoro c’è la concreta possibilità di crescere, professionalmente parlando. Sono stata assunta come semplice funzionaria e in soli due anni sono diventata responsabile d’ufficio. In questo momento però, sto cercando di spendere le mie capacità per trovare lavoro nel settore per cui ho studiato, ossia il marketing e la comunicazione.

-Torneresti in Italia arricchita delle nuove competenze? -No. Penso che in Italia non potrei puntare al tipo di realizzazione personale che posso raggiungere all’estero.

-Vivresti ancora in Irlanda o vorresti cambiare Paese? -Vivrei ancora in Irlanda, ma non escludo la possibilità di andare altrove.

-Sei felice della scelta che hai fatto? -Più che felice direi soddisfatta.

La mia piccola intervista è finita. Il sole regge ancora, continuiamo la nostra passeggiata di fianco al mare e prendiamo un caffè degno di questo nome.

 

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