Cultura & Intrattenimento

Kingdom Hearts, la serie Disney/Square Enix si conclude su PlayStation 4

di Silvia Martignetti

Lo scorso E³ – Electronic Entertainment Expo, fiera di videogiochi alla quale ogni anno sono presentati al pubblico i titoli in arrivo sul mercato – ha visto la Square Enix trionfare grandiosamente sulle avversarie. Sebbene l’annuncio della retrocompabilità per Xbox One avesse concesso a Windows un leggero vantaggio, la Square ha sbancato sganciando una bomba dopo l’altra, dando in pasto alla platea prima il trailer del progetto decennale The Last Guardian, poi il kickstarter del terzo capitolo della saga di Shenmue per concludere in bellezza con la notizia che ha spedito in orbita il cervello dei videogiocatori di mezzo mondo: il rifacimento del leggendario Final Fantasy VII per PlayStation 4. Ma a entusiasmare gli animi ha contribuito anche un titolo di cui ogni notizia sembrava perduta, Kingdom Hearts III. Oggi ci dedicheremo a un’analisi dei capitoli che lo hanno preceduto per ripassare storia, temi e gameplay in modo da arrivare pronti all’uscita del terzo capitolo, che metterà la parola fine a un’avventura durata più di un decennio.

Cominciamo dalla mente dietro KH, l’autore e disegnatore videoludico Tetsuya Nomura. Membro di Square Enix sin dal 1992, Nomura sostituisce Yoshitaka Amano come disegnatore e direttore grafico di Final Fantasy: di suo pugno realizza i design dei capitoli più prestigiosi della rinomata serie quali il VII, l’VIII, il X e il XIII. Sebbene i primi anni ’90 lo vedano coinvolto nella creazione di videogiochi di discreto successo – esempi illustri sono Parasite Eve I e II –  è soltanto con l’inizio del nuovo millennio che Nomura viene nominato direttore, artista e disegnatore di un ambizioso, inusuale, stravagante progetto che la Square Enix ha ideato in collaborazione con la Disney Interactive: un’avventura RPG che, pur con storia e protagonisti originali, ai popolarissimi Cloud, Squall e Tidus affianchi le mascotte di casa Disney. Un’operazione puramente commerciale? Indubbiamente. Ma realizzata maledettamente bene.

Promotional_Artwork_KHIn principio la trama, al di là di una sequenza cinematica vagamente onirica, non presenta peculiari complessità: il giocatore si ritrova a vestire i panni di Sora, quattordicenne spensierato residente sulle Isole del Destino. I suoi migliori amici sono Kairi, sua coetanea e unica abitante a esser mai emigrata nell’arcipelago, e Riku, col quale Sora intrattiene un’amichevole rivalità. Riku è ossessionato dal desiderio di prendere il mare e raggiungere luoghi sconosciuti da conoscere ed esplorare, ragione che spinge il trio a prodigarsi per costruire una zattera, far provviste e salpare alla volta di nuovi mondi. Ma la notte prima di partire accade l’impensabile: le Isole del Destino subiscono un devastante attacco da un’entità arcana, Kairi svanisce nel nulla, Sora acquista una misteriosa arma denominata Keyblade e assieme a Riku è fagocitato dall’oscurità dirompente. Risvegliatosi nella Città di Mezzo – luogo in cui, come gli sarà spiegato in seguito, giungono tutti coloro i cui mondi sono andati distrutti – Sora farà la conoscenza di nientedimeno che Paperino e Pippo, in quest’universo rispettivamente capo delle guardie e stregone al servizio di Re Topolino, anch’egli misteriosamente svanito. I tre si alleano per ritrovare gli amici scomparsi.

Da questo punto si delinea una delle trame più fitte, complesse e sorprendenti del mondo videoludico. L’incontro tra Sora e i suoi compagni di viaggio, infatti, è solo l’inizio di una lunga serie di eventi che si snoderanno in molteplici capitoli, sottotrame plurime e infiniti universi. Se nel primo capitolo la minaccia è costituita dagli Heartless, creature d’ombra che hanno perso il loro cuore, e dai principali cattivi Disney capitanati da Malefica, sempre nuove rivelazioni e insidie compariranno all’orizzonte, tra le quali spicca l’Organizzazione XII. Grazie a essa è introdotto il concetto di Nessuno, l’involucro che si ci lascia alle spalle quando si diventa Heartless e che continua ad agire di sua sponte, seppur incapace di provare sentimenti ed emozioni; i fan della saga ricorderanno certamente il duo composto da Roxas e Axel e l’enigmatica Naminé. Impossibile, infine, non menzionare i  responsabili, loro malgrado, del fato nefasto di ben tre generazioni di custodi del Keyblade: il trio composto da Ventus, Terra, Aqua e il maestro Xehanort.

Le tematiche affrontate, sebbene ricoperte da una patina di buonismo tipicamente disneyana, sono sorprendentemente mature per un’opera che ha tra i suoi deuteragonisti Pippo e Paperino. Se nel primo capitolo sono l’importanza del sacrificio e della determinazione a farla da padrone, la memoria e la ricerca della propria identità si affiancano loro nei titoli seguenti, dando spesso luogo a momenti toccanti che compongono il tessuto emozionale della saga. Non da meno è il tema della redenzione: più di un personaggio affronta un arco narrativo di ravvedimento e riscatto per espiare la colpa di essersi schierato con gli antagonisti a discapito del benessere dei propri cari. I legami e le connessioni instaurate tra i vari personaggi, infatti, sono essenziali e gli innumerevoli rapporti d’amore e, soprattutto, di amicizia giocano un ruolo fondamentale nell’universo di KH. Un ruolo principale è assunto dal concetto di cuore, qui inteso col valore di anima, di difformità identitaria necessaria ad affermarsi come individuo.

tumblr_m397i22zhi1qbtlzqo1_500I due capitoli principali, Kingdom Hearts, rilasciato sul mercato nel 2001 per PlayStation 2, e Kingdom Hearts II, uscito per la stessa piattaforma nel 2005, godono di un gameplay che alterna fasi di esplorazione a fasi di combattimento. Entrambi includono mondi tutti da scoprire ispirati ai grandi Classici Disney, ricolmi di locazioni segrete da raggiungere combinando sapientemente le abilità acquisite durante il gioco. Esse non di rado celano degli oggetti da collezionare nell’inventario, tramite il quale è possibile equipaggiare di un’arma, una protezione, pozioni curative, incantesimi e invocazioni i personaggi sotto il proprio controllo. O meglio, parziale controllo: la gestione di Pippo e Paperino non è diretta, ma deriva da una serie di caratteristiche da impostare prima dell’inizio dei combattimenti. L’unico personaggio sotto il totale controllo del giocatore è Sora, la cui gamma di azioni varia dall’attacco semplice con la ripetuta pressione del tasto principale all’uso di abilità magiche, accelerazioni e schivate da effettuare coi tasti dorsali. Risulta difficoltosa, purtroppo, la gestione della telecamera, forse l’unica grande pecca del gameplay di KH. Il gioco prevede un certo numero di punti di salvataggio, classificabili in un primo tipo, con l’aspetto di due fiammelle verde chiaro rotanti, e un secondo, con l’aggiunta di un disco luminoso sul terreno che permette l’imbarco e lo sbarco dalla Navigummi, protagonista di sessioni sparatutto durante il passaggio da un mondo all’altro.

Ma il gameplay varia grandemente da capitolo a capitolo. Eh, sì, perché la saga si è espansa su ogni piattaforma possibile! Risale al 2004 Kingdom Hearts: Chain of Memories, che funge da ponte tra gli eventi del primo e del secondo KH. Inusuale fusione tra un RPG e un gioco di carte collezionabili, è basato su un sistema di PE che viene utilizzato per aumentare i PV o i Punti Carta. Dalla fine di KH2 parte invece la trama di Kingdom Hearts coded, diviso in cinque episodi rilasciati a qualche mese di distanza l’uno dall’altro; il capitolo inaugura la saga su telefono cellulare, unendo alla struttura RPG rompicapo, minigiochi ed elementi platform. Nel 2009 compare sul mercato Kingdom Hearts 358/2 Days, midquel prodotto per Nintendo DS completo di una versione per giocatore singolo e una multigiocatore. Per rimanere fedele al genere RPG il gioco si avvale solo minimamente del touch screen, imperniandosi su un gameplay manuale noto come pannello di sistema che permette modifiche dei livelli di personaggi, oggetti, magie, armi, abilità, armature e accessori. Nel 2010 è la volta di Kingdom Hearts Birth by Sleep, prequel rilasciato su PSP e ambientato dieci anni prima delle avventure di Sora e compagni. Una Console dei Comandi permette di impostare Comandi da battaglia, Comandi d’azione e Comandi Epilogo, potenti combo finali ottenibili solo quando la Barra Comando è al massimo. Le invocazioni, invece, sono sostituite dalle Unioni Dimensionali, che garantiscono i poteri di alcuni personaggi secondari per un breve lasso di tempo. Funziona in maniera simile il gameplay di Kingdom Hearts 3D: Dream Drop Distance, uscito per Nintendo 3DS nel 2012. Tra le novità la Drop Gauge, una barra che una volta consumata farà cadere in un sonno profondo Sora o Riku costringendo il giocatore ad alternarsi tra l’uno e l’altro, l’addomesticamento dei Dream Eater e il Flow Motion, sistema che permette l’interazione con le superfici piane tramite la pressione del tasto Y. Mentre il MMORPG Kingdom Hearts χ –  ambientato durante la Guerra del Keyblade – fa uso dello stesso gameplay di KH: CoM, nulla è stato ancora rivelato sull’ultimo capitolo annunciato, Kingdom Hearts Birth by Sleep 0.2: A Fragmentary Passage.

DoppiaggioAccompagnano e arricchiscono l’opera le musiche di Yoko Shimomura, nota come “la più famosa compositrice di colonne sonore per videogiochi al mondo”. Dal 1993 al 2002, infatti, Shimomura firma le tracce musicali di “Parasite Eve”, alcuni episodi della saga videoludica di Mario e “Xenoblade Chronicles”. Ma il suo marchio è indubbiamente la composizione di tutta la melodia di KH: Dearly Beloved, tema portante della saga, è ad oggi uno dei temi musicali più famosi del mondo videoludico, riprodotto e riarrangiato in versioni sinfoniche, orchestrali o per pianoforte. Una menzione d’onore al doppiaggio, abbondante di voci dal mondo dello spettacolo. A prestare la voce a Sora è Haley Joel Osment, candidato all’Oscar per la sua interpretazione ne “Il sesto senso”, mentre a doppiare Roxas è Jesse McCartney: ironia della sorte, una voce nota per un Nessuno! Hayden Panettiere, la Claire di “Heroes”, e Willa Holland, interprete di Thea Queen in “Arrow”, prestano la voce rispettivamente a Kairi e Aqua, mentre il doppiaggio dei personaggi più maturi vanta un cast a dir poco stellare: Christopher Lee per Ansem il Saggio, Mark Hamill per il maestro Eraqus e Leonard Nimoy per il maestro Xehanort. In quale altra occasione avremmo avuto la possibilità di assistere alla coesistenza di Saruman, Luke Skywalker e il signor Spock nello stesso universo?

Ed eccoci giunti alla fine di questa ricapitolazione. In quasi quindici anni i fan di KH ne hanno viste di cotte e crude, barcamenandosi tra colpi di scena inaspettati e console di ogni genere. Cosa aspettarsi, dunque, da KH3? Forse, per il momento, è bene limitarsi a guardare il trailer e attendere, finalmente, la conclusione di una saga che ha saputo catturare milioni di fan con il suo sapore unico.

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