Costume & Società

Quando si è costretti a crescere troppo in fretta: la storia di Emy

di Miriam Avallone

Questa è la storia di una ragazza che è stata abbandonata a se stessa e alla vita, o almeno così sembrerebbe. Emy è una ragazza di ventun anni, e quando ne aveva undici i suoi genitori, papà muratore e mamma casalinga, si sono separati, cosa che, all’apparenza, non dovrebbe essere una grande tragedia. Emy viene affidata al padre per qualche mese, ma il loro rapporto va alla deriva: il padre è sempre a lavoro ed Emy inizia a frequentare in maniera sempre più sporadica la scuola. La situazione della bambina arriva agli assistenti sociali che una mattina, mentre suo padre non c’è, la portano via; così da un giorno all’altro Emy si ritrova a duecento chilometri da casa in una comunità per minori, dove resterà per sei anni.

A diciotto anni prova a riprendere i contatti con la mamma, che però non vuole saperne nulla, oramai ha “la sua vita e il suo uomo”; prova a ripristinare i rapporti con il padre, trasferendosi da lui per un paio di mesi, fino a quando una sera, al culmine di una lite, le dice di andar via. Quindi Emy è costretta ad arrangiarsi, a dover crescere ancora una volta troppo in fretta e dorme per tre mesi in strada, sotto le macchine, per paura che qualcuno possa aggredirla o ferirla. A questo punto tenta di nuovo di riallacciare i rapporti con il padre e gli chiede aiuto, ricevendo solo un brusco rifiuto. “Tu per me sei morta,” queste sono le tragiche parole che le vengono dette, “io non ti voglio vedere e non voglio sapere niente di te! Sei debole, ti devi vergognare, non hai una personalità!”

eroinaUn’altra falla, nella sua seppur giovane vita, è la dipendenza dall’eroina: un giorno, quando aveva solo quattordici anni, Emy incontra durante una passeggiata pomeridiana al di fuori della comunità un quarantenne; l’uomo, che la “vedeva sempre triste”, le propone di interrompere, o almeno placare, questo dolore. È così che Emy prova per la priva volta l’eroina: l’uomo le infila un ago nel braccio, costringendola a una terribile dipendenza. Ci si chiede come una ragazza di soli quattordici anni riesca a trovare i soldi per l’eroina: Emy confessa infatti di aver elemosinato spesso cinque o dieci euro, che però a un certo punto non bastano più e allora, pur di avere la sua dose, decide di avere rapporti, rigorosamente non protetti, con coloro che le danno l’eroina. Tuttavia ad un certo punto capisce di aver toccato il fondo e decide di entrare in una comunità di recupero e disintossicarsi; adesso sono più di undici mesi che non si droga.

Ad agosto si ritrova a dormire in un parcheggio,per circa una settimana, fino a quando una sera una donna, rendendosi conto che fosse per strada, le propone di salire a casa sua e raccontarle la sua storia. Patrizia, la signora che l’ha appena accolta, decide di farla dormire momentaneamente da lei. Patrizia ed Emy provano a chiedere aiuto alla Caritas, alla Parrocchia, al Comune poiché Patrizia è economicamente in difficoltà e non può continuare ad aiutare Emy, ma ricevono sempre e solo porte in faccia; le viene addirittura detto “Hai trovato un problema, è un tuo problema”. Allora si rivolgono agli assistenti sociali, che però le dicono che non è “cittadina”, che non avendo un documento non possono aiutarla e che devono rivolgersi al comune di nascita della ragazza. Ma Patrizia non dispone della possibilità per farla andare al comune di nascita e gli assistenti sociali sembrano avere problemi burocratici per aiutarla.

amy-iene1È qui che interviene, tramite un servizio de Le Iene, il corrispondente Matteo Viviani, che accompagna Emy al suo paese natale dopo gli ulteriori rifiuti degli assistenti sociali. Nel giro di qualche ora riescono ad avere il documento di identità, venendo a conoscenza del fatto che poteva essere ottenuto senza alcun problema anche nel comune di Oggiono, dove risiede. In questo viaggio prova anche a ricontattare il padre, che ha ancora lo stesso domicilio, il quale però chiama la Polizia e non le rivolge quasi la parola. Come se non bastasse, sui social, dopo il servizio televisivo, è stata coperta di insulti di ogni genere e additata come tossica.

Ma come si può abbandonare a se stessa una ragazza così fragile e che della vita non ha mai conosciuto un aspetto positivo? Come si fa a criticare una bambina che inizia a drogarsi, o meglio, viene spinta a farlo, solo per non sentire dolore? Non si può lasciare una persona al suo triste destino, soprattutto una ragazza come Emy che ha avuto anche la forza di rialzarsi da sola e di ricominciare. È mostruosa e terrificante l’indifferenza di genitori e servizi sociali che la trovano troppo “scomoda” e che cercano scuse, più che cavilli, per non aiutarla. Eppure un assistente sociale non dovrebbe essere menefreghista, anzi il contrario, dovrebbe cercare, a tutti i costi, di aiutare.

Per fortuna il servizio, mandato in onda in prima serata su Italia Uno, è stato anche illuminante per molte persone, le quali, piene di umanità, hanno deciso di aiutarla.Immagine.png Ad esempio Tore Rossi, responsabile del progetto CESEA-Lecco, ha avuto un’intuizione geniale dopo anni di carriera che non lo soddisfacevano. “Cara amministrazione, se tu hai sul territorio una persona così compromessa da non poter svolgere un’attività lavorativa vera e propria, facciamo un patto, gli stessi soldi che tu daresti per il sostentamento della persona, li impieghi in cambio di un’occupazione. La vera scommessa,” dice, “è proprio questa: è svolgere un’attività che renda a se stessi prima di tutto, e anche al territorio.” Grazie a posti come questo, molte persone hanno una nuova ragione di vita.

Ogni essere umano deve avere diritto ad una casa ed al sostentamento primario, ognuno deve avere la possibilità di reintegrarsi e di rendersi utile e non di continuare, emarginato da qualunque cosa, a marcire dentro. Si spera che Emy riesca ad usufruire di questa possibilità e che ne faccia un buon uso.

L’umanità a volte vince ancora. Buona fortuna, Emy!

Fonti

Storia di una ragazza abbandonata – LE IENE

Buona fortuna, Emy! – LE IENE

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