Costume & Società

Chiedimi se sono felice

di Carla Rapuano

E’ risaputo che ogni generazione ha i propri trend, le proprie mode, i proprio modi di fare, di “vivere”, che influenzano  vari campi della vita quotidiana:  dal vestiario alla musica, dal linguaggio ai gesti ecc.
La generazione dei “giovani di oggi” è costellata da infiniti trend, da veri e propri tormentoni che intasano soprattutto il web. Non per altro si parla di “generazione Y” ( o “Net Generation”).

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Un esempio può essere il “Lipenhacer” che spopolava in rete qualche mese fa, e che consisteva nel rendere le proprie labbra più carnose, infilandole in una bottiglia e inspirando con forza. Questa ridicola “moda” ha dato il via a una vera e propria sfida a chi avesse le labbra più gonfie. Ma questa è una delle tante “sfide” che il web lancia e a cui i più giovani abboccano con una facilità disarmante.

Ma la moda più popolare, che  contagia non solo i giovani, ma anche i più grandi, è la moda del “selfie“. Il “selfie” non è niente di più che un autoscatto, fatto con uno smartphone, un tablet, o una webcam, in cui l’obbiettivo è puntato su se stessi o su uno specchio. I selfie invadono tutti i social network, primo in classifica Instagram (social network dedicato per lo più alla pubblicazione di  foto e video), secondo in classifica Facebook. Questa moda è diventata virale. Ha contagiato tutti, dai più grandi, ai più piccini, dalle persone “comuni” ai VIP.
Vi sarà capitato milioni di volte di uscire la sera con gli amici e sentire la fatidica frase “ma sì, spariamoci un selfie” e due minuti dopo trovarlo pubblicato sui social.

Il selfie, e la sua conseguente pubblicazione maniacale sui social, pian piano sono sfociati in una narrazione della propria vita attraverso le fotografie. È uso comune ormai fotografare qualsiasi cosa: il piatto di maccheroni che ha cucinato la nonna, la bottiglia di Tennent’s sul tavolo il venerdì sera, la sigaretta post caffè, le luci stroboscopiche della discoteca, la canzone sull’MP3, il libro di Bukowsky (che magari nemmeno leggerai, ma che fa figo se credono che tu lo legga) ecc ecc.

Ma essenzialmente, vi siete mai chiesti il perchè? La risposta è semplice: PER APPARIRE. In effetti, nelle fotografie, si cattura l’attimo, l’immagine, e non tutto il contesto attorno. Una fotografia di un cocktail, con tanto di ombrellino colorato, oltre ad essere “esteticamente bella”, rimanda all’idea di allegria, di divertimento, di “sballo”. Ciò dà l’impressione a chi vede la tua foto, che attorno a quel cocktail ci sia una storia entusiasmante. E tu stesso te ne servi per riassumere in milioni di pixel, l’intero mood della serata: “oggi ‘mbiracata fuego, sesso, droga e rock ‘n roll”.

imagemMa in effetti ciò che una foto rappresenta nella vita reale non corrisponde esattamente alla realtà. Con tutta sincerità ammetto che anche nei miei social, ci sono foto che trasmettono tutt’altro rispetto al contesto che c’era attorno ad esse. Ma tutto ciò ha poca valenza. Ultimamente sembra più importante catturare un momento attraverso una fotografia, piuttosto che goderselo. Ho assistito una marea di volte a birre che si riscaldavano, a sigarette che finivano, a caffè che diventavano freddi, in attesa dello scatto “poetico” da pubblicare assolutamente su internet. Per non parlare dei sorrisi falsi, che un attimo dopo il flash si trasformano in smorfie di insofferenza pura e (nei casi più patologici), dei colpi della strega dovuti alla posa disumana assunta per apparire nella foto di gruppo, che però ha acchiappato 200 like su instagram.

Le scenette più comuni sono le seguenti:
1. -“Ma dov’eri finita? È mezz’ora che ti aspetto!”
– “Scusami! Mia mamma mi ha chiesto di portare la spazzatura fuori e ho perso tempo.

BALLE. Chissene dell’amico che aspetta, oggi ero troppo figa e dovevo spararmi un selfie prima che l’umidità mi rovinasse i capelli.

2. Stasera è sabato ed esco con i miei amici a bere qualcosa. Ma sì, pubblichiamo una trentina di foto in cui si vede che ci stiamo divertendo come i pazzi, anche se mi sta diluviando addosso e non vedo l’ora di tornare a casa a dormire.

3. Facciamo che oggi pomeriggio mi butto sul divano e guardo Disney Channel. Però prima fammi pubblicare una foto di una tazza di thè e un libro, giusto per far credere a tutti che sono una tipa intellettuale.

4. Oggi vedo il mio ragazzo dopo due settimane: ovviamente passo la metà del tempo con lui a scegliere le fotografie delle nostre mani che si intrecciano, dei nostri baci, di noi due che ridiamo, perchè le devo pubblicare su facebook e ricevere i “BigLikes”.

3009340-poster-instagramInsomma, è palese che ormai se non vivi qualcosa di indimenticabile (come se il caffè con la panna al bar sotto casa lo fosse) e non lo condividi con gli altri, è come se tu in realtà non lo avessi mai vissuto. La cosa divertente è che se poi la foto esce male, se nel selfie sei uscito uno schifo (della serie che assomigli allo Zio Fester della Famiglia Addams), sarai ossessionato tutto il tempo dal fatto che non potrai far sapere ai tuoi followers (poverini) quello che stai vivendo. Sarai ossessionato dal fatto che il tuo ex non potrà credere che senza di lui sei felice comunque e che ormai fai la Vida Loca!

La fotografia in effetti ha proprio il compito di bloccare l’attimo nel tempo. Riguardare una fotagrafia, riporta alla mente tutto quello che c’è dietro e ci sono persone che oltre a fare di essa una passione, ne fanno un vero e proprio lavoro.
Questa nuova ossessione in effetti sminuisce un po l’arte della fotografia e nella maggior parte dei casi la rende un’arte ipocrita e corrotta, utilizzata per mera vanità, per un semplice gioco di appranze.

Paradossalmente i giovani (parlo di giovani perchè sono coloro che ne sono più coinvolti),  preferiscono impegnarsi di più per apparire felici, piuttosto che impegnarsi per esserlo veramente.  Il che non ha molto senso a pensarci.

Poniamo più attenzione nel far credere agli altri di essere felici che non cercare di esserlo veramente.”
[François de La Rochefoucauld]

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