Scienze & Tecnologia

Quell’embrione indifferente

di Aristide Sgueglia

L’embriologia ci viene in soccorso contro le discriminazioni di sesso. Capiamo perché.

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Quante volte sentiamo parlare di discriminazioni sessuali? Sul posto di lavoro, in mezzo alla strada, in paesi dell’Est ma, ahimè, sempre più spesso anche in paesi dell’Ovest. Estratti di vita reale sempre più frequenti: “Tu sei una donna, cosa ne puoi capire” spesso dice un uomo, scherzando, alla propria moglie, fidanzata, sorella o madre. Ma se nel nostro Occidente tali disuguaglianze il più delle volte non sono altro che pungente ironia, in altre parti del mondo non si scherza affatto. È ormai noto a molti che in alcune culture islamiche le donne sono considerate semplici oggetti, rese prive dei più elementari diritti, costrette solo ai propri doveri alle dipendenze del “pater familias” di turno che dalla morale latina ha tratto ben poco.

Nonostante ciò accada da secoli e purtroppo continui ad accadere, analizzare le differenze tra i due sessi a livello medico-scientifico osservando al contempo anche le caratteristiche comuni potrebbe far riflettere su quanto in fondo uomo e donna siano diversi ma simili e su quanto le sopracitate disuguaglianze giustificate da una presunta “superiorità genetica” non abbiano ragione di esistere.

Vorrei evidenziare in particolare le differenze e le somiglianze tra i due sessi prendendo come riferimento il periodo temporale che precede la vita neonatale: la gestazione. La scienza che si occupa dello studio del cosiddetto “miracolo della vita”, ovvero delle tappe che riguardano la produzione dei gameti, la fecondazione, lo sviluppo dell’embrione prima e del feto poi, fino alla nascita di un nuovo essere vivente è detta embriologia.

L’embriologia umana ha dimostrato che subito dopo la fecondazione, la cellula uovo contenente il materiale genetico dello spermatozoo comincia una lenta migrazione dall’ampolla (sito in cui avviene la fecondazione nell’essere umano) alla zona alta dell’utero, dividendosi lungo il tragitto in 2, 4, 8, 16, 32, 64 cellule. Raggiunto l’utero, l’ormai cisti ne perfora il rivestimento interno e si impianta in esso dopo circa sei giorni dall’unione dei gameti. Di qui in poi seguiranno numerose e dettagliate trasformazioni, tra cui lo sviluppo del primo abbozzo di colonna vertebrale (la notocorda) e del primo disegno del futuro sistema nervoso centrale (il tubo neurale) che porteranno l’embrione a trovarsi interposto tra due cavità contenenti liquido (la cavità amniotica e il sacco vitellino) in uno step di sviluppo detto stadio indifferente.

È importante sottolineare queste ultime due parole perché sono l’essenza dell’uguaglianza embrionale tra i due sessi: tale stadio è detto indifferente perché a livello di gonadi, vie urogenitali interne ed esterne, l’embrione maschio è del tutto indistinguibile da quello femmina. Già sul finire della terza settimana infatti, si sviluppano degli abbozzi che potranno dare origine a strutture tipiche o del sesso maschile o di quello femminile. All’interno di ogni embrione quindi c’è, almeno per qualche settimana la compresenza di future strutture maschili e future strutture femminili. È solo a partire dalla sesta settimana che emergono le prime differenze nello sviluppo: l’embrione, condizionato dalla presenza in circolo di ormoni mascolinizzanti o non mascolinizzanti, sceglie di “salvare” alcune delle sue strutture sviluppate a discapito di quelle complementari di sesso opposto, imboccando una via a senso unico che lo porterà a diversificarsi in uomo o donna. Dalla sesta settimana in poi l’embrione risulta allora riconoscibile in quanto maschio o femmina.

È quindi grazie alle indagini e ai successi dell’embriologia che possiamo aggiungere un’ulteriore motivazione di tipo scientifico alla lotta contro le discriminazioni di sesso (oltre alle motivazioni culturali, etiche, politiche e civili che da sempre hanno necessitato del coraggio e dell’audacia per affermare la parità tra i sessi): è insensato discriminare un’individuo in base al sesso in quanto uomo e donna sono due tasselli complementari, sagomati con la stessa tecnica, di quell’intricato e affascinante puzzle biologico chiamato vita.

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