Attualità & Territorio

Anonymous vs ISIS: hacktivism 2.0

di Francesco Ucci

La notizia che Anonymous, il più grande e famoso collettivo di hacker al mondo, abbia dichiarato “guerra” all’ISIS ha fatto il giro del mondo nei giorni successivi alla strage di Parigi. La nuova campagna di Anonymous prende il nome di #OpParis (Operation Paris) e prende il via proprio con la diffusione di un video propagandistico del gruppo contro il terrorismo, “Non perdoniamo”. Al progetto collaborano i gruppi hacker Anonymous italiani, statunitensi e francesi. Sì, avete letto bene, gli hacker italiani hanno un ruolo rilevante in questa lotta. In realtà la volontà di combattere i jihadisti attraverso i social e internet era un’ipotesi già presa in considerazione da Anonymous a gennaio, dopo i fatti di Charlie Hebdo, ma la campagna ebbe poco successo. Essa comunque non si è fermata, ma in questi giorni sta ricevendo una nuova impennata. Anonymous, fortunatamente, non è l’unica “associazione” che si è mossa per la lotta telematica allo Stato Islamico, ma si  sono messi all’opera collettivi da tutto il mondo e attivisti indipendenti.

#ISIS vi stiamo indebolendo, tutto il mondo è unito. We are weakening you. The whole world is united. #OpParis @AnonymItalia

— #OpParis (@opparisofficial) 18 Novembre 2015

Questa “lotta” ha come obiettivi l’interruzione della propaganda ISIS e la segnalazione di esponenti dello Stato Islamico. Ma come? Gli Hacker si stanno occupando della ricerca di account Twitter e siti web jihadisti che, grazie ai loro strumenti, possono essere annientati. Siti web, ma sopratutto Twitter, sono i canali preferenziali per il reclutamento di nuovi adepti jihadisti e per diffondere messaggi di terrore che lo Stato Islamico utilizza. Una parte della loro attività informatica si svolge, invece, nelle profondità del Deep Web (la parte oscura dell’internet a cui si può accedere solo attraverso software specifici). Dall’inizio della campagna gli hactivists di #OpParis hanno cancellato ben 5500 account di membri del gruppo Stato Islamico.

Come funziona?
Il metodo di ricerca di siti/account di jihadisti è apparentemente molto semplice. Il gruppo ha sviluppato un semplice algoritmo che permette di ricercare parole sospette, prese da una lista composta di termini utilizzati dai terroristi, sul web. Se viene individuato un profilo twitter ambiguo, quest’ultimo viene scagionato per vedere se le parole “incriminate” compaiono frequentemente. Se c’è la certezza che il profilo appartenga a un terrorista dell’ISIS esso  viene disabilitato dal gruppo.

E noi cosa possiamo fare?
Chi ha un minimo di familiarità con il computer può collaborare in questa lotta. Anonymous ha chiesto esplicitamente aiuto a chiunque volesse partecipare e al proposito ha pubblicato tre guide per poterlo fare.

anonymous-guide-hacking-isis_0

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