Scienze & Tecnologia

Cellulari e cancro: timori fondati?

di Domenico Maddaloni

Quasi sicuramente hai un amico che risponde alle chiamate solo con gli auricolari e forse anche tu spegni il cellulare prima di metterlo sul comodino per dormire. La notizia della possibilità che i telefoni provochino problemi come tumori, infatti, ha intimorito non poco la popolazione e non resta inosservata agli scienziati, che da subito hanno cercato di far luce sulla questione.

Ad essere sotto accusa sono le radiazioni emesse dai cellulari: tutti i telefoni senza fili, infatti, emanano delle radiazioni (essenziali per il loro funzionamento) dette “non ionizzanti​” che si differenziano da quelle “ionizzanti” (di cui fanno parte ad esempio i raggi X e raggi gamma) per la potenza decisamente superiore delle seconde. Per fare chiarezza sulla questione l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha riunito 31 esperti di tutto il mondo per analizzare a fondo il problema. I risultati dell’analisi sono stati pubblicati il 1 luglio 2011 su Lancet e classificano “i campi elettromagnetici a radiofrequenza (quelli dei cellulari ad esempio n.d.r.) come possibilmente cancerogeni per gli esseri umani (gruppo 2B)”.

unnamedPer capire il significato è essenziale chiarire alcuni termini: il “gruppo 2B​” è l’insieme di tutti gli agenti classificati “possibili cancerogeni” dalla stessa IARC, e nella dettagliata classifica ​vengono subito dopo il gruppo 1 dei “cancerogeni” e il gruppo 2A dei “probabili cancerogeni”. Beh, adesso non andate a buttare il vostro cellulare dal balcone, il dato non è molto preoccupante soprattutto se si considera che dello stesso gruppo fanno parte anche il caffè e le verdure sottaceto. L’assoluta delicatezza della questione  ha messo “sul chi va là” anche la stessa IARC ed è importante capirne il motivo. In linea di massima, per provocare un tumore è necessario un danno al DNA ma NON ci sono evidenze scientifiche che attestino che le radiazioni non ionizzanti siano capaci di procurarne. L’unico effetto biologico che possono indurre è l’aumento della temperatura:​ non a caso anche quelle dei forni a microonde sono radiazioni non ionizzanti, ma ovviamente essi posseggono una potenza decisamente maggiore di quelle di un telefono (infatti credo nessuno riesca a riscaldare il proprio pranzo mettendolo accanto a un cellulare, seppur per ore). Ciò che fa dubitare la IARC sono alcuni studi statistici, ma anche per questo c’è da mettere dei puntini sulle i.

I tipi di studi condotti per analizzare il problema sono di 3 tipi:

  1. gli studi “case­control” in cui sono confrontate persone sane e persone con determinate malattie (in questo caso vari tumori al cervello) e il loro uso dei dispositivi mobili;
  2. gli studi “cohort” che invece seguono per anni una grande quantità di persone per capire chi di essi contrae il tumore e come ha usato il cellulare;
  3. infine si può analizzare l’incidenza dei tumori sulla popolazione generale negli anni, per rapportarlo con la crescita evidente della diffusione dei telefoni.

La grande maggioranza degli studi (di tutti e tre i tipi) dimostra che non c’è correlazione tra insorgenza di tumori e telefoni cellulari (rimando tra tutti a Interphone, ​che ha coinvolto ben 13 Stati, a uno studio danese del 2011, e un più recente studio inglese). Solo una piccola porzione di studi (per esempio uno studio su una ristretta porzione di svedesi sotto i 20 anni) non riesce a escludere (attenzione alle parole) la possibilità di correlazione tra i due. Queste le cause che hanno spinto, a ragione, la IARC a inserire le radiazioni non ionizzanti tra gli agenti “possibilmente cancerogeni”, oltre al non trascurabile problema della difficoltà di analisi dei tumori al cervello, essendo piuttosto rari (si parla di 3,5 casi ogni 100.000 abitanti). Morale della favola: sì, la ricerca nel settore è molto attiva e ha intenzione di dare risposte concrete a un problema non di poco conto, e delle piccole mosse di prevenzione come l’uso degli auricolari o simili non sono affatto nocive. Inutile però, come sempre, ricadere in facili allarmismi o addirittura scatenare efferate battaglie contro l’uso dei cellulari che, si sa, lasciano il tempo che trovano.

Fonti:

Tumore e cellulari – IARC

Classifica IARC dei “probabili cancerogeni”

Interphone

Department of Epidemiology, Tampere School of Public Health

Cancer Epidemiology Unit, University of Oxford

Department of Oncology, University Hospital

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