Scienze & Tecnologia

L’AIDS in quattro domande

di Domenico Maddaloni

Dal 1987 la Giornata Internazionale contro l’AIDS, il 1 dicembre, è dedicata all’informazione e alla prevenzione di questa malattia, una delle più catastrofiche della storia con i suoi 25 milioni di morti solo dal 1981.

Cos’è l’AIDS?
Per AIDS (Acquired ImmunoDeficiency Sindrome – Sindrome da immunodeficienza acquisita) si intende la fase tardiva dell’infezione da HIV (Human Immunodeficiency Virus – Virus dell’immunodeficienza umano).

12308300_1031556350223081_7390839083538092400_nQuesto virus una volta entrato nell’organismo attacca delle particolari cellule del sistema immunitario, si riproduce, ma nelle prime fasi non è caratterizzato da nessun sintomo fisico particolare. In questa fase il paziente viene detto (in termini non molto precisi, a dire il vero) sieropositivo, in quanto il suo siero (una parte del sangue) risponde positivamente ai test per l’HIV.

Dopo questa fase, la condizione va sempre peggiorando: il sistema immunitario è completamente fuori uso (per questo “immunodeficienza acquisita”) e quindi incapace di reprimere qualunque altra infezione che normalmente verrebbe eliminata dall’organismo. Per questo, in questa fase (a cui si riferisce più propriamente la sigla AIDS), il paziente contrae anche molteplici malattie dovute a infezioni batteriche o virali, spesso mortali.

Come si trasmette?

L’HIV, colonizzando particolari cellule del sistema immunitario, non è presente in tutti i liquidi corporei. Infatti si può trovare solo in:

  • sangue
  • sperma e secrezioni vaginali
  • latte materno

Se uno di questi liquidi riesce ad entrare nel circolo sanguigno di un sano, lo infetta irrimediabilmente. Per questo motivo le modalità in cui si trasmette più frequentemente sono, ad esempio, lo scambio di siringhe infette tra i consumatori di eroina, rapporti sessuali anali o vaginali (durante i quali i liquidi infetti possono entrare in un organismo sano attraverso piccole ferite), o durante l’allattamento (particolarmente comune ad esempio nelle popolazioni dell’Africa subsahariana, particolarmente colpite dalla malattia).

Quando è nata?

I primi casi documentati risalgono al 1981 in cui fu diagnosticato l’AIDS a 5 uomini omosessuali, malati di polmonite. Il caso ebbe un certo impatto sull’opinione pubblica, tant’è che la stampa coniò il nome “GRID” per la nuova malattia, che stava per “Gay-Related ImmunoDeficiency”. Gli scienziati, però, notarono che la malattia era particolarmente diffusa in quattro comunità precise: gli omosessuali, gli emofilici, gli Haitiani e i consumatori di eroina, decidendo così di chiamare la sindrome “malattia 4H” (dall’inglese Homosexuals, Hemophilics, Heroin consumers, Haitians).

Da allora la malattia è cresciuta di molto e ha colpito tutte le categorie e ha avuto un impatto mediatico sempre maggiore, purtroppo anche grazie a “morti famose” come ad esempio Freddie Mercury, frontman dei Queen.

Ad oggi è una malattia delle più letali della storia: negli Stati Uniti e in India vi sono più di 1 milione di affetti (al 2007), ma la regione più colpita è l’Africa Subsahariana, in cui si stima che il 68% della popolazione totale sia affetta da HIV, e in cui il 76% della totalità delle morti sia dovuto a AIDS.

Come si cura?

Giornata_mondiale_contro_AIDS_2012_01-586x381Gli studi per la ricerca di una cura per l’AIDS si sono svolti ad una velocità strabiliante, diventando memorabili per la storia della medicina moderna.

La cura più diffusa e efficace, ad oggi, è la cosiddetta HAART, una terapia farmacologica che cerca di bloccare i meccanismi con cui si riproduce nell’organismo l’HIV.

Il metodo più efficace, però, per debellare la malattia, e quindi il principale argomento da trattare in questa giornata e non solo, è di certo la prevenzione.

Di metodi di prevenzione nei Paesi in via di sviluppo ve ne sono molteplici e per di più sono al centro di un acceso dibattito, data l’estrema complessità delle situazioni non solo igieniche ma anche, e soprattutto, sociali e culturali.

Il metodo di prevenzione più “famoso”, invece, nei Paesi più industrializzati è chiaramente il preservativo. E’ il modo più comodo per ridurre il rischio di trasmissione ed è facilissimo da trovare in farmacia o nelle macchinette apposite.

La World Health Organization (WHO) ha lanciato una sorta di sfida, la #GettingToZero challenge: debellare completamente l’AIDS entro il 2030. Per noi non è molto difficile: basta usare il preservativo e fare i test per l’HIV.

Facile, no?

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