Scienze & Tecnologia

“L’unico modo per essere certi di non ammalarsi di cancro è non nascere”

di Domenico Maddaloni

La notizia della cancerogenicità delle carni rosse e lavorate è riuscita a diventare più fastidiosa di un tormentone estivo in meno di un giorno dalla sua uscita. Su Facebook tutti avevano da dire la propria: da vegani che reclamavano la priorità cronologica della notizia con sonori “Ve l’avevo detto”, a mangiatori di carne seriali con anche il dentifricio al sapore di manzo che usavano la mai scontata ironia di un “Quelli cancerogeni so’ i politici a Montecitorio, altro che la soppressata!”.

Ma se qualcuno si fosse appena svegliato da un coma vegetativo (questa è l’unica motivazione che riesco a trovare) e non avesse sentito la notizia, mettiamo le carte in tavola.

La notizia

AIRC-300x300L’AIRC, Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, ha inserito nella sua famigerata classifica (di cui parlavo anche nello scorso articolo) le carni rosse e lavorate. Più precisamente le carni rosse sono finite nel gruppo 2A quello degli agenti “probabilmente cancerogeni” e le carni lavorate, come insaccati o würstel, nel gruppo 1, cioè quello dei più pericolosi per l’uomo (tant’è che dello stesso gruppo fanno parte tabacco e amianto).

Per l’allarme scoppiato immediatamente tra la popolazione, sia la stessa AIRC sia i vari siti di divulgazione scientifica hanno voluto a mettere in chiaro la situazione, facendo trasparire un messaggio riassumibile in “Sì, la carne rossa è cancerogena, ma non allarmatevi”.

Di articoli che cercano di chiarire per filo e per segno la questione, perciò, ce ne sono a bizzeffe e vi segnalo tra tutti quello della stessa AIRC. Quindi invece di un commento della notizia vorrei, piuttosto, concentrarmi su un’importante riflessione, che secondo me è quello che dovremmo metterci in saccoccia e segnare nella lista delle “lezioni imparate” dopo questa faccenda.

La questione è ETICA prima che MEDICA

Ebbene sì, non c’è da parlare di proteine o studi di laboratori né da confrontare statistiche. Niente di tutto questo perché SÌ, la carne rossa è cancerogena. Il punto cruciale è uno: a quella classifica, che ci piaccia o meno, nei prossimi anni si aggiungerà (ve lo posso dire senza azzardare troppo) la quasi totalità degli oggetti che ci circondano. Ad esempio, come probabilmente avrete sentito, è di nuovo sotto l’occhio dell’AIRC il caffè per la sua possibile cancerogenicità, e -SPOILER ALERT- sì, sono certo che anche lui si rivelerà un amico peggiore di quanto crediamo (anche perché è già inserito nella classifica, precisamente nel gruppo 2B).

Ribbon-Awareness-Decals-Medium-17522794-600_430Poi sappiamo benissimo come funziona, l’aggettivo cancerogeno vuol dire tutto e vuol dire niente: il fumo favorisce  l’insorgenza di tumori, ma conosciamo innumerevoli casi di persone che non hanno toccato una sigaretta in vita e si trovano con cancri ai polmoni. Per questi motivi la domanda che mi (e vi) pongo è: “Possiamo rinunciare a una cosa che ci piace o che ci è utile perché FORSE così potremmo evitare una malattia di cui però ci possiamo ammalare lo stesso?”.

Forse vi sembrerà un po’ cinica e probabilmente lo è, ma vi chiedo di guardare razionalmente la cosa: purtroppo per noi il tumore è una malattia grave, diffusa e difficile da combattere, ma soprattutto così complessa che potrebbe sembrare quasi stupido cercare di trovare tutte le sue possibili cause. “L’unico modo per essere assolutamente certi di non ammalarsi di cancro è non nascere” è la frase che accoglie gli studenti di medicina che si accingono a studiare il capitolo dei tumori su un famoso testo di Patologia (il Robbins), e se pur triste e difficile da accettare è nient’altro che la verità.

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