Costume & Società

Le voci arcobaleno

di Rocco Castellucci e Carla Rapuano

È assurdo con quanta superficialità la gente, di questi periodi, parli continuamente di omosessualità. Chi se ne esce con interventi che Freud e il complesso di Edipo gli fanno un baffo, chi con una tale superficialità da farti rimanere spiazzato, chi con una cattiveria così aspra che ti buca lo stomaco.

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E diciamocelo, la maggior parte con una stupidità tale da farti perdere le speranze che avevi riposto nell’umanità. Sono poche le persone che davvero riescono a capirci qualcosa. In effetti non c’è molto da capire, si parla di amore, sempre e solo di amore, di sentimenti e sensazioni. Ma la mia intenzione con questo articolo è quella di dare una voce a questo mondo che per molti è totalmente inesplorato.
A questo giro mi tappo la bocca e lascerò che siano direttamente le “voci arcobaleno” a farvi riflettere.

“Omosessualità: non so se questa parola spaventi più voi che me. Dal 1993 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato l’omosessualità come una normale variante della sessualità umana, così come l’eterosessualità. Nonostante ciò numerose sono ancora le discriminazioni che gli omosessuali sono costretti a subire nell’odierna società. L’omofobia non ha senso, non ha ragione di esistere. Etimologicamente parlando deriva dal greco ομοίος [homoios] (stesso, medesimo) e φόβος [fobos] (paura). Letteralmente significa “paura dello stesso”, tuttavia il termine “omo” è qui usato in riferimento a un omosessuale. L’omofobia non è fatta solo di persecuzioni, suicidi e pestaggi, o di emarginazioni tra i compagni di scuola o di squadra. È qualcosa che percepiamo, è un’energia negativa, è la paura di essere giudicati diversi… ma diversi da chi, poi? C’è un pizzico di omofobia nella paura che un po’ mi assale mentre abbasso la luminosità del PC mentre scrivo per evitare che qualcuno, passando, possa leggere e giudicare. Omofobia è dire “Lo saluto volentieri ma non gli do confidenza, non si sa mai…” Omofobia sono le parole di una madre che dicono “Avrei voluto fossi come gli altri ma ti accetto lo stesso, in fondo non è una malattia.” Omofobia è convincersi che se tuo marito è andato a letto con un uomo è perché gli omosessuali fanno tutti così, sono delle troiette. “Li adescano…” Omofobia è il senso di disgusto che incosciamente ti assale quando ascolti la parola “omosessuale”.  “Aggrediscono un gay versandogli addosso un secchio di urina, poi scappano in auto. Se qualcuno pensa che l’omosessualità sia una malattia, che dire allora di chi viaggia con un secchio di piscio in macchina?” “Omofobia è tutto ciò di cui dovresti spogliarti adesso per provare a capire che non c’è nulla di più bello del condividere le proprie diversità”. L’omosessualità viene ridotta a semplici atti sessuali, ad un visione perversa e contro natura del mondo. Poche sono le persone che colgono quella che è la vera essenza: un percorso complesso di personalità ed identità ed un forte desiderio d’amore.”

“Lo senti che devi custodirlo, che devi nasconderlo. Le frasi dette a metà, le parole bandite nei discorsi, che hai paura che se pronunciate a voce alta, possano bruciare. E nella tua testa lei, che con gli altri diventa lui. Gli sguardi complici con chi sa, i nomi in codice, i gridi silenziosi, le voci sussurate. Fingi, menti, prendila per mano e tuffati nel silenzio. Le mani si incrociano, due voci dalle stesse note si mischiano. Siamo Eva… ed Eva. Scoperte a mangiare la stessa mela. Parole come “anormale” o “diverso” ti si cuciono sulla pelle. Occhi saturi, buco nello stomaco. Cosa succede? Hai vergogna? Guardati allo specchio… gli occhi di tua madre, la bocca di tuo padre… sei frutto dell’amore. Guarda nei suoi occhi e dimmi cosa ci vedi. Stringi le sue mani e dimmi cosa senti. Sfiora le sue labbra e dimmi che sapore hanno. Adesso rispondimi, diverso da chi? Vergogna di cosa?”

“Ieri sera, mentre camminavo, ho visto un ragazzo che non avevo mai visto prima. Mi guardava negli occhi, intensamente, come se cercasse delle risposte. E allora mi sono detto: “Cosa c’è di più bello? Guardarsi negli occhi e raccontarsi mille emozioni, brividi e sensazioni, senza aver vergogna di esternare ciò che si prova. È una perfetta forma si sincronia, una melodia suonata a quattro mani sul pianoforte del misterioso universo dei sentimenti, un contatto più forte di qualunque altra forma di collegamento, di unione. Ma nulla succederà, nessuno dei due farà mai una mossa, vivremo paralizzati dalle nostre paure, bloccati nella nostra condizione, e terrorizzati dai pregiudizi degli altri. Quanto è ingiusta questa esistenza.”

dear abby gay kiss2“Per me omosessualità è una parola grande. Se incontri la gente per strada e ti dice “Sei frocio!”, “Ma sei ricchione?” ecco che subito iniziano i problemi. Ti senti escluso in un mondo che dovrebbe essere anche il tuo, ti senti emarginato ed etichettato. Forse è proprio per questo che molta gente ha paura di accettarsi e finisce per costruirsi una maschera che non le si addice, destinata a cadere quando meno se lo aspetta e quando sente di non poter più nascondere ciò che è. Però attenzione, omosessualità non significa diversità. Sono due termini diametralmente opposti. Sebbene si dica che “il mondo é bello perché vario”, questo non deve essere motivo di discriminazione. Amare una persona vuol dire provare un sentimento profondo per il quale la notte senti le farfalle nello stomaco e non riesci a dormire. Allora che importa se questa persona è maschio o è femmina? Perché nascondere un amore solo per paura di essere giudicati? Abbiate coraggio di amare incondizionatamente chi volete e di amare soprattutto voi stessi, solo così riuscirete ad avere il vostro posticino nel mondo e sentirvi veramente parte di qualcosa.”

“Quando qualcuno capisce che sono gay, inevitabilmente non mi preoccupo del fatto che io possa fargli schifo, ma del perché. Spesso ci si dimentica che avere lo stesso orientamento sessuale non vuol dire essere identici in tutto il resto. Tra le varie cose che mi rendono felice c’è il rosa, Britney Spears e le paillettes , sì, lo ammetto! Ma un uccellino mi ha detto che esistono altri esemplari di froci a cui piace il blu, il calcio e che usano la linea “For Men” di Nivea… sarà vero?”

“Mi è capitato di ascoltare storie di persone che hanno avuto difficoltà ad accertarsi, a capire ciò che si era. Io no, ne sono sempre stato consapevole, e non me ne sono mai fatto un problema. Essere gay non è un problema, né per chi lo è né per chi non lo è. Tutto parte da ciò che abbiamo dentro e che ad un certo punto della nostra vita esplode. Non mi considero diverso, speciale, sensibile, ecc. Mi considero un ragazzo come tanti altri a cui piacciono i maschi e non le femmine. La verità è che a me piace essere gay, piace essere me stesso. Non ci tengo a dirlo in giro, o magari renderlo pubblico, lo trovo inutile. È come se io andassi in giro a dire che mi piace la pasta al pomodoro. Tutti noi dobbiamo entrare nella concezione, secondo me, che non si devono “accettare” i gay. Non c’è nulla da “accettare”. C’è solo da prenderne atto. Prendere atto che a Marco piace Luca e che a Luca piace Marco. Prendere atto del fatto che si amano e che magari vogliono anche loro dei diritti, come tutti gli altri. Ecco tutto.”

“Noi non siamo un carrozzone chiassoso e spensierato che si agghinda di trucchi e lustrini, non siamo la provocazione seminuda che gira per strada, non siamo la congrega degli eletti di una casta perversa o peggio ancora gli appartenenti al ghetto della superficialità e del qualunquismo. Noi siamo quelli che per lunghi e dolorosi anni hanno testimoniato e continuano a testimoniare anche col sangue in ogni parte del mondo il loro bisogno di essere considerati “persone” vere e coerenti pur nella loro colorata diversità, siamo quelli che desiderano portare a tutti il messaggio di una tolleranza verso ogni forma di emarginazione sociale, siamo quelli che professano un credo di uguaglianza di diritti e di equità civile, quelli che cercano con disperata passione di far comprendere che l’omofobia è una mancanza di rispetto verso i nostri sentimenti, la nostra libertà, la nostra vita Siamo sangue e anima, cuore e sentimenti e ora e sempre orgogliosi di essere gay, quelli veri, però, senza la caricatura del “vizietto”.”

b596e1d5-c627-4e2a-9a08-e55442e44f1c-620x372“Ho scoperto di essere omosessuale alla tenera età di dodici anni, quando mi resi conto di provare attrazione per una mia amica. Già allora mi rendevo conto che ciò che provavo era considerato “contro natura” dalla maggior parte delle persone, quindi tentavo di reprimere questo sentimento. Quando iniziai a frequentare delle ragazze, il senso di colpa mi mangiava giorno per giorno. Presa dalla paura che qualcuno potesse scoprirlo e quindi emarginarmi , indossavo la maschera della cosiddetta persona “normale” continuando a vivere una vita che non era del tutto la mia. Col passare degli anni trovai il coraggio di confessarlo ai miei migliori amici e con sorpresa scoprii che per loro non era affatto un problema. Questo mi trasmise un po di sicurezza in più, ma non abbastanza da rivelarlo alla mia famiglia. All’età di quindici anni decisi finalmente di confidarmi con mia madre. In quel momento le parole mi si bloccavano in gola e mi tremavano le gambe… ma non appena le dissi che avevo bisogno di parlarle, lei capii tutto. Mi disse che una madre conosce suo figlio più di chiunque altro.”

“Come se fosse una malattia, qualcosa di cui vergognarsi, una diversità… ma per poter parlare di diversità bisogna stabilire cos’è la normalità. Chi la può definire? È normale ammazzare una moglie, abbandonare dei figli in un cassonetto dell’immondizia e stuprare delle ragazzine segnandole a vita, giusto? Amare una persona non è normale, vero? E perché tu, eterosessuale, puoi amare mentre io no? Perché devo abbassare la testa quando parlo di lei? Perché non riuscite a guardarmi mente bacio la persona che mi fa star bene? Cosa vi cambia? Prova a rispondere a queste domande. Non sai rispondere, vero? Perché la tua ignoranza non va oltre la tua realtà, il tuo pensiero. Prova ad immaginare se provassi a negare il tuo amore verso la persona della tua vita, tu cosa faresti?”

“Io direi che è il caso di non lasciarsi condizionare da niente e nessuno, di vivere in piena libertà, di ignorare gli sguardi e i commenti di qualunque tipo, di farsi sempre conoscere per ciò che si è impendendo che gli altri si fermino alle apparenze senza dimenticarsi mai la cosa principale: che la libertà di pensiero di ognuno è ciò che ci rende davvero uomini e davvero liberi. Con un po’ di pazienza e tanta, tanta determinazione si riesce a vivere in piena serenità accerchiato da tante persone che ti giudicano, ma tante di più che ti amano follemente senza poter fare a meno di te così come sei, o meglio ancora riuscire con grande soddisfazione a far cambiare opinione proprio a chi giudica o critica. Si può tutto, basta volerlo davvero… mai abbassare la testa!”

Questo è il rumore delle voci che si nascondono dentro le persone che ti circondano. A te che leggi dico: apri la mente. Riflettici bene. Chi ha scritto qui sopra potrebbe essere anche tuo fratello.

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