Le vite degli altri

Alla ricerca della felicità di merda

di Dylan Iuliano

11425327_904706839587133_1348511181_n© CD-ROMantic

In un mondo in cui grazie a Facebook siamo tutti versioni perfette e infallibili di noi stessi, in cui possiamo dare agli altri i lati migliori di noi aggirando tutto lo squallore che da sempre caratterizza l’esperenza umana, io decido di puntare tutto sulla forza della fragilità e su articoli sconnessi costruiti su pensieri randomici.

1. La vita è un mix di goffaggine inaspettata, vino di merda e sensibilità esasperata.

Non so cosa sono e non l’ho mai saputo, so solo che potrei scavare così a fondo da non trovare nulla. In me coesistono spiritualismo e amore per la youth culture più dissipata, voglia di ascetismo terreno e impossibilità di distaccarmi da quantità spropositate di sigarette e alcohol, amore incondizionato per me stesso e dipendenza autodistruttiva dai rapporti umani. Il paradosso ingestibile che è la mia anima trova il suo unico sfogo nell’arte, e negli ultimi tempi neanche lei è abbastanza per placare la mia sete abominevole di vita, bellezza e  romanticismo. Purtroppo fiorellini e tramonti hanno smesso di avere appiglio sulle mie emozioni da anni e ho bisogno di qualcuna che sbrani a sangue la mia interiorità per gioire. Mi sto chiedendo spesso: dov’è la poesia nel “momento” che sono l’unico a contemplare, mentre le persone che sono lì con me a viverlo sono solo passive e sbiadite controfigure dell’immagine ideale che ne ho costruito nella mia testa?

2. Non so e non voglio distinguere ciò che mi uccide da ciò che fortifica

L’artrite reumatoide e tutte le sue conseguenze che mi hanno quasi ucciso in giovane età sono un dono. Mi sono considerato solo un errore evolutivo per anni, finché non ho realizzato che ogni cosa nell’universo accade perché deve accadere, e se non fossi stato malato oggi non avrei la mia musica, i miei tour, i miei vinili di post-techno oscura e soprattutto non saprei cos’è il guacamole. Probabilmente senza la mia malattia sarei nato e morto senza accorgermi di essere mai esistito. E poi il guacamole, fuck!

3. Sono un giocattolo rotto ed è bellissimo così Faccio schifo nei rapporti umani, ho trattato di merda le persone che ho desiderato di più nella mia vita solo perché “Ora ti ho, posso tornare ad essere annoiato da tutto questo”. On the other hand credo di essere un collezionista di anime, mi porto dentro tutte quelle che sono riuscite a lasciare un segno in me, è come se fossero appese su una wall of fame psichica, eternizzate nel momento esatto in cui la loro intensità ha raggiunto il picco massimo, e invece scordo i nomi di tipe con cui ho avuto un becero scambio di fluidi.

4. Se questa roba che chiamiamo esistenza avesse un senso tutto sarebbe una gran rottura di palle.

L’inutilità di fondo della vita non mi ha mai abbandonato, non ha mai lasciato spazio a dogmi che mi facessero dormire più felice di notte. Quando sto bene con me stesso e la realtà che mi circonda accetto l’insensatezza, quando sono triste non lo faccio, ma non scompare mai. Molti la chiamano depressione, in realtà credo che sia molto più semplicemente un “avere sempre presente che tutto questo non ha un cazzo di senso” e la cosa non mi ha mai angosciato, anzi, trovo la mia pace interiore nell’idea che nulla è reale, che tutto questo è già stato lavato via dal tempo e che nulla di quello che faremo in questa vita resterà quando il pianeta, e lo stesso cosmo, saranno andati. E mi rattristo all’idea delle sovrastrutture umane e di quanto efficacemente si siano imposte a molti come reali. Vorrei prendere a schiaffi l’umanità e urlare “È stato divertente, ma ora smettiamola di giocare e andiamo ad ubriacarci e correre nudi nei prati”.

5. Mi contraddico di continuo, e non perché contengo moltitudini, perché sono un idiota.

Sono talmente idiota da aver tentato di sfuggire alle mie contraddizioni scappando dall’altra parte del pianeta, e vi dirò di più: sono talmente idiota da esserci riuscito alla grande. La storia del dover fare pace con se stessi invece di scappare è una cazzata, scappate il più lontano possibile da tutto quello che conoscete e resettatevi, ovviamente tutto quello che lasciate a San Giorgio del Sannio tornerà più forte e demoniaco di prima a fustigarvi (anche perchè la vita riporta sempre a San Giorgio, e questa è una verità universale) ma chi se ne frega, abbiamo vent’anni e la nostra più grande ambizione generazionale è il posto fisso, tanto vale temporeggiare e darsi ai funghetti. Non posso dire con certezza di essere stato felice nella mia vita, perchè non so esattamente cosa ci sia alla base della mia persona e non ho alcuna voglia di scoprirlo, ma so cosa vuol dire stare bene. Cosmicamente in pace, e forse è proprio l’inseguire con voracità quei pochi e meravigliosi istanti di estasi il senso della mia vita. Almeno fino a domani, quando potrò tornare a contraddirmi con coerenza.

Quindi:

6. Sorridiamo. Una farfalla non è solo un intervallo di tempo tra un bruco e il niente.

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