Scienze & Tecnologia

Pianeta Nove, è caccia al gigante gassoso ai confini del sistema solare

di Silvia Martignetti

Se i calcoli dei ricercatori Konstantin Batygin e Mike Brown del Caltech (Californian Institute of Technology) sono giusti, c’è un nono pianeta ai confini del sistema solare. Un gigante ancora invisibile all’occhio umano, un mondo di ghiaccio la cui esistenza confermerebbe quelle teorie che ponevano un ipotetico  “pianeta X” oltre l’orbita plutoniana.

planet nine 2Ma cosa sappiamo per adesso su questo misterioso Pianeta Nove? Lo studio, pubblicato su The Astronomic Journal, contiene i dati raccolti da Batygin e Brown, che affermano che la presenza del gigante gassoso è stata dedotta dalle anomalie, ad oggi inspiegabili, riscontrate nelle orbite ellittiche di alcuni piccoli oggetti transnettuniani situati nella fascia di Kuiper. Il perielio di questo gigante (ovvero la distanza minima dal Sole) si aggirerebbe intorno ai 30,5 miliardi di chilometri, centottanta gradi più in là rispetto a quello degli oggetti transnettuniani e cinque volte la distanza media di Plutone. Le sue dimensioni ammonterebbero a dieci volte quelle della Terra, classificandosi dunque come il più piccolo dei giganti gassosi fino ad oggi scoperti nel sistema solare.

“Non ero così entusiasta da un po’ di tempo”, commenta Greg Laughlin, esperto di formazione e dinamica dei pianeti dell’Università della California a Santa Cruz. Plauso ai due ricercatori anche da parte degli studiosi Trujillo e Scott Sheppard, che già nel 2014, durante l’osservazione di 2012 VP113, MaunaKeaFullMoon-Subaru-Cuillandre-2003suggerivano che la sua orbita potesse essere influenzata da un oggetto di dimensioni planetarie non ancora scoperto.

Sta ora al resto del mondo scientifico mettersi alla caccia del Pianeta Nove. Anche a quella distanza enorme, il gigante gassoso potrebbe essere individuato con i più potenti telescopi esistenti: il più quotato è il Telescopio Subaru, situato alle Hawaii ma di proprietà giapponese, che non solo ha un enorme specchio per catturare luce debole ma anche un ampio campo visivo, il quale permetterebbe ai ricercatori di effettuare in modo efficiente la scansione di grandi porzioni di cielo distante miliardi di chilometri da noi.

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