Scienze & Tecnologia

Chi ha paura dell’olio di palma?

di Domenico Maddaloni

olio_palma

“Non mangiatela, contiene olio di palma,” dice Ségolène Royal, il ministro dell’ecologia francese, riguardo la Nutella. E guerra fu. Ventiquattro ore di battaglia a suon di tweet e post di Facebook. La Ferrero si difende immediatamente ricordando che il 100% del suo olio di palma è certificato e sostenibile. Le scuse del ministro arrivano altrettanto velocemente. Guai a chi tocca la Nutella.

La storia dell’olio di palma, però, non è nuova. È da tempo che molti gruppi si oppongono all’uso di questo grasso vegetale, oggi il più usato nelle industrie, dalla produzione di merendine a quella di cosmetici, tant’è che già dal 14 dicembre 2014 è obbligatorio per le aziende scrivere esplicitamente “olio di palma” tra gli ingredienti dei loro prodotti, qualora presente. Le accuse sono molteplici, ma questa demonizzazione è giustificata o siamo di fronte al solito capro espiatorio?

Saturi o insaturi

Ogni volta che c’è da parlare di alimentazione è il mantra che si sente ripetere più spesso: i grassi saturi fanno male, quelli insaturi fanno bene. Il meccanismo attraverso il quale agiscano non è ancora del tutto chiaro, ma sembrerebbe che influenzino l’assorbimento del colesterolo (quel birichino). Il motivo per cui tutti se la prendono così tanto con il colesterolo è spiegato in modo più che eccellente dalla pubblicità di Danacol (non quella con i ciccioni vestiti di giallo, quella prima), ma per chi se l’è persa, in sostanza esso dà problemi quando non viene assorbito correttamente, dato che può accumularsi nelle arterie causando varie patologie cardiovascolari. I grassi saturi sembrerebbero, insomma, inibire l’assorbimento di colesterolo, al contrario degli insaturi che invece la stimolerebbero (il condizionale è d’obbligo dato che ancora non si conoscono a fondo questi meccanismi).

Colesterolemia

La prima accusa che è stata mossa contro l’olio di palma è, perciò, il suo alto contenuto di acidi grassi saturi. Nello specifico l’INRAN;, l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, conta una percentuale del 47% di grassi saturi nell’olio di palma. Una quantità non indifferente, ma per avere un’idea più concreta basta confrontare questo dato con quello di altri grassi comunemente presenti sulle nostre tavole. Ad esempio l’olio d’oliva ha una concentrazione molto più bassa di grassi saturi, pari al 16%, come ci tengono a precisare tutte le trasmissioni televisive da Uno mattina a Medicina 33. Il burro comunemente usato, cioè quello con cui la nonna prepara la crostata, invece, presenta una quantità di grassi saturi pari al 48%, leggermente più alta di quella dell’olio di palma. Ma allora se i grassi saturi del burro sono uguali da quelli dell’olio di palma (e lo sono) e la loro concentrazione cambia di poco, cosa rende peggiore una merendina rispetto alla crostata della nonna? L’inghippo sta proprio qui. L’olio di palma è sì molto ricco di acidi grassi, ma non più degli ingredienti che siamo abituati ad usare ogni giorno, non abbastanza, perciò, da spiegare il particolare accanimento contro di esso. A dirla tutta, peraltro, l’olio di palma è (al contrario del burro) poverissimo di colesterolo e ricco di antiossidanti (molecole molto importanti che prevengono gravi danni alle cellule).

Deforestazione

La palma da olio cresce nei climi tropicali, tra i maggiori paesi produttori vi sono: Malesia, Papua nuova Guinea e Camerun e molti paesi dell’America meridionale. Qui le piantagioni di palma da olio stanno aumentando, per rimpiazzare sempre più spesso le foreste che in questi luoghi sono il principale habitat della fauna locale. È per questo che l’olio di palma si è conquistato l’antipatia di molti gruppi ambientalisti. Il fenomeno non ha però una soluzione immediata: innanzitutto i sostituti dell’olio palma proposti da questi gruppi, come ad esempio l’olio di semi di girasole o di mais, non risolverebbero il problema della deforestazione (anzi…). In più, seppure la quantità di foreste estirpate per dare spazio a palme da olio non sia una quantità irrisoria, non è da dimenticare che, come dice il WWF, la principale causa della deforestazione dell’America meridionale sono le piantagioni di soia, la stessa soia a cui ambientalisti/vegani/animalisti e altri sono particolarmente affezionati, ma questa è un’altra storia.

Cancerogenicità

Trovare studi scientifici sulla cancerogenicità dell’olio di palma è un’impresa particolarmente difficile: mancano persino i documenti “di rito” con fantomatici esperimenti e conclusioni altrettanto fasulle. In più quello del cancro è un meccanismo così complesso e ancora incomprensibile per molti dei suoi processi che associare inevitabilmente una sostanza definita cancerogena all’insorgenza di un cancro è decisamente poco saggio (vedi Formaldeide e pere). E ancora più sbagliato è, al contrario, pensare che ogni tumore sia dovuto all’ingestione di particolari sostanze o che in generale sia dovuto sempre a cause esterne. Quello della cancerogenicità è perciò semplicemente un leitmotiv di quei complottisti che non fanno altro che battere il martello sulla stessa incudine, inutilmente.

sole-298x300Il sole è cancerogeno. Ebbene sì, è praticamente certo che i raggi UV provenienti dal sole siano causa di varie mutazioni cancerogene nell’uomo. Eppure, se la relazione “sostanza cancerogena – insorgenza di tumore” fosse così strettamente consequenziale, senza calcoli particolarmente complessi si potrebbe dire che a quest’ora di esseri umani sulla terra ce ne sarebbero ben pochi.

Insomma, un fattore di rischio nell’assunzione dell’olio di palma esiste, e in più è aggravato da una delicata situazione ambientale, ma è importante riconoscere l’entità del problema, per non ricadere in facili e inutili allarmismi, che non sono mai serviti a nessuno.

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4 thoughts on “Chi ha paura dell’olio di palma?”

    1. Grazie mille. Fa sempre piacere avere un feedback positivo da parte dei lettori.
      A breve usciranno nuovi articoli, Vi invito a leggerli, sperando di non deludere le aspettative.
      Domenico

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  1. Ma il problema dell’olio di palma è proprio la sua onnipresenza, preso singolarmente è vero che non è più dannoso dei suoi sostituti però è anche vero che la gente ne assume quantità troppo elevate, svariate volte al giorno. Per quanto riguarda la deforestazione poi c’è da dire che le piantagioni di palme da olio impoveriscono il suolo favorendo il fenomeno della desertificazione.
    Non c’è dubbio che parte della gente che critica l’olio di palma lo fa per moda e non sa nemmeno cosa vuol dire quello che ho scritto sopra, però io personalmente la vedo come una moda innocua che fa solo del bene al pianeta.

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