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Ecosostenibilità e business: il lato “green” delle aziende

di Simona Politano

11745760_10206043020147673_4118019413070821880_nSi può fare! Sarà stata questa l’esclamazione conclusiva di un brainstorming aziendale alle prese con la nuova attività di green marketing.  Già, “green marketing” sembra un accostamento quasi impossibile considerando che le imprese, da sempre, lavorano per vendere e questo significa sfruttare tutte le risorse a disposizione, incluse quelle ambientali. Allora, come si può fare impresa pensando anche alla tutela dell’ambiente? Si può! Certo che si può.

Partiamo dal presupposto che nello scenario attuale, per essere competitivi, non si può essere indifferenti alle problematiche sociali e ambientali. Oltre alla competitività, c’è un fattore molto importante da non sottovalutare: il consumatore. Quest’ultimo è ben lontano dall’essere un ricettore passivo di ciò che il mercato propone. Il consumatore degli anni duemila è attento, informato e soprattutto esigente. Egli pretende dalle multinazionali un comportamento etico e rispettoso dell’ambiente. Di conseguenza, ciò che sembrava impossibile in realtà diventa quasi un dovere. Certo, non tutte le aziende hanno il pollice verde, ma di buoni esempi ce ne sono molti. Andiamo per gradi e cerchiamo di capire in che modo un’impresa opera per definirsi ecosostenibile.

Le imprese ecosostenibili agiscono su più fattori mettendo in pratica attività misurabili e verificabili. Innanzitutto elaborano un nuovo concetto di mission e vision cambiando totalmente la propria identità e di conseguenza, il loro modus operandi. In seguito investono in fonti di energia sostenibile. Successivamente definiscono progetti compatibili con le nuove idee green e infine propongono il prodotto/servizio ai consumatori. Come detto prima, queste attività devono essere verificate e certificate. Tra le varie certificazioni si distinguono ISO 14001, il quale dimostra che un’organizzazione ha adottato un sistema di gestione adeguato a tenere sottocontrollo gli impatti ambientali delle proprie attività, FSC® (Forest Stewardship Council), un certificato garantisce che le foreste da cui si estrae materia prima, sono gestite nel rispetto di valori sociali e ambientali, e RECS (Renewable Electricity Certificate System), insieme di certificati sull’uso dell’energia proveniente da fonti rinnovabili.

Vorrei ora presentarvi alcuni casi aziendali (ma ce ne sono molti altri) che si distinguono per il loro approccio sostenibile.

1. Tetra Pak

L’impresa produttrice di contenitori alimentari, da anni porta avanti il suo impegno nella tutela dell’ambiente. L’azienda svedese utilizza fibra di cellulosa per realizzare i suoi contenitori e i tappi sono realizzati con canna da zucchero. Nel 2014 Tetra Pak ha messo sul mercato la prima confezione completamente rinnovabile, interamente realizzata con plastica di origine vegetale. Le soluzioni Tetra Pak sono progettate per ridurre al minimo l’uso di acqua, energia e altre risorse. Questo garantisce bassi prezzi per il consumatore e una forte competitività ad impatto zero. Inoltre, l’azienda è impegnata nella salvaguardia delle Foreste. Il 41% dei propri contenitori sono certificati FSC. Il costante impegno per la tutela ambientale ha permesso una riduzione delle emissioni di CO2 di circa 2 mila tonnellate e il riciclo di circa il 43 miliardi di confezioni.

11738138_10206043020467681_8362938536191081317_n2. Lete s.p.a

L’azienda alimentare italiana è stata la prima nel 2004 ad utilizzare energia verde al 100%. L’azienda vanta diversi certificati RECS che dimostrano l’utilizzo di fonti di energia completamente rinnovabile come acqua, vento e sole. Le bottiglie di plastica sono prodotte con il PET, un materiale completamente riciclabile, sicuro, trasparente e maneggevole.

3. San Benedetto

Passando di acqua in acqua, vediamo come si muove San Benedetto. La nota azienda alimentare porta avanti un progetto eco green sin dal 2008. Grazie a questo progetto, è stata realizzata una linea di acque minerali dalla confezione a basso impatto ambientale. Dal 2008, le emissioni di anidrite carbonica nell’ambiente sono diminuite del 19,4%.

4. Ikea
La multinazionale svedese leader nel settore dell’arredamento, utilizza materie prime, fonti di energia rinnovabile e tecnologie efficienti per ridurre i cambiamenti climatici e limitare l’impatto ambientale. Dal momento che l’azienda fa un grande uso di legno, essa mostra una particolare attenzione per la salvaguardia delle foreste. Per questo ha stretto partnership con il WWF e il Forest Stewardship Council. L’obiettivo a lungo termine è di utilizzare legno riciclato al 100% e proveniente da foreste la cui gestione sia certificata.

5. Coop

La Coop adopera il principio dello sviluppo sostenibile in tutte le sue attività. Essa s’impegna a: non utilizzare prodotti geneticamente modificati; tutelare le risorse marine e le foreste; utilizzare imballaggi a ridotto impatto ambientale; utilizzare mezzi di trasporto capaci di ridurre le emissioni di CO2; informare il consumatore sulle caratteristiche ambientali dei prodotti, dei processi produttivi e degli imballaggi; impiegare fonti di energia rinnovabile e sostenere la ricerca in tale direzione.

6. Adidas

Anche Adidas mostra il suo pollice verde e ha appena effettuato una partnership con Parley for the ocean (un’organizzazione che da anni si batte in favore dell’ambiente e dell’oceano). Da questa collaborazione è nato un progetto per la realizzazione di prodotti innovativi, composti parzialmente o integralmente da rifiuti plastici marini. Per ora, la nuova linea green è stata solo annunciata ai consumatori. Non ci resta che aspettare la realizzazione.

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1 thought on “Ecosostenibilità e business: il lato “green” delle aziende”

  1. Le multinazionali non lo fanno per questioni etiche/morali ma sempre per un introito che esso sia diretto o indiretto.Per apparire belle e rispettose dell’ambiente.Le multinazionali curano l’apparenza per mantenere alta la loro reputazione e quindi le vendite.Se avessero rispetto profondo per i consumatori e l’ambiente non sarebbero multinazionali.Viva l’artigianato.

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