Le vite degli altri

Grace

di Sara Carofiglio

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Ciao, cuore! Ti starai chiedendo come mai, adesso, alle 01.25 io ti abbia cercata. Non lo so nemmeno io, ma ti capita mai di fare le tue beate cose quando all’improvviso ti acchiappa qualche flash e pensi a qualcosa che con ciò che ti sta tenendo impegnata in quel momento non c’entra proprio niente? In questo momento tu sei stata il mio flash.

Dirai “quanta retorica solo perché per un attimo ho sfiorato i tuoi pensieri”. Forse, anzi, sicuramente hai ragione. Come sempre io sono troppo retorica e mi perdo in sproloqui senza capo né coda, proprio come adesso. Semplicemente volevo scriverti questa cosa ora, mentre sto per addormentarmi e mentre penso che domani ricomincerò un’altra giornata di niente; mentre pensieri sparsi e assonnati mi girano per la testa e forse l’unico pensiero sistemato è quello che ho rivolto a te. Tra una pagina di un libro e una canzone dei Placebo, ho rivisto in ciò che dicevi e scrivevi un po’ di me. Ed è stata una bella sensazione, perché io non mi ero mai conosciuta in quel modo. Quando penso alla nostra amicizia che nasceva mi immaginavo un libro ingiallito a Central Park con le foglie rosse a terra, o di vivere in quei film dove ogni frase detta sembra una citazione d’autore.

Okay, vedi come si scrive bene di notte? Continuo…

Ho sempre immaginato una canzone in sottofondo ai nostri discorsi, magari dei Pink Floyd, e se devo essere sincera mi sono sempre sentita appagata da questa nostra amicizia. Non mi sentivo più parte del mio mondo squallido, vivevo una realtà ben più piacevole con te. E sembra strano che tutto questo sia accaduto solo attraverso le parole perché è con le parole che io e te ci sentiamo davvero a nostro agio, vero? Quelle parole non dette, scritte su Moleskine che probabilmente solo noi rileggeremo, per persone che magari nemmeno le meritano, che rimarranno sepolte tra i milioni di fogli in cui continuiamo a rifugiarci ogni giorno. La nostra è quella amicizia che sento vorrei avere per sempre, e forse in questo ho sbagliato di brutto perché spesso non mi metto d’impegno per coltivarla, succube della mia abitudine di merda di non dimostrare alle persone ciò che provo.

Ti scrivo adesso, di notte, perché volevo trovare le parole giuste. Sono giorni in cui tutto ciò che mi circonda mi spinge a essere matura, o almeno a fingere di esserlo per sopravvivere, e in modo razionale mi sono fatta delle domande su quello che di bello ho avuto e su quello che di bello mi aspetto dai giorni nuovi. Sicuramente tra le cose belle che ho avuto in questi primi diciotto anni c’è questa nostra amicizia fuori dal comune (sai, se dovesse essere come tutte le altre dovrei volerti bene come faccio con le persone qui intorno, ma con loro non riesco a condividere gran parte della mia vita; con te è diverso, è come conoscerti da sempre). Ma il bello viene nella seconda parte del mio super maturo e super lineare ragionamento, quando mi sono resa conto che le nostre strade si divideranno ancora di più quando andremo via di qui e avremo una nostra vita in un’altra realtà, e io continuerò a ricordarti in modo dolce, con i ricordi color seppia e le foglie dei parchi inglesi trascinate dal vento.

Scusa se parlo davvero così tanto, ma le cose bisogna scriverle proprio quando le si pensa: questo rimane un discorso senza capo né coda che io ho deciso di dedicare a te, l’altra me. Buonanotte, cuore.

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