Attualità & Territorio

Vanni Piccolo: “Il Pride a Benevento ha un valore straordinario”

di Camilla Ranauro

Intervista a Vanni Piccolo (Bovalino, 1940), attivista LGBT italiano fra i soci fondatori del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, di cui è stato presidente negli anni ’80.

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I: Cos’è un Pride e che valore ha oggi in italia una manifestazione del genere?

VP: Il Pride è la rievocazione di quelli che sono passati alla storia come i moti di Stonewall. Il 28 giugno 1969 per la prima volta i gay di New York si ribellarono all’ennesima potenza e prepotenza della polizia. Capitanati da una trans, Sylvia Rivera, tennero in scacco per tre giorni le forze dell’ordine e tutto il quartiere il village di New York.

Questa ribellione è stata considerata un atto di orgoglio e viene ricordato sempre, anche oggi, come orgoglio gay, perciò si è sempre chiamato Gay Pride. Non perché nell’essere omosessuali e transessuali ci sia qualcosa di così esaltante, ma proprio perché quest’orgoglio va gridato, in quanto l’essere omosessuale e transessuale oggi è negato, deriso, perseguitato e in qualche paese anche ucciso. Visto che ancora oggi continua la battaglia per i diritti, ritengo che il Pride dopo tantissimi anni sia ancora un momento importante di lotta, di ribellione, di rivendicazione, espresso sottoforma gioiosa di festa colorata. Certo si può attualizzare. Io non sono un nostalgico del passato, ma quando dico che il Pride è un momento di orgoglio e nel mio cuore lo chiamo ancora Gay Pride sono ben piantato nel presente, vista la necessità di una battaglia continua in una società, quella italiana, che continua a negare i diritti fondamentali delle persone, dei cittadini omosessuali e transessuali.

Come definire e come spiegare l’anomalia italiana dell’assenza di diritti, anche alla luce del referendum in Irlanda?

Spiegare l’anomalia dell’Italia rispetto alla mancanza del riconoscimento dei diritti fondamentali delle persone omosessuali e transessuali è chiaro a tutti. La società italiana non è uscita ancora da quella cultura dove l’omosessualità è vista come negazione, come vergogna, come colpa e come malattia.Questa subcultura ha sempre ispirato gli atti di governo, ha ispirato pregiudizi, ha ispirato l’esclusione, cioè fondamentalmente è un fatto di ignoranza. Il movimento omosessuale è relativamente recente, nasce tra la fine degli anni ‘60 e l’inizio degli anni ‘70, sulla scia anche delle rivendicazioni del movimento femminista e, dopo una prima fase molto eclatante di grande visibilità, di manifestazioni in piazza di iniziative e forti, non è riuscito comunque a dare una svolta culturale alla società e ai governi. La società italiana è radicalmente cattolica ed esprime ancora oggi un grande potere nella società. Per cui ogni volta che c’è una proposta, qualcosa che vada a favore delle persone omosessuali, le reazioni della Chiesa sono sempre violente e negative. Nel parlamento italiano continua ad esserci questo ossequio da quasi tutte le forze politiche alla ostilità della Chiesa, quindi questo spiega l’anomalia del nostro paese. Quindi una Chiesa forte e prepotente, un parlamento non laico, il permanere di una cultura bigotta casareccia del bene, della famiglia Mulino Bianco creano e spiegano l’anomalia del nostro paese rimasto agli ultimi posti in Europa rispetto ai diritti delle persone omosessuali e questo senza nessuna vergogna. I nostri diritti si collocano tra il coraggioso civilissimo referendum dell’Irlanda, paese di tradizione cattolica, e la dittatura post-comunista di Putin. Tutti si richiamano all’Europa ma poi ognuno la interpreta a modo proprio.

Che valore può avere un Pride a Benevento, piccola città del meridione di tradizione papalina?

Il Pride a Benevento ha un valore straordinario proprio perché Benevento è una città del sud che ha vissuto sotto l’influenza papalina, è una città con tanti problemi di povertà di lavoro, non certo inserita nel circuito culturale nazionale, pur essendo bellissima; una città dove forse di omosessualità si è parlato molto poco. Io credo che se si è generata nel giovani omosessuali di Benevento questa voglia di fare un Pride, probabilmente a Benevento comincia ad esserci un bisogno di cambiamento, soprattutto culturale, di riscatto sociale. È per questo che io considero il Pride di Benevento un’occasione di crescita culturale, un momento di riscatto sociale, di civiltà, di progresso, di democrazia per tutta la città e questo è proposto da un gruppo di giovani coraggiosi, che hanno voluto rompere il muro di ipocrisia, di ostilità, di negazione e affrontare a viso aperto i pregiudizi e le chiusure sicuramente esistenti in questa città. Quindi Benevento con questo Pride si inserisce in quel rinnovamento culturale che guarda ai diritti e alla dignità delle persone, ai valori della solidarietà e dell’accoglienza, ai valori del rispetto di ogni singola persona, che vede il sud protagonista.

11236553_856470537779154_3053375307530777353_nLei sarà presente il 6 giugno e sentiremo le sue parole dal palco. Ha un messaggio da dare qui ai giovani beneventani per invogliarli ad esserci? Cosa dice a chi si oppone con fermezza o lo considera una carnevalata?

Il mio messaggio va prioritariamente alle giovani e ai giovani omosessuali e transessuali perché sappiano che essere omosessuali e transessuali non è assolutamente una vergogna, non è assolutamente una colpa, non è assolutamente una malattia. A loro voglio dire che hanno il dovere di andare a testa alta, di non nascondersi, di non sentirsi colpevoli, di non sentirsi figli di un destino avverso. La società è ostile, questo è un punto da tenere sempre presente. Ma non per questo superiore. Anzi è una società incivile, arretrata, ignorante, alla quale non bisogna consegnare la propria felicità e il proprio diritto all’amore. La visibilità orgogliosa è uno strumento valido per combattere questa ostilità. È inutile nascondersi perché si diventa facili prede di cacciatori spietati. Vorrei dire ai giovani che io sono pienamente felice di vedere che loro oggi possono parlare d’amore, possono camminare per le strade mano nella mano, possono chiedere il riconoscimento giuridico dei loro affetti. Questo riempie di gioia e orgoglio chi ha cominciato questa battaglia molti decenni fa. Alla città vorrei dire che per Benevento questa è un’occasione storica, non solo per essere solidali con chi scende in piazza per rivendicare il riconoscimento dei propri diritti civili, ma è un’occasione imperdibile di sentirsi una società civile, una società inclusiva, una società solidale e culturalmente matura. È anche un momento di festa, un evento per la città. Quindi le beneventane e i beneventani dovrebbero lasciare a casa pregiudizi e ignoranza e confondersi gioiosamente nella fiumana di gente che sono sicuro invaderà le strade di Benevento. Tranquille e tranquilli. partecipando al Pride non diventerete gay ma renderete la vostra città più bella più colorata, più solidale e sicuramente più civile. La partecipazione della società civile è la migliore risposta a chi si oppone al Pride e lo interpreta secondo la propria ignoranza e secondo i propri pregiudizi. Il Pride è prima di tutto lotta, rivendicazione, orgoglio. Espressi sottoforma di festa, di gioia, di colore, perché noi vogliamo così la nostra vita, non grigia e monotona come quella delle persone astiose, intolleranti, ignoranti.

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