Le vite degli altri

L’universitario Erasmus (italiano) di merda

di Sara Corrieri

Ispirata (e distratta) dai dilaganti post della pagina “L’UNIVERSITARIO DI MERDA”, mia compagna di merenda in questa uggiosa sessione di esami portoghese, mi sono detta: perché tenermi tutto dentro? Perché non condividere con i miei disperatissimi colleghi le (dis) avventure dello studente ERASMUS ITALIANO di merda? Basta perdersi in chiacchiere, ecco una top 5 del disagio Made in Italy all’estero in chiave universitaria:

1. LA CARTA IGIENICA

carta-igienicaSi inizia con un grande classico, un must, un sempreverde, ben noto alla comunità di cui faccio parte, lo studente fuori sede. L’universitario Erasmus di merda ricrea il suo habitat naturale insegnando ai nuovi coinquilini stranieri le potenzialità multitasking della carta igienica: che tu sia in cerca di un kleenex quando hai il raffreddore, di uno Scottex per la cucina o di un tovagliolo per pulirti la bocca, la carta igienica è sempre lì con te. Dopo più di due settimane di sopravvivenza ( e due pacchi di carta igienica sprecati) l’universitaria di merda torna a casa con lo Scottex. Adesso sapete cosa abbiamo usato per pulirci (non la bocca) le settimane successive.

2. NO ALLO SPRECO

stadioGli universitari Erasmus italiani di merda decidono di andare a supportare la squadra di calcio della loro città ospitante. Felici ed emozionati come bambini riescono a superare l’ostacolo di dover saltare la cena preparandosi un “paninozzo” ignorante da gustare comodamente seduti a metà partita. Arrivati ai controlli di sicurezza cadono dalle nuvole quando la vigilante li informa che è vietato introdurre cibo allo stadio. Inorriditi al sol pensiero di gettare nella pattumiera cotanto ben di Dio, gli universitari Erasmus italiani di merda decidono di mangiare beatamente il loro “paninozzo” all’entrata dello stadio, sotto lo sguardo allibito della vigilante e le parole poco carine della fila, da noi palesemente ostruita. La parte più divertente rimane tuttavia la faccia della vigilante quando, non convinta e traumatizzata da tanta italianità in un sol colpo, ci ricontrolla la borsa: ai mandarini non si poteva rinunciare!

3. E ORA DOVE LO STENDO?

12510714_10208280151266137_584139125_oL’universitario Erasmus di merda, nel tentativo di sopravvivere al clima oceanico e ai suoi periodi di pioggia, deve ingegnarsi nel trovare luoghi idonei allo “stendimento” del bucato. Dopo aver collaudato, da buon fuori sede allenato, ogni tipo di appiglio improvvisato, dagli scaffali alle maniglie delle porte, l’universitario Erasmus di merda opta per reinventare il tappetino su cui è solito fare yoga e utilizzarlo in veste di pratico “appendi –calzini”. Inutile specificare che da allora in poi non ha più fatto le sue sessioni di yoga.

4. È FESTA PER TUTTI

puccia-salentina-bL’universitario Erasmus italiano di merda da il meglio di sé quando è anche terrone. Avendo trascorso il periodo pre-natalizio all’estero l’universitario terrone è stato vittima di violenza psicologica da parte dei parenti che riempivano le telefonate di racconti di preparazione di cibo in grande stile, con tanto di pre-abbuffate di buon auspicio. L’universitario Erasmus di merda esce in gran fretta l’8 dicembre tornando a casa con la “puccia” salentina perché “a casa mia l’8 dicembre mia zia le fa sempre”. La “puccia portoghese” si rivela in realtà una misera pizzetta stopposa con le olive che l’universitario mangia controvoglia ma pur sempre felice di aver onorato la sua tradizione culinaria terrona.

5. PIZZA, PASTA E MANDOLINO

L’universitario Erasmus italiano è da sempre visto dal resto degli Erasmus una specie di divinità in grado di preparare in poche mosse la sacra pizza e la sacra pasta. L’universitario Erasmus italiano di merda diventa tale quando strumentalizza queste sue aliene capacità bacchettando gli amici stranieri e ricattandoli in cambio di alcool per un misero piatto di spaghetti al pomodoro (in lattina). L’apice viene raggiunto quando l’universitario Erasmus di merda, dopo aver fatto serata ed essere tornato a casa alle 6 di mattina circa, invia convulsamente foto di sé stesso alla sua compagnia multiculturale mentre si cucina un piatto di penne col tonno, gongolando della loro palese invidia. Cari universitari di merda, non lamentiamoci più dei nostri pasti all’insegna della povertà e della disperazione, c’è chi sta peggio!

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