Attualità & Territorio

Dietro il ciclo Telethon: l’esperienza del Forum dei Giovani di San Giorgio del Sannio

di Silvia Martignetti

In quell’appartamento polveroso che ha funto da nostro quartier generale, lo so, non resteranno che scatoloni vuoti e il mio canto solitario a riecheggiare tra le stanza vuote. Canticchio spesso quando sono sola, non so bene se per riempire la vastità del silenzio o enfatizzare la libertà della solitudine. Un po’ tutt’e due, conoscendomi. So che non ho cantato quasi mai in queste ultime settimane, non ce n’era il tempo. Era tutto un caricare, scaricare, catalogare, controllare, e poi correre in auto, correre a piedi, correre con uno scatolone tra le braccia, col fiatone e i muscoli doloranti. Monta lo stand, esponi i gadget, un sorriso a trentadue denti, 12376805_490933511093292_5842557100548667991_npronti, via. Buongiorno, vuole fare una donazione per finanziare la ricerca sulle malattie rare?

È andata avanti per giorni, ma tra litigi e nervi a pezzi non ci siamo fermati un attimo. Quasi ogni giorno di fronte a un caffè al bar o rintanati in casa mia – è dura la vita del Forum itinerante – a buttar giù idee, aggirare imprevisti, studiare causalità e casualità. E, ovviamente, a pregare in aramaico di avere sempre un’automobile a disposizione con cui giocare metaforicamente a Tetris: abbiamo appreso mille e uno modi con cui incastrare perfettamente tavoli di plastica, gadget delicatissimi e cuori di cioccolato affinché tutto arrivasse incolume a destinazione.

Abbiamo speso anima e corpo, e talvolta anche i nostri risparmi: le decorazioni, i costumi, i palloncini non si comprano da soli. Riscaldati solo da una stufetta alogena e stringendoci perché le sedie non erano abbastanza per tutti, a volte chini sul pavimento a dipingere, altre impegnati in dibattiti su quanto materiale fosse effettivamente necessario, altre ancora in giro per il paese a stampare locandine e cercare sponsor, più di uno di noi ha portato a casa, oltre che un bel carico di fatica e nevrosi, anche un signor raffreddore.

10245412_489962084523768_5196683861968089379_nForse non ho cantato con la voce, in queste settimane, ma l’ho fatto con gambe e braccia trasportando su e giù il materiale, l’ho fatto con ogni “Buongiorno” che ho sputato fuori con il sole rovente o il vento sferzante, l’ho fatto assieme a un coro che si è svuotato i polmoni assieme a me per ottenere il risultato finale. E dunque grazie a tutti loro. Grazie ad Ada, Alessandro, Angelo, Caterina, Enzo, Francesco, Orlando, Peppe, Simona, grazie a chiunque ci abbia offerto una mano, grazie a chiunque abbia fatto anche solo una comparsata, grazie a chiunque stia dimenticando.

Grazie perché abbiamo costruito qualcosa di prezioso, e lo abbiamo costruito insieme.

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