Cultura & Intrattenimento

La mente della regina “medita altro”

di Rossana Venezia

penelope-and-her-suitors-john-william-waterhouseProtagonista di queste pagine sarà non una sposa, ma la sposa emblema della donna virtuosa, della buona madre e della buona moglie: Penelope.

Il nome Πηνελόπη ha il significato di “tessitrice” e del resto Penelope è conosciuta come colei che tesse la tela di giorno e di notte la disfa in segreto. Rinfreschiamo un po’ la memoria e procediamo con il racconto della sua vita. È figlia dello spartano Icario e di una naiade (Ναϊάδες dal greco νάειν, “fluire,” e νἃμα, “acqua corrente”, erano le ninfe che presiedevano a tutte le acque dolci della terra e possedevano facoltà guaritrici e profetiche), Peribea. Ben presto Penelope diviene sposa di Odisseo, re di Itaca, al quale darà un figlio, Telemaco. Quando Odisseo parte con gli altri eroi greci alla volta di Troia, la regina di Itaca rimane la sola padrona dei beni del marito (in quanto la madre di Odisseo, Anticlea, muore per la lontananza del figlio e il padre dell’eroe, Laerte, si ritira nei campi). Penelope, o per meglio dire, i beni di Odisseo, diventano così l’oggetto del desiderio dei più eminenti abitanti di Itaca che bramano di occupare il posto dell’eroe, creduto morto, sposando la nostra Penelope. Ma quest’ultima, fedele all’eroe e al marito, al re e all’amante, rifiuta tale compromesso e in ogni modo tenta di allontanare i pretendenti: promette che farà la sua scelta allorché abbia finito di tessere un lenzuolo per il suocero Laerte, ma come tutti sanno, si affretta a disfare di notte il lavoro compiuto durante il giorno. Arriverà poi Odisseo a sciogliere la situazione e la storia ritroverà il suo equilibrio.

Ma chi è Penelope? Viene ricordata per la sua lealtà e dedizione verso il marito, ma anche e soprattutto verso il suo popolo, nei confronti di suo figlio e di se stessa. Mettere Itaca nelle mani dei Proci significa perdere e Penelope non ammette sconfitte. Ad una prima analisi la donna in questione può apparire come mite e poco reattiva al peso storico che le grava addosso, ma il personaggio nella sua fierezza dimostra un carattere implosivo. Ciò sta a significare che Penelope non esplode in atti di tragicità soffocante, non si circonda di ira e rancore. Penelope terrà ben nascosto il meccanismo esplosivo che si annida dentro di lei, protegge il suo muto dolore che verrà esternato con arguta parsimonia affinché la deflagrazione sia mirata e non platealmente manifesta. La critica più recente ha visto in Penelope, sotto alcuni aspetti, l’immagine speculare di Odisseo. I due amanti sono dissimili ma anche simili. Ne è esempio il sonno che i due vivono in maniera diversa. Durante il suo sonno Penelope viene cullata da sogni che le annunciano la salvezza di Telemaco e il ritorno di Ulisse: vive avvolta dall’incertezza dell’inconscio. Al contrario per Odisseo è un’esperienza infernale: il sonno irrequieto dell’eroe subisce l’assalto degli dèi, conosce crisi profonde, il passaggio da un tempo e da uno spazio a un altro tempo e un altro spazio. Egli non sogna mai: è solo interprete dei sogni. Il marito e la moglie sono simili e dissimili: si contraddicono e si completano. Penelope sogna e Ulisse non sogna ma mentre la regina vive nell’inconscio ignorando i propri impulsi segreti, Ulisse trasforma l’inconscio in conscio; entrambi calcolano, diffidano, ingannano, mentono, mettono alla prova. Ma la regina del sonno e dei sogni è anche un’imperterrita calcolatrice. A questo proposito vi è una frase che la accompagna: la mente della regina “medita altro”. In ciò si può trovare un’affinità con le parole pronunciate da Achille sul conto di Odisseo: “Una cosa nasconde nel cuore e un’altra ne dice”. Al suo ritorno Odisseo gioisce quando si accorge che sua moglie nell’arco degli anni non è cambiata, ma è doppia, proprio come lui: la sua mente medita sempre altro. Nel discorso ai Proci, quando la regina inganna i pretendenti proponendo loro un prossimo matrimonio, Penelope dimostra di essere lo specchio di Odisseo: doppia, accorta e amorosa.

Ma Penelope è questo e molto altro. “Gli uomini di Omero sono così reali, che ci sembra poterli vedere con gli occhi e toccar con mano. E come sono perfettamente coerenti nei loro atti e pensieri, così la loro esistenza è in intima relazione col mondo esterno.” Così la regina resta sempre naturale ed esprime in maniera totale se stessa e la propria indole. Penelope è a un tempo la massaia nella casa, la moglie abbandonata e angustiata dai pretendenti, padrona delle serventi, delle fedeli e delle proterve, la madre ansiosa dell’unico figlio che custodisce, ma anche oggetto del desiderio maschile. Più di Circe, più della vergine Nausicaa, più di Calipso essa rappresenta la cupidigia di un’insolente gioventù. Omero in lei ha posto qualcosa di eccitante. Ella non vuole rassegnarsi alle nozze e il rifiuto, l’astuzia, la tenacia resistente e il gioco della bellezza rendono il personaggio come “l’unica donna attorno a cui si accendono i desideri”.

800px-Odysseus_und_Penelope_(Tischbein)Infine desidero soffermarmi sulla “mente sottile” di Penelope che si rivela solo alla fine del lungo poema omerico. Durante l’uccisione dei Proci, Penelope dorme. Euriclea entra nella stanza e la sveglia annunciando il ritorno di Odisseo, nascosto nelle vesti del mendico. Inizialmente Penelope piange lacrime di gioia, poi è presa dall’incertezza. La scena seguente vede protagonisti Odisseo e Penelope, seduti l’uno di fronte all’altra, ma forse è il silenzio il vero protagonista, un silenzio che imprime nel lettore, o meglio nell’uditorio, l’emozione, lo stupore, la diffidenza, l’incertezza, la speranza, la gioia, il terrore della gioia, la lontananza di venti anni, sentimenti che “la tessitrice” ha nascosto a noi e li ha custoditi nel suo animo. Penelope crede e spera in una forma di conoscenza che è quella dei segni segreti ignari agli estranei: ella è molto più sottile del marito. Forse il dono di cogliere i segni segreti è un dono prettamente femminile. Quando la dispensiera lava Odisseo e lo copre con abiti adatti al suo status di regale, rendendolo così l’Odisseo della giovinezza, Penelope non vuole riconoscerlo. A tal punto il marito accusa il cuore “di ferro” della moglie, ma con tono di ammirazione e complicità perché è consapevole che anche il suo cuore è ostinato. E sarà Penelope a metterlo alla prova: come donna ragionatrice, desidera la certezza. Ordina a Euriclea di portare il letto coniugale all’aperto. Ed è forse il letto, solidamente fissato nel suolo, con le radici immerse nella terra, immobile e irremovibile, il centro del poema: è rappresentazione di Odisseo e del suo specchio, Penelope.

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