Costume & Società

C’era una volta un coniglio rosa gigante abbandonato sulle Alpi

di Donnie Darko

Il Piemonte è una regione famosa per il cioccolato, la Fiat, la nebbia, ma di certo tra le sue attrazioni pochi includono “Hase”, o, com’è noto soprattutto all’estero, “Pink Rabbit”. No, non stiamo parlando di un’adorabile mascotte a misura di bimbo, bensì di un coniglio rosa di settantadue metri di lunghezza e sei di larghezza adagiato sul Colletto Fava presso il paesino di Artesina, vicino Cuneo. L’insolita installazione, la cui presenza è rilevabile anche da Google Maps, giace lassù dal 2005, vantando dunque dieci anni di resistenza a piogge, nevicate e intemperie di varia natura.

Ma come è arrivato a Colletto Fava, a circa 1600 metri di altezza, il gigantesco coniglio rosa? L’idea si deve a Gelitin, collettivo di artisti viennesi che impiegò cinque anni di ininterrotto lavoro a maglia per creare la pelle del coniglio, composta da lana rosa, materiale impermeabile e svariati chilogrammi di paglia che fungono da imbottitura. La descrizione dell’opera è sul sito di Gelitin:

Ciò che una persona trova aggirandosi per un paesaggio: qualcosa di familiare e del tutto sconosciuto, come un fiore mai visto prima, o, come scoprì Colombo, un continente inspiegabile; e poi, dietro una collina, come lavorato a maglia da nonne giganti, giace questo vasto coniglio affinché tu ti senta piccolo come una margherita.
La creatura di carta igienica rosa giace sulla schiena: un coniglio-montagna come Gulliver a Lilliput. Felice ti senti mentre ti arrampichi sulle sue orecchie, quasi cadendo dentro la bocca cavernosa, sulla pancia-sommità e guardi oltre il panorama di lana rosa che è il corpo del coniglio, un paese cascato dal cielo; orecchie e arti che spariscono all’orizzonte; al suo fianco fuoriescono cuore, fegato e intestini.
Felicemente innamorato scendi dal cadavere decadente, lungo la ferita, piccolo ora come una mosca, lungo reni e intestini lanosi.
Felice te ne vai come la larva che ricava le sue ali da un’innocente carcassa sul ciglio della strada.
Tale è la felicità che crea questo coniglio.
Amo il coniglio il coniglio ama me.

v0_masterIl coniglio è stato poi sistemato sul colle, in una posizione che desse inequivocabilmente l’idea che fosse morto cascando dal cielo. Nel corso degli anni il crescere dell’erba, lo sfumare del tipico colore rosa e il rovistare degli animali hanno contribuito al decadimento strutturale di quest’opera, esattamente l’effetto che i suoi creatori ambivano a ottenere. “Ti arrampichi sul coniglio e ti senti come una larva tra le sue carni. E in quel momento ti stai felicemente trasformando in una mosca, e svolazzando via”, dichiararono nel 2005 in un’intervista al New York Times.

Si prevede che l’installazione perduri sino al 2025, anno in cui il coniglio sarà definitivamente stato spazzato via dalla biodegradazione.

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