Attualità & Territorio

L’alba del giorno dopo #rialzatibenevento

di Silvia Martignetti

Benevento, oggi, è una città diversa. Sconvolta, stralunata, attonita. E con lei tutto il Sannio, vittima di quel temporale che non ha accennato a fermarsi mentre goccia dopo goccia si posava sul terreno, il cielo rombante, il vento che ululava. Diversa nel cuore dei suoi cittadini, risvegliatisi nella giornata di ieri con gli occhi sbarrati e la preoccupazione a mille. Eh, sì, perché quello che sembra l’incipit di un romanzo è invece l’inizio di un incubo per le anime inquiete che abitano il Sannio. Quelle gocce, che hanno picchiettato sui vetri scuri delle case tutta la notte, incessantemente, ininterrottamente, hanno ingrossato il fiume Calore al punto tale da causare un’alluvione di enormi proporzioni, provocando numerosi disagi in tutto il territorio.

524Benevento, oggi, è una città diversa. Una città che si è vista attraversare da gommoni, idrovore, pompe. Una città rimbombante di proclami, dichiarazioni, arrivi illustri, annunci dell’ultimo minuto, mentre le acque al di sotto di ponte Valentino raggiungevano livelli al di sopra della norma e straripavano inondando contrada Pantano, via Ponticelli, via dei Longobardi, via Cosimo Nuzzolo, il parco dell’Avellola. Gli elicotteri hanno sorvolato la zona urbana per trarre in salvo famiglie e operai appollaiati sui tetti alla ricerca di un riparo di fortuna, una via di fuga insperata. I comuni limitrofi – Torrecuso, Vitulano, Solopaca per citarne alcuni – annegano in quel mare d’acqua, a Paupisi si scandagliano gli appartamenti mentre si rievoca la tragedia del ’49.

Benevento, oggi, è una città diversa. Isolata per un intero giorno, come i tanti comuni del Sannio che hanno patito e, nel caso di Pago Veiano e Montesarchio, pagato un costo elevato, elevetatissimo, il più elevato che esista: un costo umano. “Arrivano, arrivano le idrovore, arriva l’esercito da Roma”, ma intanto c’è il mare dove c’era campagna, intanto i danni hanno lasciato interi quartieri senza corrente. La linea ferroviaria Benevento-Foggia viene sospesa, sostituita temporaneamente da una su gomma, mentre la strada per Campobasso è completamente inagibile. Sul Taburno si registrano frane e crolli di alberi e massi che invadono le strade di collegamento, impossibili da percorrere. Colture distrutte, campi inondati. Le lacrime e il dolore di chi, in quest’alluvione, ha perso tutto.

696x696xfiumecalore-696x696.jpg.pagespeed.ic.KsqBCM8L-8Benevento, oggi, è una città diversa. Perché ha dimostrato di non piegarsi a nulla, non al maltempo, non alle difficoltà, ai ritardi, alla disperazione. Mai nessuna dichiarazione di resilienza sarà tanto significativa quanto la mobilitazione spontanea dei sanniti, i quali si sono muniti di pale, secchi, attrezzi di fortuna reperiti in casa per liberare le strade dai detriti, tutti insieme, abitanti, associazioni, tifosi, volontari, persino studenti che chiacchierano in spagnolo appena arrivati per l’Erasmus. E tra chi mette a disposizione pizze gratuite, chi soccorre i bisognosi, chi procura beni di prima necessità, chi documenta il disastro, chi si spezza la schiena sotto il cielo nuvoloso e chi rimette in sesto le scuole, Benevento ha riscoperto un coraggio inedito: quello di un popolo che aveva dimenticato, forse, di avere dentro uno spirito guerriero.

Benevento, rialzati. E con te tutto il Sannio.

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