Costume & Società

Maturità non ti temiamo

di Carla Rapuano

Sono consapevole che il “periodo maturità” è finito ormai da un mese e più, che molti maturati del 2015 hanno ormai seppellito l’ansia e la preoccupazione sotto litri e litri di alcol e acqua di mare. Ma, personalmente, se ripenso a quei giorni di fuoco, mi si stringe ancora lo stomaco. “Maturità t’avessi preso prima, le mie mani sul tuo seno è fitto il tuo mistero” (Notte Prima degli Esami – Antonello Venditti). Non nascondo che rileggere queste parole (cantandole in mente) mi fa partire il coccolone. Perché è vero che sotto esame l’ansia mi scorreva liquida nelle vene insieme ai globuli rossi, ma il suo ricordo mi dà calore. La maturità ognuno la vive a modo suo, questo è ovvio. Ma è sempre un’esperienza che fa raffiorare forti emozioni. È un passo importantissimo nella vita di qualsiasi adolescente. Una sorta di “linea di confine” che tutti prima o poi dovranno superare. In questo articolo non troverete consigli su come superarla al meglio, né idee per la tesina, né commenti su quante ingiustizie gli studenti sono obbligati a patire. Mi limiterò a cercare di evidenziare le emozioni più forti che generalmente si provano in questo momento particolare.

In effetti ti trovi di fronte al primo vero e proprio esame della tua vita. E non importa in quanti ti abbiano detto che è una cavolata, che non serve a nulla, che è tutta “una formalità”, tu sarai sempre un minimo preoccupato. Non prendiamoci in giro, anche il più “cazzone” della classe, quello che non ha mai studiato, quello che pensava solo a fare filone, sotto sotto avrà avuto la tremarella. Non si tratta di essere tipi ansiosi, studiosi, coraggiosi. In quei giorni la paura non è più un sentimento soggettivo, diventa collettiva. La riesci a sentire densa nell’aria. Giuro che diventa quasi divertente vedere come i diversi studenti l’affrontino: chi studia giorno e notte, chi afferma “Io studio solo la tesina, che andassero a farsi fottere”, chi si fa amico i prof, chi inventa strategie per copiare, chi si fa gli schemi, chi si fuma le canne. Insomma, è tutto un “corri corri”, tutto un attivarsi, uno scervellarsi. E lì sul serio ti senti parte di qualcosa. Non mi fate i duri adesso, so per certo che tutti provate un po’ di malinconia nel pensare alla maturità, ai gruppi studio nei quali mezz’ora si studiava e mezz’ora si mangiava l’impossibile e si cazzeggiava. “Giuro che metto questa canzone e poi ci facciamo tutto Baudelaire!” Sì, certo, basta che ci credi!

La maturità è quel periodo in cui senti scorrerti addosso ogni minuto, ogni secondo della giornata. Presente quando nei cartoni animati senti il ticchettio dell’orologio nei momenti di attesa? Uguale! E la frase che senti ripetere più spesso è “Non so un cazzo!” È quel periodo in cui sotto la doccia invece di pensare ai problemi esistenziali ti ripeti a mente le diverse formule di fisica e matematica. È quel periodo in cui non trovi più la tua scrivania, ormai sommersa da fogli e libri e cicche di sigaretta. È quel periodo in cui stai veramente allucinato e hai bevuto tanti caffè da diventare schizzato.

esami-di-maturita-2014-meglio-riderci-suNotte prima degli esami

Cosa vi viene in mente se vi dico notte prima degli esami? Probabilmente qualcuno penserà immediatamente alla canzone di Venditti. Qualcun altro penserà al film con Nicolas Vaporidis (che tra l’altro è un must per il maturando in crisi). Altri ricorderanno invece la notte passata in compagnia degli amici, tra ansia e risate e memorie di una vita insieme. C’è chi invece non riesce a ricordarla (probabilmente lo stesso stronzo che si è presentato all’esame ancora ubriaco e che si è beccato il 15 per creatività). E infine c’è chi, come me, sente battere il cuore e ricorda un paio di occhi e un sorriso da brividi. “Gli esami sono vicini e tu sei troppo lontana dalla mia stanza.” Una notte memorabile, in qualsiasi modo tu l’abbia trascorsa.

L’orale

E poi ti rendi conto che gli scritti son passati in un battito di ciglia e che adesso ti tocca l’orale. Mi viene ancora la pelle d’oca se ci ripenso. Il problema non è tanto quando ti trovi lì, su quella sedia scomoda, con una commissione davanti che ti giudica. Il vero problema è la preparazione. Perchè sei consapevole che la risposta alla domanda che ti faranno o la saprai o non la saprai. Non puoi copiare, non puoi sviare, non puoi farti suggerire. C’è chi si arrende alla consapevolezza di non aver fatto un bel nulla in cinque anni e si limita a sapere il giusto per prendere un sessanta. E c’è chi invece si distrugge di studio, si rinchiude in casa e dimentica come sia fatto il cielo. Ma quello che davvero ti fotte è l’attesa. L’attesa che arrivi il tuo turno. Tra tesina e libri vari, ti ritrovi come un’anima in pena a camminare per i corridoi della scuola, cercando di ripetere le ultime cose. E quando vedi che il ragazzo prima di te ha finito e senti la porta chiudersi alle sue spalle, ti si gela il sangue. Due minuti che ti sembrano un’eternità e poi vedi uscire quella carogna della tua professoressa, che con un sorriso sadico ti dice “tocca a te”.

Ma alla fine esci da quella classe che ti senti un leone. Non importa a quante domande non hai saputo rispondere, a quanto è stata stronza la professoressa, a quanti errori hai fatto. Hai finito! Ti senti in grado di spostare una montagna. E l’aria estiva ha un sapore delizioso! Sembra assurdo crederci, ma ripensando alla maturità, a distanza di un solo mese, non mi sembra un brutto incubo ormai passato, come avrei creduto. Tutt’altro: nonostante tutto l’amaro, la ricordo con quell’accenno di dolcezza e mi fa male lo stomaco, perché dopotutto son stati giorni davvero intensi, in cui mi sentivo di condividere veramente qualcosa non solo con i mie compagni di classe e i miei amici, ma con tutti i maturandi che, come me, si accingevano a compiere questo grande passo.

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