Cultura & Intrattenimento

La musica che ha salvato la mia anima dal tempo

di Dylan Iuliano

Sento di dover premettere che la musica ha fottuto la mia vita a tal punto da avermi reso quel tipo di persona che sarebbe giusto ostracizzare da una società civile.

11294355_10206108471342856_291962506_oFoto di Irene Dattini

La musica mi ferisce, uccide parti di me, si porta via brandelli della mia anima e allo stesso tempo rigenera i tessuti di essa devastati dagli eventi della vita che sono al di là del mio controllo e della mia line of understandability; è per questo che per me è sacra e tutto ciò che mira a banalizzarla mi rende un estremista con la voglia di spaccare ogni singolo oggetto presente nel raggio di chilometri.

La catasta di vinili che occupa la miacamera non è solo feticismo, è un cosmo in cui tutto ciò che ho vissuto nella mia esistenza respira immutabile tra ricordi sovrannaturali e filtri di luce mai esistiti se non nella mia testa (Dylan 1 – Hollywood 0), è il mio personalissimo mondo senza tempo in cui trovare riparo quando Mefistofele torna a farsi vivo. Ci tengo anche a precisare che ho chiamato questa rubrica “Don’t take me seriously” per un motivo preciso (paraculismEHM…), perché non dovreste mai dare ascolto ad uno che risolve pesanti conflitti interiori con guacamole e sintetizzatori modulari, o forse sì?

Nello scorso articolo ho accennato a quanto autoreferenziale una certa corrente musicale per cui nutro poca stima sia, ed oggi scriverò della più omni-referenziale di tutte, quella che di riferimenti non ne ha affatto. Noi esseri umani siamo degli universi piuttosto intricati, ed è plausibile che alcune sensazioni varino da persona a persona solo nell’intensità con cui si manifestano e non nella forma, ed è proprio prendere la tua scintilla trascendentale, figlia di un dato istante nella realtà, e trasferirla ad un altro individuo mantenendone integra l’intensità ad essere enormemente difficile e ad affascinarmi terribilmente. Sto parlando di stati e sensazioni che partendo dagli angoli più oscuri e remoti dell’anima e dall’esperienza dell’individuo riescono ad espandersi fino all’universalizzazione completa, liberandosi delle catene delle immagini mentali pre-costruite e imposte dalla forma canzone pop e dalla forma parola, il cui significato rimane fine al contesto spazio-temporale dello scrittore e ascoltatore nel limite del dover descrivere una realtà fisica e tangibile o qualcosa che si ricollega ad essa. Al contrario, sfociando nell’atemporalità e delocalizzazione (conseguenza diretta della privazione di qualsivoglia riferimento a tutto ciò che è collocabile) essa è eternizzata. E, come il famoso paradosso del gatto di Schrödinger, quest’opera, non contenendone nessuna, conterrebbe allo stesso tempo ogni forma, colore, spazio e tempo esistenti nell’immaginabilità delle cose. La chiave per aprirla è in te, fruitore.

Dal mio punto di vista, la maggior parte della musica che trova il suo stesso senso nella parola è troppo descrittiva e didascalica, è un campo già pronto e coltivato con fiori che qualcun altro ha con dubbio gusto scelto e piantato per noi, con radici salde in una realtà che non mi appartiene, nella verità filtrata dalla bruttezza della nostra quotidianità umana pregna di dinamiche di una società destinata a mutare, e che per ora si è costretti ad accettare così com’è. È per questo che il cantautorato offende le esigenze di divagazione del mio cervello e il misticismo che è in me. Cercando di spiegare il valore della musica non didascalica e la sua influenza con un esempio banale, anche i Radiohead che amiamo tanto (e che hanno a loro volta influenzato l’industria musicale pesantemente) derivano da scene molto meno agghindate e più bistrattate come le care vecchie techno ed acid house (esatto, affermare che i Radiohead sono geniali e che la techno e l’house sono merda dovrebbe generare un glitch nello spazio-tempo talmente violento da risucchiare me, te e tutto l’universo nel nulla inesorabilmente) considerando che scrissero quel bellissimo album che è “Kid A” ed il suo sequel “Amnesiac” rosicando atrocemente (e dichiaratamente) per le bombe che Aphex Twin, Autechre, LFO e tutta la Warp Records tiravano negli anni ‘90 mescolando musica concreta, ambient, composizione classica e scene ruvide come drum’n’bass, acid house, techno, trance.

Quello che mi aspetto dalla musica e dall’arte in generale, e che reputo trascendentale ed essenziale per aggirare la nostra condizione di esserini confinati e condannati ad essere lavati via dall’eternità, è un campo fertile in cui poter coltivare i miei fiori, me stesso e la mia coscienza secondo ciò di cui ho bisogno, secondo logiche che ambiscano a qualcosa che risiede al di là del microscopico lasso di tempo e spazio a cui devo sottostare per volere del meschino fato umano. Non voglio passare la mia breve esistenza terrena a nutrire il mio spirito ed i miei sensi esclusivamente di arte che resta radicata a questo pianeta appigliandosi a riferimenti di questa epoca. Che cazzo. Lo sviluppo di sintetizzatori analogici e digitali, poi, si è tradotto in apertura delle possibilità timbriche portandole ad essere parte integrante della composizione, ed è il motivo per cui considero l’elettronica vessillo della “contemplazione del sacro” in musica. Credo fermamente che tutti i musicisti classici che ammiriamo e su cui ancora oggi poggiano le basi della composizione scriverebbero opere per sintetizzatori, ma se non ne siete convinti e credete che un genio riuscirebbe a sottostare a limitazioni così evidenti e invalidanti nel 2015 costringendosi a non suonare sintetizzatori per ideologico e becero puritanesimo, be’, potete smettere di leggere e andare a mettere su un album dei Guns’n’Roses o gasarvi per quanto il cantante dello Stato Sociale si sia rotto il cazzo di cose di cui non me ne è mai fregato un cazzo.

Ecco un mixtape dell’elettronica ed ambient più emotivamente devastante che sono riuscito a trovare scannerizzando il mio archivio interiore di dischi e artisti essenziali che hanno fottuto la mia vita e salvato la mia anima dal tempo.

DAT FUXXED UP EXISTENCE [MIXTAPE] – William Basinski

Disintegration Loops è per me la cosa più bella che un essere umano abbia mai fatto in musica. L’ho detto. Basinski ha lavorato con vero approccio da musique concrète su un singolo campione per ognuno di questi capolavori, un solo segmento di musica di pochissimi secondi loopato in analogico ad infinitum in un registratore a nastro. Mentre questi pezzi venivano registrati, il nastro continuava a corrodersi fino a glitchare, skippare e lentamente disintegrarsi nel nulla. Basinski qui prende il grande assioma della vita che tutti tentiamo goffamente di eludere quotidianamente e ce lo sbatte in faccia con infinita classe: ci disintegriamo insieme al resto del cosmo ed è meraviglioso. La parola più semplice e bella con cui si possa descrivere tutto questo la rubo ad un’amica a cui l’ho propinato: “inesorabile”.

Aphex Twin – Cliffs

Dover scegliere un pezzo di Aphex Twin è come dover decidere qual è la prima cosa da far vedere ad un cieco che ha magicamente ritrovato la vista. Il suo Selected Ambient Works II del 1994 è in assoluto il mio album preferito nella sua variegatissima discografia ed uno dei tre che porterei con me su un’isola deserta per morire in pace. Richard D. James ha rivoluzionato l’idea di musica per come la conosciamo (basti pensare che ancora nel 2015 escono singoloni con beat campionati dai suoi lavori composti tra ‘85 e ‘92, pensateci la prossima volta che canticchiate UGLY BOY dei Die Antwoord) ed è stato più volte definito il Mozart della nostra epoca, ma io preferisco continuare a pensare che si sia spinto ben oltre.

Boards Of Canada – Dawn Chorus

Probabilmente il pezzo più catchy della loro intera discografia, da un album che per me racchiude la bellezza esoterica della vita in tutto il suo splendore. Geogaddi è una pietra miliare del misticismo, una delle poche cose venute fuori dal mondo moderno che ricollego al legame magico tra uomo primitivo ed universo. Ascoltare vinili sdraiati su un letto a dallas, texas. Tende blu mosse dal vento. Avere diciassette anni.

Black Moth Super Rainbow – Untitled Roadside Demo

I Black Moth Super Rainbow sono la band elettronica più colorata del mondo, e dal 2009 ci sto sotto più pesantemente di Pete Doherty con il crack. Ricordi di quando io e Rolando Morello passavamo giornate intere di nulla e spensierata felicità tra le campagne sannazzarene, i bei vecchi quattordici anni. Dubito che abbandoneranno mai il mio cuore, i BMSR hanno avuto un impatto così violento sulla mia persona da darmi i brividi al solo pensiero. Hanno materialmente influenzato scelte di vita estremissime, hanno picchiato a sangue il mio destino. Dandelion Gum è un calderone di psichedelia hip-hoppish, sintetizzatori retronostalgicissimi scricchiolanti and a daylight that never existed e nonostante il mio album preferito resti Eating Us, non posso non farveli conoscere con questa perla.

Alessandro Cortini

Alessandro Cortini – live at Death By Audio, december 2011

Se esistesse un giardino senza tempo questa patch vi risuonerebbe in loop. Alessandro Cortini è un talentuosissimo musicista italiano che vive negli USA ormai da anni, è maggiormente noto per il suo ruolo di synth-player nei Nine Inch Nails (tra le più famose band al mondo) ma quello a cui è arrivato da solo negli ultimi anni smanettando sui sintetizzatori modulari è magia pura. Oltre ad essere uno dei musicisti che amo di più su questo cazzo di pianeta, ogni tanto si lascia scappare il like alla mia musica su Instagram e questo lo consacra nella mia lista di persone da stimare eternamente (lol). Consiglio a tutti di ascoltare anche tutto quello che ha pubblicato come SONOIO, Blindoldfreak e Modwheelmood.

Tangerine Dream – Origin Of Supernatural Probabilities

Il 1972, pionierismo assoluto, viaggi astrali. R. I. P. Edgar Froese, in onore della tua anima fluttuante verso un altro “indirizzo cosmico”.

Grouper – Cloud In Places

Liz Harris è la persona su questo pianeta della cui esistenza fisica dubito the most. Semplicemente non riesco a credere che un’anima così eterea abbia una collocazione nello spazio, nel tempo, non riesco a credere che esista in un corpo fatto di cellule. Liz, per me sarai sempre un’energia indefinita.

Am-Boy – The Thought Of Friends That Left Forever

Questa traccia mi è stata mandata mentre ero in tour da un’amica di Houston, il giorno dopo esserci incontrati ad un mio concerto nella space city. Ero a Port Arthur in attesa di iniziare a suonare, mi sono seduto in un angolo della strada fuori dal locale ad ascoltarla in cuffia. In tre minuti ho ripercorso tutta la mia vita, rivivendo tutto ciò che è perso eternamente, immaginando ciò che verrà. Ho respirato l’aria tiepida e diversa-da-qualsiasi-altra del Texas a pieni polmoni, ho ripensato a tutto ciò che mi ricorda, tutto ciò che non riuscirò mai a descrivere con una sequenza di parole. Un film d’autore che un giorno lontano nel tempo qualcuno riguarderà versando un paio di lacrime. Volevo piangere, ed invece ho riso. E sono andato a suonare ed ubriacarmi illegalmente. Thanks Stephanie!

Freescha – Gole

Non esistono parole adatte a descrivere i Freescha. Sorry guyz.

Air – Run

Se sei davvero arrivato fino a questo punto meriti il pezzo pop. Con l’eleganza degli Air, però. Talkie Walkie è poesia, uno di quei dischi che sarebbe un peccato non corrodere distruggendo il pulsante play del tuo stereo.

Tobacco – Spitlord

Chi mi conosce sa bene che Tobacco è per me il profeta. Mescolare estetica VHS, anni ‘80, trash, beat-making e bellezza. Tanta bellezza. Tom Fec è una di quelle persone che riesce a esprimere l’inesprimibile, sia con i Black Moth Super Rainbow che con il suo progetto solista. Anch’io da piccolo ero lo spit-lord.

Tropic Of Cancer – Fall Apart

SYNTH-WAVE + SPIRITUALISMO PURO = Camella Lobo.

Coil – Who’ll Fall?

Ecco una di quelle cose che posso ascoltare solo nelle fasi più oscure della mia esistenza. Is Suicide a Solution? I Coil = fondamentali.

Stephan Bodzin – Sonnenwind

Per me il pezzo techno più bello della storia, che c’è da aggiungere? Maestria pura e anima dripping hard. Dance the fuck outta your consciousness dude!

Autechre – Leterel

Prima ancora che io vedessi la luce in questo mondo ostile qualcuno sfondava le porte della realtà a colpi di glitch.

Plaid – Hawkmoth

Delicatezza, sfiorarsi nel buio della notte infinita.

Jon Hopkins – Vessel

Tra i più creativi compositori, producer e sperimentatori della nuova ondata post-techno/idm.

Rone – Nakt

Dreamiest techno EVER, colonna sonora perfetta per viaggi attraverso l’universo alla scoperta di mondi migliori.

Nine Inch Nails – Ghost II – 12

Haunting. Ghosts è l’album che mi ha tenuto per mano durante il periodo di più grande sofferenza fisica della mia vita. 2008, Trent Reznor, chi altrimenti?

Flying Lotus – Zodiac Shit

FlyLo è il beat-maker della nostra generazione, e nel meraviglioso immaginario che questo pezzo si porta dentro hip-hop e spiritualismo fanno l’amore in un abbraccio cosmico.

L’esorcismo è finito, andate in pace.

Omen.

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