Costume & Società

Cronaca II – Giuggiole+

di Stefano Capitanio

Tratto da “Cronache del Pianeta delle Scimmie” Secondo Capitolo

Mentono sulla marijuana. Vi dicono che fumare l’erba vi rende demotivati. Falso! Quando sei drogato puoi fare tutto quello che fai normalmente allo stesso modo, solo che capisci che non ne vale la fottuta pena. [Bill Hicks]

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La dicotomia Bene-Male è forse la più semplicistica e basilare che l’uomo abbia concepito, e anche quella più importante, quando si è bambini; cominciare ad attribuire un giudizio generale, sulla base delle prime esperienze e delle poche nozioni morali, così da applicare un proibizione volontaria, è un passo fondamentale per garantirsi la sopravvivenza.

Troppe persone, però, non affinano le proprie capacità valutative, e anche in tarda età, applicano gli stessi parametri, semplificando le questioni e adottando una posizione radicale; ciò che è negativo per il proprio status quo, giustamente, lo evitano, e pensano che su questo pianeta, ogni stronzo debba seguire lo stesso codice comportamentale, ad esempio, fuggendo in ogni modo le nostre pasticche. Nel 2048, applicare un tale metro di giudizio per analizzare una questione che non coinvolge emotivamente il soggetto, significa ridicolizzare l’intero progresso cognitivo umano. Affermare che la droga è un male e che nessuno dovrebbe abusarne, con atteggiamento inflessibile, senza però ipotizzare una soluzione concreta rispetto al problema sociale,  dimostra solo una deficienza di facoltà intellettive, tali da non permettere la comprensione di un problema così complesso e capillare. Tutti quei decerebrati che sentono il bisogno di rimarcare quanto le nostre “Giuggiole+”, (giuro che ammazzerò personalmente il giornalista che gli ha affibbiato questo nome del cazzo) siano una piaga per la società, farebbero un favore al mondo, se tirassero velocemente le cuoia, svincolandoci dalla loro inutile presenza, causa di continui rallentamenti nel progresso sociale.

Ai perbenisti della domenica non frega un cazzo risolvere il problema della tossicodipendenza, dato che non fanno uso di nulla; infatti si limitano a celebrare la propria boria, convinti di essere migliori di altri solo perché non contemplano l’autodistruzione. Antepongono il buoncostume alla razionalità e preferirebbero che  ci fossero ancora i criminali a distribuire droga in giro, dato che non concepiscono l’importanza di una regolamentazione da parte dello stato, in luogo di una lotta persa in partenza, come quella passata.

Oggi, con la libera vendita da parte delle nostre aziende, abbiamo dimostrato quanto il proibizionismo sia stato fallimentare. Quando uno stato vieta un prodotto, la cui domanda è ancora alta, si generano mercati paralleli attui a soddisfarla. Gli spacciatori non eseguivano lunghe sperimentazioni e test sulla qualità del prodotto, come facciamo noi, ma si limitavano a riempire di merda le vene e i polmoni dei compratori.

Le droghe si impongono da decenni come calmiere sociale di quella fetta di popolazione, troppo pigra per guardare il mondo con lucidità, e che preferisce rintanarsi in qualche trip d’acido o calmare i nervi con qualche dose di erba. I nostri prodotti offrono, in ogni momento, ciò che la quotidianità spesso nega all’ animo umano: l’evasione volontaria da una realtà insoddisfacente.

Si demonizza sempre il fattore sbagliato dell’equazione. Il problema non è la droga, la cui unica colpa è mettere in risalto una contraddizione sociale, ma tutta quella serie di paranoie collettive e sovrastrutture alienanti, che ogni giorno, spingono le persone a farne uso. Durante il processo evolutivo abbiamo scoperto la sofferenza emotiva, lo stress e la noia, che sono le cause più comuni dell’abuso, ma anche dei fattori imprenscindibili per lo sviluppo. L’unico modo per eliminare la droga è creare un mondo, ove tutte le persone non abbiano bisogno di farne uso per tirare avanti; quindi, amici miei, guadagneremo miliardi ancora per molto.

Noi, come i venditori di alcol, sigarette e gioco d’azzardo non facciamo altro che canalizzare una pulsione, limitandone i danni, che altrimenti, sarebbero gli stessi di trent’anni fa. Abbiamo investito molto tempo e denaro, facendo pressioni sul parlamento Europeo e mobilitando l’opinione pubblica affinché affidassero il monopolio della droga a noi imprenditori, che avremmo gentilmente restituito il 40% dei guadagni, sotto forma di tasse. Prima le lotte tra gruppi di narcotrafficanti infestavano le città, spargendo morte e miseria, e propinando merda tagliata e ritagliata; Il nuovo modello di gestione ha riportato ordine al sistema, regolamentandone l’uso tra i giovani, e aumentando la qualità del prodotto. I progressi in campo chimico e nelle neuroscienze hanno permesso di riprodurre e isolare gli effetti di una droga sul cervello, agevolando il passaggio del mercato nelle mani delle case farmaceutiche. Oppio, barbiturici, mescalina, marijuana, cocaina, amfetamine, eroina, ecstasy, L.S.D., hashish… ogni droga immaginabile possiede il suo nuovo surrogato in versione “Giuggiola+”. Abbiamo limitato gli effetti collaterali dovuti al down, senza contare che i sintomi da dipendenza sono quasi nulli, se si esclude un forte nervosismo nei primi mesi; inoltre in ogni pacco c’è uno stramaledetto libretto delle istruzioni, in cui c’è scritto a caratteri cubitali la quantità ideale in rapporto al sesso e al peso, ed è logico che, se si esagera, ci si ritrova con un bel cappotto di legno.

Eppure anche oggi ho dovuto sorbirmi un gruppo di contestatori che protestava qui sotto; continuano a scrivere “Assassini” sui cartelloni, senza rendersi conto che le responsabilità sono da imputarsi esclusivamente a quelle persone, che non hanno ancora imparato a maneggiare gli stupefacenti. Quando mio fratello è morto in un incidente, ho forse istituito un presidio davanti alla concessionaria? No! E sapete perché? Perché non è colpa del venditore se era un cazzone e si è schiantato a 190Km/h contro un guard-rail.

Non riesco a sopportare di essere additato come un “criminale legalizzato” da tutti quei don Chisciotte, che lottano contro i fantasmi di una società che non possono modificare, né sono in grado di comprendere… Se non ci fossimo noi, alcuni soggetti sfogherebbero la frustrazione in altri modi, causando molti più problemi.

 La guerra alla droga gravava sulle tasse dei cittadini, e i risultati non valevano lo spreco di vite e denaro; quando il prodotto lo intercettava la polizia, scoppiavano le lotte interne, e quando arrivava a destinazione, gli obitori cittadini si riempivano di tossici. Le condizioni di lavoro e i sistemi di gestione del traffico da parte dei criminali, erano vergognosi.

I quartieri riservati alla produzione e allo spaccio erano ovviamente malfamati, e la radicalizzazione della delinquenza non faceva che svalutarli, pregiudicando ogni possibilità di sviluppo e recupero; ragazzini tossicodipendenti già a tredici anni, sfruttati come pusher in cambio di dosi; Disperati all’ aeroporto che cercavano di eludere i controlli, ingoiando preservativi pieni di droga, che cagavano all’arrivo, quando gli andava bene; le situazioni assurde e paradossali che quel modo di gestire la droga aveva generato, hanno causato un numero di vittime, tossici e non, davvero spaventoso.

Adesso lo stato incassa miliardi ogni anno, i decessi sono ai minimi storici e lo spaccio illegale è ormai una pratica sporadica. Ogni stronzo può godersi il suo sballo senza la paranoia di finire dentro; basta andare al supermercato, scegliere il tipo di pasticca che meglio possa soddisfare le proprie esigenze, mostrare un documento alla cassa e acquistare così un po’ di felicità liofilizzata.

Il punto è: noi siamo la migliore risposta ad un problema attualmente insolvibile, ed è ora che quegli ipocriti comincino ad accettarlo.

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