Cultura & Intrattenimento

TUTORIAL: Come creare uno spettacolo in tre giorni [VIDEO]

di Vincenzo Politano

Potete vederlo… come se steste seduti in poltrona!

INGREDIENTI:

Un teatro.

Un pubblico multiculturale: 45 persone appartenenti a 9 stati diversi.

Una proposta.

Incoscienza.

Mezzi scarsi.

Poco tempo.

Lotte contro il tempo.

Tre giorni e due notti.

Quattro menti.

Insonnia.

Uno show.

PROCEDIMENTO:

È ottobre. Sono nel pieno di uno scambio europeo, l’alcol già dal primo giorno scorre a fiumi e dopo qualche shot di vodka polacca e un paio di bicchieri di quel buonissimo amaro lituano, divertito e un po’ stordito posso affrontare il freddo tagliente di Belluno. L’atmosfera è calda, direi calma. “Non ero qui per lavorare?” Questo è il pensiero che per un microsecondo mi sfiora nella mente. “Be’… di sicuro è molto meglio questo.”

Ma poi arriva la proposta: “Ragazzi, gli altri stati si aspettano da voi qualcosa… perché non organizzate una serata italiana per mercoledì?”

“Ma è dopodomani! Che cazzo facciamo?”

“Uno spettacolo!”

“Bellissimo, figata! E se facessimo anche…”

“Oddio bravissimo e poi potremmo…”

Tra un’idea e l’altra in due ore avevamo scritto un piccolo spettacolo sui luoghi comuni italiani.

La mia stanza era diventata una fabbrica di idee.

Camilla era divertita e spaventata al tempo stesso. Gli occhi di Luca erano due pozzi d’entusiasmo. Chiara, sveglia da poco, si stropicciava gli occhi e sperava che fosse ancora un sogno. E io? Io complicavo la situazione aggiungendo carne al fuoco. Il nostro quadernetto traboccava di idee. Ora bisognava trasformarle in una storia bella e divertente da mettere in scena.

“Mancano costumi, luci, musiche. Ah, ma quando proviamo!?”

In gran segreto la sera stessa iniziamo a lavorare alla parte tecnica dello spettacolo.

“Allora qui… mettiamo il Padrino.”

“No, sbagli, qui va il canto gregoriano.”

“Camilla, vieni qua! Dobbiamo fare il David!”

“Poi qui Dante guarda Tiziano Ferro, ah, ma le foglie di Cesare sono state prese?”

“Ragazzi, manca l’Oscar di Benigni… come lo facciamo?”

La lingua che parlavamo era tutta nostra. Praticamente incomprensibile a qualsiasi estraneo e non perché non era la lingua madre dei quarantacinque partecipanti. Si era creato l’equilibrio che nasce in una compagnia teatrale che lavora da anni insieme… e noi lo stavamo facendo da sole tre ore. La notizia della sorpresa italiana era già trapelata inspiegabilmente e le aspettative dei ragazzi lievitavano insieme alle nostre ansie.

Vi risparmio i racconti delle lotte per provare di nascosto lo show. Gli imprevisti dell’ultimo minuto. I litri di vino bevuto, le cadute, i lividi e le risate fino alle lacrime. Abbiamo scoperto luoghi nascosti. Sale conferenze e teatrini aprivano le loro porte ad un team di disgraziati che non voleva assolutamente deludere.

Il momento più bello per un attore è l’attimo prima di entrare in scena. Mi è capitato diverse volte di sentire il cuore in gola, ma ragazzi miei, quella sera è stato devastante. Camilla, Chiara, Luca e io eravamo scintille dietro al sipario, l’adrenalina scorreva nelle vene. Legati da un’energia unica abbiamo travolto mezza Europa. Le risate e gli applausi del pubblico ci hanno ripagato. Complimentoni ci hanno lusingato. I più timidi ci hanno ringraziato con lo sguardo. Occhioni neri e profondi ci ammiravano. Sarà stato uno spettacolo scarno ed infantile, magari sì… lo è stato, ma di sicuro ha viaggiato con una marcia in più: la spontaneità.

Nei teatri italiani manca troppo spesso.

P. S. Grazie al nostro pubblico che ha catturato lo spettacolo in diversi punti di vista, questo è il risultato. Spero vi piaccia.

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