Natura & Ambiente

Il sangue di San Giovanni

di Giovanni Fallarino

ImmagineImmagine rappresentativa dell’Iperico e l’alba del solstizio d’estate.

Buonsalve lettori, è da un po’ che non scrivo nulla per la mia rubrica e non posso negare che uno dei motivi di questa mia mancanza è dovuto al fatto che ho avuto dei dubbi sul come strutturare gli articoli dopo i primi tre, che erano piuttosto – anzichenò – introduttivi. Non posso altrettanto negare di non avere le idee ben chiare, quindi con modestia avviso voi lettori che la struttura nelle prossime pubblicazioni sarà sempre diversa ma che non si discosterà mai dalla linea principale, quale la natura e le piante. In questa pubblicazione ero sicuro di voler parlare di una sola e specifica pianta, ma senza essere sicuro di quale delle tante parlare. Tuttavia, alcune condizioni cosmiche mi hanno portato a scegliere una pianta a dir poco sacra: l’Iperico, detto anche “erba di San Giovanni” o “Prozac naturale”.

Lerba di San Giovanni Battista

Al solstizio d’estate, quando il sole raggiunge la sua massima inclinazione positiva rispetto all’equatore celeste per poi riprendere il cammino inverso, comincia l’estate. Tale giorno era considerato sacro nelle tradizioni precristiane ed ancora oggi viene celebrato dalla religiosità popolare con una festa che cade qualche giorno dopo il solstizio, il 24 giugno, quando nel calendario liturgico della Chiesa romana si ricorda la natività di San Giovanni Battista.

Nella festa di San Giovanni convergono i riti indoeuropei e celtici esaltanti i poteri della luce e del fuoco, delle acque e della terra feconda di erbe. Tutte le leggende si basano su di un evento che accade nel cielo: il 24 giugno il sole, che ha appena superato il punto del solstizio, comincia a decrescere, sia pure impercettibilmente, all’orizzonte: insomma, noi crediamo che cominci l’estate, ma in realtà, da quel momento in poi, il sole comincia a calare, per dissolversi, al fine della sua corsa verso il basso. Nella notte della vigilia di San Giovanni, la notte più breve dell’anno, in tutte le campagne del Nord Europa l’attesa del sorgere del sole era (è?) propiziata dai falò accesi sulle colline e sui monti, poiché da sempre, con il fuoco, si mettono in fuga le tenebre e con esse gli spiriti maligni, le streghe e i demoni vaganti nel cielo. Attorno ai fuochi si danzava e si cantava, e nella notte magica avvenivano prodigi: le acque trovavano voci e parole cristalline, le fiamme disegnavano nell’aria scura promesse d’amore e fortuna, il Male si dissolveva sconfitto dalla stessa forza con cui subiva alla fine la condanna la feroce Erodiade, la regina maledetta che ebbe in dono il capo mozzo del Battista. Nella veglia, tra la notte e l’alba, i fiori bagnati di rugiada brillavano come segnali; allo spuntar del sole si sceglievano e raccoglievano in mazzi per essere benedetti in chiesa dal sacerdote. Bagnarsi nella rugiada o lavarsene almeno gli occhi al ritorno della luce era per i fedeli cristiani un gesto di purificazione prima di partecipare ai riti in chiesa.

Immagine2La tradizione vuole che la raccolta dell’Iperico, noto da sempre come Erba di San Giovanni, avvenga come già detto durante la notte di San Giovanni, 24 giugno, all’alba. Dall’ipericina, pigmento rosso contenuto nell’Iperico che dona il tipico colore all’olio, deriva il nome di erba di San Giovanni in quanto il rosso ricorda il sangue versato dal Santo fatto decapitare da Salomè. Invece la festa e la raccolta il giorno di San Giovanni si rifà ad un rito pagano dei Germani, i quali usavano addobbare con l’iperico fiorito i luoghi dove festeggiavano il solstizio d’estate. Si dice sia una pianta scaccia diavoli, per questo il nome di hypericum che significa “sopra l’immagine”, per l’uso antico di appenderla sopra un’immagine sacra per allontanare i demoni del male, perforatum perchè in controluce le foglie sembrano perforate.

Il Prozac naturale

Immagine3GUTTIFERAE – Hypericum perforatum

Da un punto di vista prettamente botanico l’iperico è una pianta erbacea con fusto altamente ramificato non più alta di 70 – 80cm (le specie coltivate raggiungono altezze maggiori). Ha fiori dal colore giallo intenso e foglie apicciolate (sessili) con dei fori di cui non si conosce una plausibile necessità biologica.

Droga: la parte utilizzata dell’iperico sono le parti aeree, cioè, tutto ciò che non è radice (fusto, foglie fiori e frutti).

Principi attivi: ipericina, flavonoidi, olio essenziale.

L’Ipericina è la molecola presa in considerazione (non è stata confermata) per quanto riguarda l’effetto antidepressivo dell’Iperico. Sostanzialmente il suo meccanismo d’azione agisce sui livelli di serotonina (ne inibisce il reuptake) che è un neurotrasmettitore regolante l’umore.

L’uso quindi di maggiore interesse farmaceutico dell’iperico è proprio quello di blando antidepressivo. Viene infatti usato per la terapia di depressioni lievi o moderate. L’ipericina però può reagire facilmente con altre molecole, infatti va assolutamente evitato l’uso di iperico (infusi, pillole o gocce) quando si stanno utilizzando altri farmaci, soprattutto se si parla di antidepressivi.

Immagine4Un altro uso antico dell’iperico riguarda la sua azione come cicatrizzante. Per questa azione in particolare si utilizzano pomate ottenute dall’olio di iperico. L’olio di iperico viene ottenuto tramite macerazione in un olio (sostanza polare) ed ha come detto una colorazione rosso vivo. È consigliato non solo come cicatrizzante ma anche per la cura di ustioni e piaghe.

Immagine5“Nella magica notte di San Giovanni tutto è possibile, reale ed immaginario, spazio e tempo si confondono e le erbe assumono miracolose proprietà poiché il sodalizio tra il Sole e la Luna, rispettivamente fuoco ed acqua, fa sì che la rugiada notturna ne accresca le proprietà curative.”

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