Costume & Società

L’approccio dei giovani alla politica. Due mondi paralleli?

di Rocco Castellucci

Disinformati, distaccati e lontani. Questo è il profilo che viene fatto dei giovani in rapporto alla politica. Un rapporto sofferto.

Oggi è diventato addirittura difficile riuscire a parlare con i ragazzi di politica, e chi sta scrivendo questo articolo è il primo a fare un “mea culpa”. Questo perché negli ultimi anni è cresciuto sempre più un senso di sfiducia. Le frasi che più spesso ci capita di ascoltare sono “politici ladri”, “la politica mi fa schifo” o peggio ancora “mi annoia”. C’è la tendenza a vedere tutto nero, senza speranza, atteggiamento che si è necessariamente riversato su una progressiva crisi di partecipazione anche alle strutture politiche tradizionali. Navigando sul web, leggendo statistiche di sondaggi fatti in merito alla questione, è stato facile appurare che un’alta percentuale del mondo giovanile ha un’opinione negativa del mondo politico italiano, un’altra gran parte invece è indifferente, diffidente, arrabbiata.

Ma il problema sta nel capire per quali ragioni c’è questa diffidenza. Molto probabilmente i giovani, noi giovani, ci riteniamo sfiduciati dal mondo politico per la situazione di incertezza e precariato che in questi anni chi ha governato ci ha dato. Abbiamo rinunciato, o alcuni mai iniziato, a credere negli ideali che hanno accompagnato le generazioni precedenti per passare ad una visione in cui la politica viene vista come qualcosa che non ci appartiene, che non va vissuta attivamente. Ci ritroviamo inoltre ad essere molto più sensibili ai difetti della società, a renderci conto che non c’è nulla di certo nel nostro futuro, quasi come se la sociedc4e2c5affa3554bafe24d1b3130414d_XLtà non fosse lì pronta ad attenderci. Proprio questa è una delle ragioni per cui non si cerca più una risposta ideologica nei partiti, non si guarda più, come i nostri padri, ai leader della politica come bandiere dietro le quali militare, ma c’è richiesta di una visione nella quale credere, un modello in cui identificarsi, si aspettano risposte concrete insieme a proposte che parlino di certezze. Le promesse non mantenute, gli scandali, l’opportunismo, i giochi di potere, invece, sono le altre ragioni per cui regna lo scetticismo tra le nuove generazioni che sono diventate un oggetto escluso dalla politica. Si può dire in pratica che la politica giovanile risulta quasi inesistente. I giovani che hanno degli ideali politici sono pochi e non vengono spronati affatto. Il mondo “adulto” della politica non si preoccupa di quello che pensano e la distanza che li divide continua a crescere. Bisogna inoltre considerare che chi è interessato a fare politica è fortemente condizionato da due fattori: la disponibilità di tempo da dedicarle e soprattutto le condizioni economiche. Sembra infatti che per dar vita ad iniziative e quant’altro debba sempre esserci la possibilità di autofinanziarsi, perché se ci aspetta un aiuto da chi di dovere, le idee non potranno che rimanere solo ed esclusivamente tali.

Ma cosa si potrebbe fare per invertire la rotta? Sicuramente le strade da percorrere non sono facili e in discesa, ma questo non vuol dire che si debba necessariamente gettare la spugna. Gli strumenti per offrire iniezioni di fiducia alle nuove generazioni ci sono. Basta utilizzarli.

Il primo punto da proporre, a mio parere, è quello del recupero del senso di collettività. Se si comprende l’importanza del proprio rapporto con gli altri e del proprio contributo all’interno della società, si può riscontrare un nuovo ottimismo anche nell’approccio con il mondo politico, considerandolo come uno strumento di “aiuto” nella società.

Una seconda strada invece è quella della lotta. Lotta tra il bene e il male si intende, ovviamente. Continuando a dire che la politica è un qualcosa di irrimediabilmente disonesto non si potrà cambiare mai niente. Bisognerebbe reagire, fare uno sforzo per penetrare in certi ambienti senza mai lasciare a casa i propri valori e ideali. Bisognerebbe interessarsi alla politica proprio per cambiarla, se non ci sta bene così com’è. L’importante è non scoraggiarsi, dopotutto la sconfitta di oggi potrebbe essere la vittoria di domani.

Ma cosa dire di quei pochi che invece cercano, anche solo in parte, di interessarsi a tutte queste dinamiche? Sempre indagando sul web la risposta è che una buona parte di giovani intervistati cerca di interessarsi alla politica, o meglio informarsi, attraverso quel tubo catodico che comunemente chiamiamo televisore. Un mezzo che lascia però poco spazio per la riflessione e l’elaborazione. La velocità dei TG, l’arena rissosa dei programmi di approfondimento, caratterizzano la politica in televisione degli ultimi anni. Quest’ultima non permette agli spettatori di cChild-Reading-Paperonoscere le dinamiche e il significato di scelte, posizioni o comportamenti adottati da coloro che rappresentano il mondo politico odierno. Segue poi, come canale di conoscenza, un classico: il quotidiano. Anche i giornali oggi, però, offrono una visione distorta della realtà. Il gusto per il retroscena e lo scoop ‘gossipparo’ delle chiacchiere da salotto, non disegna un prodotto editoriale capace di far comprendere ai giovani il reale peso e ruolo della politica. In terza posizione staziona invece la rete. Il rapporto tra il web e la politica negli ultimi anni ha fatto passi da gigante. Oggi i principali partiti, e anche molte figure di primo piano, hanno un sito internet aggiornato, un account sui vari social network con i quali è ancora più facile comunicare con la gente. Lo sviluppo di internet non ha però permesso alla politica di penetrare in modo efficace nel mondo giovanile, prevale sempre il disinteresse, nonostante l’alto livello di confidenza di noi giovani con questo strumento. Il web rappresenta infatti un universo di potenzialità in parte ancora inutilizzate.

La soluzione migliore, quindi, per riaprire in modo permanente il dialogo tra i giovani e la politica, sembra proprio quella di moltiplicare il più possibile i luoghi e le occasioni di confronto, garantire una democraticità nei processi decisionali, cercare di coinvolgere le generazioni future nella politica perché dopotutto saranno loro la società; un giorno le redini giungeranno nelle loro mani e dovranno essere preparati.

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