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NBA – Non è un paese per vecchi

di Vincenzo Marchitto

Si aprono le danze, la nuova stagione regolare è cominciata a ritmi decisamente elevati, ponendo subito grandi interrogativi ma allo stesso tempo solide certezze. Dopo una lunga estate ricca di emozioni, dalle parole si passa ai fatti. Andiamo ad analizzare (per quanto possa essere matura un’analisi dopo solo sette gare dall’inizio) quali sono i protagonisti di quest’avvio, e chi invece ha deluso le aspettative.

12212141_1169862103028733_563597124_nCominciamo con la prima certezza. Se durante l’estate si era parlato di un difficile, se non impossibile replay della super annata dei Golden State Warriors, il 7-0 dei campioni in carica ha messo a tacere ogni commento o considerazione affrettata. I Warriors sono ancora più forti dell’anno scorso, e Steph Curry rasenta a tratti il divino. Sì perché, non solo sembra avere piena consapevolezza dei propri mezzi, ma segna praticamente dove, come e quando vuole.

Altra considerazione obbligatoria riguarda l’impatto dei Rookie sulla lega. I tempi del college sono ormai acqua passata, e i “ragazzini” (classe ’95) stanno dimostrando che talento ne hanno da vendere, ma andiamo con ordine.

12233113_1169862119695398_317490779_nKarl-Anthony Towns, 2,11 metri per 113 chilogrammi, sublime realizzatore con entrambe le mani, sa leggere i movimenti dei difensori per sfruttarli al meglio. Ottimo rimbalzista su entrambi i fronti. Intelligenza cestistica che gli permette di essere un gran difensore, e a tratti un grande assistman. Insomma, una bestia.

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Meno roseo l’avvio di Jahil Okafor, i suoi Sixers sono 0-7 (terza franchigia nella storia senza vittorie dopo sette gare, per il terzo anno di fila). Il prodotto di Duke ha però subito dimostrato di poter diventare un leader, ottimo attaccante e giocatore in post. Crescendo può davvero diventare un centro di lusso.

12233271_1169862116362065_31978062_nUn’altra “sorpresa” viene dalla Lettonia. Quando i New York Knicks lo hanno scelto, i tifosi lo hanno accolto in malo modo, riempiendolo di fischi. Kristaps Porzingis ha stupito tutti. Gran tiratore dalla media, difficile da stoppare per i suoi 2,12 metri, carismatico, e gran stoppatore. Avete presente il tipico centro bianco senza muscoli, adatto al solo sistema europeo? Ecco, è solo un cliché. Il lettone non ha paura di niente, e di nessuno.

12212526_1169862136362063_74505858_nPassiamo a D’Angelo Russell. Talento smisurato, carisma da vendere, swag fuori dal campo, non poteva non andare a Venice Beach. Avvio strozzato il suo, coach Scott vuole preservarlo prima di buttarlo nella mischia dall’inizio, come se debba prima entrare mentalmente nella NBA. Anche perché sappiamo tutti che i Lakers sono ormai come una vecchia Mercedes, grande nome, ma tutto da ricostruire.

12226457_1169862153028728_759962833_n“MVP”… “Miglior giocatore del mondo”… “stagione della consacrazione”… avete capito di chi stiamo parlando? Anthony Davis. La stella dei New Orleans Pelicans doveva prendersi la lega sulle spalle, ma fino ad ora il sistema di gioco disegnato apposta per lui non dà frutti. Lui si allontana dal canestro e non fa più male come prima, ma tranquilli, siamo solo all’inizio.

Concludiamo con un nome su cui in pochi avrebbero scommesso: Andre Drummond. Avvio di stagione monumentale per lui: 136 punti e 137 rimbalzi in sette gare, come lui solo un tizio chiamato Wilt Chamberlain (sì, quello che segno 100 punti in una sola partita). Un gigante che sembra non avere rivali in questa lega, con 20 rimbalzi di media a partita, dominio assoluto.


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