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Conferenza sul clima di Parigi: cosa è stato deciso?

di Vincenzo Raffa 

 A Le Bourget, alle porte della capitale francese, dopo dodici giorni di trattative ininterrotte, il documento è stato presentato con sedici ore di ritardo rispetto alla chiusura prevista per la conferenza. Accordo-sul-clima-Cop21-approvatoMa alla fine le delegazioni di 196 paesi hanno appianato le divergenze e appoggiato l’accordo. La sera del 12 dicembre il presidente della Conferenza e ministro degli esteri francese Laurent Fabius ha annunciato all’assemblea plenaria riunita da ore: “L’accordo di Parigi sul clima è stato adottato”. Il testo approvato parte da un presupposto fondamentale: Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e per il pianeta”. Richiede pertanto “la massima cooperazione di tutti i paesi” con l’obiettivo di “accelerare la riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra.

Ora però, per entrare in vigore nel 2020, l’accordo deve essere ratificato o accettato  da almeno il 55% dei Paesi che rappresentano complessivamente il 55 per cento delle emissioni mondiali di gas serra.

Molti sono stati gli obiettivi che i partecipanti alla conferenza si sono posti:

  • mantenere l’aumento della temperatura globale entro i 2 gradi centigradi, anzi, provare a limitarla a 1,5;
  • le emissioni di gas serra dovranno globalmente diminuire fino ad abbassarsi nella seconda metà del secolo ad una quantità tale da poter essere assorbita naturalmente dal pianeta;
  • controllare i risultati ottenuti con nuove conferenze ogni 5 anni;
  • impegnarsi a versare 100 miliardi di dollari all’anno ai paesi più poveri per aiutarli a sviluppare fonti energetiche alternative.

Non tutte queste disposizioni sono legalmente vincolanti, alle altre i vari paesi aderiscono solo in maniera volontaria. Ad esempio, tutti i paesi saranno obbligati dal trattato a fornire l’obbiettivo di riduzione delle emissioni a cui mirano e a partecipare al processo di revisione quinquennale. La maggiore critica mossa al documento è che non sono previste sanzioni in caso in cui gli obiettivi non vengano raggiunti, e che sostanzialmente diversi paesi avranno margine per ignorare le raccomandazioni contenute nel documento. La maggiore preoccupazione riguarda soprattutto i più grandi paesi in via di sviluppo, Cina ed India su tutti. Tuttavia gli obiettivi posti restano molto ambiziosi e tutti noi auspichiamo vengano presto raggiunti.

FONTE

L’accordo sul clima

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