Cultura & Intrattenimento

“Io e lei”: le lesbiche nel catalogo IKEA

143356805-7de9b7c9-1a83-46a3-ac97-9e784cf6efabApprofittando, come tanti, dei cinemadays, sono andata al cinema a vedere “Io e lei” di Maria Sole Tognazzi. Il primo film italiano a tematica lesbica. E attenzione! Non a tematica omosessuale, ma proprio a tematica lesbica. Perché se pensiamo un attimo ai gay nel cinema italiano, ecco che ci viene in mente Ozpetek e allora ce n’è da vendere. Ma le lesbiche? Le lesbiche non ci sono mai, oppure fanno da sfondo, tipo tappezzeria.

Allora questo può essere definito un film pioniere. Ovviamente, come sempre accade quando si affronta per la prima volta una tematica che però esiste da sempre, l’aspetto pionieristico difficilmente si sposa con l’originalità. Perciò vi riassumerò la trama del film in queste righe, che vi invito a ignorare se non volete spoiler.

La Ferilli e la Buy stanno insieme da cinque anni, l’una ex-attrice impegnata nella ristorazione, l’altra architetto; una fiera e dichiarata, l’altra più insicura e meno onesta sulla propria situazione sentimentale a causa di un precedente matrimonio con un uomo. La Buy rincontra una vecchia fiamma (un uomo) e tradisce la Ferilli, che la scopre e la perdona. Ma la Buy si prende una pausa di riflessione, frequenta questo oculista per un po’, poi capisce di aver sbagliato tutto e torna dalla Ferilli.

E quindi? Direte voi. È quello che mi sono chiesta anche io. Soprattutto se considerate che la prima parte del film è interamente dedicata a banalissime scene di vita di coppia, tanto che da un momento all’altro ti aspetti che la voce della pubblicità progresso dica “Le coppie lesbiche sono proprio come tutte le altre coppie”. Queste due hanno un gatto, guardano la TV insieme, dormono insieme, si accompagnano a lavoro, fanno compere. E quindi?

E quindi alcune cose che vanno dette:

  • La Buy ha un precedente marito e un figlio ed entrambi accettano la sua nuova relazione;
  • La Ferilli parla di come doveva trattare la sua omosessualità quando era un’attrice famosa:
  • La coppia lesbica viene svuotata di qualsiasi ammiccamento sessuale al mondo maschile;
  • La Buy, con il suo personaggio rigido e impacciato, si fa carico di rappresentare il peso che la vergogna e la paura possono avere in una relazione omosessuale.

9b9e2ae3-af91-4ef0-a124-a97632fa6169_largeTutto questo è nuovo e positivo in una produzione italiana, ma non riesce a coprire una forte sensazione di fiction, che non riguarda solo la coppia, tutto sommato credibile. Quello che risulta costruito è il contesto intorno: questa casa favolosa, che sembra uscita da un catalogo Ikea; scene di vita quotidiana anch’esse ritagliate da una rivista patinata; sequenze di interni o di automobili che ricordano più uno spot che un film; protagoniste sempre in tiro, anche la mattina presto o quando il copione le vuole “distrutte”; pietoso tentativo di dare un’aria vissuta e giovanile all’appartamento da studente del figlio di lei, che sembra comunque una costosa esposizione Scavolini. Tutto questo scivolerebbe in secondo piano se la trama, o quantomeno la sceneggiatura (battute banali,se non fosse per alcune perle di spontaneità della Ferilli) catturassero lo spettatore. Ma così non è.

“Io e lei” è un film interessante e particolare forse per chi di omosessualità non sente parlare mai o quasi mai. Ed è lodevole che finalmente arrivi nel cinema italiano una tematica su cui il cinema di altri paesi ha prodotti chilometri di pellicola.

Battuta d’oro: la ferilli al ragazzo (gay) che fa le pulizie in casa. “Ma quei bei filippini de na’ vorta, che se facevano i cazzi loro?”

P.S. No, non fanno sesso, mai. Neanche un po’. Si vogliono bene e si portano il caffè a letto. Ma per quello forse è ancora presto.

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