Natura & Ambiente

The healing power of plants

di Giovanni Fallarino

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Perché fin dai tempi antichi le piante ci interessano così tanto? Quale potere hanno che agisce sul nostro interesse? In che modo possono farci del bene? Cosa ci interessa esattamente delle piante? Due parole: metaboliti secondari.

I metaboliti secondari, come può farci supporre il termine, sono delle sostanze non fondamentali per la pianta che vengono sintetizzate da ognuna di essa. Per comprendere bene il concetto diamo una prima definizione di quelli che sono i metaboliti primari, o meglio, quali sono: carboidrati, proteine e lipidi. Senza di questi nessun organismo avrebbe la possibilità di sopravvivere. Detto ciò non bisogna assolutamente pensare che i metaboliti secondari siano di minore importanza: questi ultimi sono importanti allo stesso modo di quelli primari per la vita e la sopravvivenza di un organismo. Rappresentano una categoria molto numerosa ed eterogenea di sostanze naturali a cui spesso è difficile assegnare precisi significati metabolici e fisiologici.

Perché i prodotti naturali provenienti da altri organismi dovrebbero interagire con le proteine umane? Perché così tanti composti in natura hanno effetti biologici negli esseri umani ed in altre specie? Vi parlerò quest’oggi di una teoria che copre tutte le domande che ci siamo posti finora: la teoria della xenormesi: effetti benefici prodotti da deboli effetti stressogeni.

Immagine55PARACELSUS 1493 – 1541
Molecole tossiche possono in piccole dosi produrre effetti benefici.

HUGO SCHULZ 1853 – 1932
Molte piccole molecole possono stimolare crescita e respirazione di lieviti quando somministrate a piccole dosi, ma ad alte dosi inibirne la crescita.

Un numero incredibilmente alto di molecole vegetali presenti nella nostra dieta interagisce con regolatori chiave della fisiologia dei mammiferi, provocando un incremento della longevità. È inoltre assai interessante essere consapevoli del fatto che conosciamo solo il 5% delle molecole naturali che possono esserci utili.

In natura quando gli animali vengono attaccati reagiscono in tanti modi diversi: possono fuggire, combattere, nascondersi, o addirittura, come nel caso dell’opossum, fingere una morte apparente per poi fuggire quando il predatore abbassa la guardia. Le piante, in seguito a situazioni di stress, mostrano un diverso tipo di comportamento. All’attacco di un erbivoro o all’infezione di un patogeno (virus, batteri, fitoplasmi, miceti) sviluppano una risposta molto specifica che viene classificata come diretta o indiretta. Le difese dirette comprendono strutture fisiche come i peli ghiandolari, le spine o l’accumulo di sostanze chimiche tossiche. Un esempio molto interessante di risposta diretta è quello adottato dalla pianta Urtica dioica (fam. Urticaceae), o comunemente detta ortica, che come ben sappiamo è ricoperta da sostanze altamente irritanti al solo contatto con la cute, fra cui vediamo protagonista principale un acido organico, l’acido formico. L’ortica adotta questa geniale tecnica di difesa perché ha il fusto cavo e, quindi, con un contatto aggressivo può facilmente spezzarsi e di seguito morire per mancato collegamento dei vasi interni che mediano il rapporto complementare foglie/radici.

ImmaginePelo ghiandolare dell’ortica. La parte basale calcarizzata ed ingrossata contiene acido formico, principale sostanza

Le difese indirette invece, riguardano la capacità mostrata dalla pianta nel richiamare i carnivori degli erbivori. Per fare ciò la pianta produce e rilascia delle sostanze definite semiochimici che funzionano da segnali in grado di attirare i naturali predatori degli erbivori, come ad esempio insetti più grandi o parassiti. Inoltre possono scatenare risposte di difesa anche nelle piante vicine.

I metaboliti secondari si trovano tipicamente solo in una specie o in un gruppo di specie imparentate, ed è per questo motivo che la loro distribuzione assume in certi casi una notevole importanza “chemiotassonomica”. Inizialmente vennero ritenute sostanze di scarto figlie del metabolismo primario della pianta, prive di ogni funzione ed utilità. Gradatamente però il riconoscimento dell’importante ruolo dei metaboliti secondari è cresciuto. Oggi è noto che i metaboliti secondari svolgono nella pianta importanti funzioni ecologiche. Hanno per esempio un ruolo chiave nella riproduzione, sono coinvolti nella difesa (come abbiamo già detto) e funzionano come agenti di competizione fra pianta e pianta e nelle simbiosi pianta/microbo.

I metaboliti secondari sono quindi i famosi principi attivi, insieme anche ai metaboliti primari (come ad esempio la canna da zucchero, il cui principio attivo è il saccarosio) che ci interessano da migliaia di anni e che ancora studiamo senza sosta.

Seguirà ora un breve elenco descrittivo dei principi attivi presi maggiormente in considerazione in quanto più comuni.

  1. mucillagini: Miscele amorfe di polisaccaridi che vengono usate come emollienti, protettivi per le pareti dello stomaco e blandi lassativi in quanto aumentano la massa di acqua all’interno dello stomaco con conseguente aumento di volume delle feci ed aumento della peristalsi intestinale.
  2. tannini: Condensazioni polimeriche la cui unità di base è l’acido gallico che può essere a sua volta legato ad uno zucchero o ad altre sostanze di grande interesse farmaceutico, come i flavonoidi. Si dividono in tannini condensati e tannini idrolizzabili. Sono di base delle sostanze altamente presenti in nature, praticamente una piccola quantità di queste può essere ritrovata in ogni pianta. Si trovano maggiormente presenti nelle cortecce e nelle radici, ma talvolta sono presenti anche in foglie e frutti (acerbi). I tannini sono sostanze usate come antisettici ed antimicrobici. La loro presenza in alta percentuale dona alla droga il sapore amaro tipico dei tannini, responsabile ad esempio degli acini d’uva ancora acerbi, del caffè e del tè (senza zucchero). Sono sostanze astringenti.
  3. oli essenziali: per la maggior parte terpeni, sono sostanze altamente volatili usate dalla pianta per comunicare con l’ambiente esterno. Sono sostanze dall’aroma estremamente forte ed hanno proprietà antibatteriche. Vengono in gran parte usati per la produzione di profumi (Chanel n° 5 si produce con l’olio essenziale di rosa canina). Gli oli essenziali sono presenti in un’altissima quantità di piante (ad esempio il limone, l’arancia, la lavanda e la menta).
  4. saponine: sono sostanze capaci di abbassare la tensione superficiale dell’acqua. Sono altamente schiumogene ed eccellenti emulsionanti. Sono purtroppo componenti altamente tossiche in quanto provocano emolisi dei globuli rossi, pertanto sono inutilizzabili per vie interne. Le uniche saponine utilizzabili internamente sono quelle della liquirizia (Glychirriza glabra). Sono disinfettanti delle vie urinarie e diuretiche.
  5. alcaloidi: sono sostanze azotate e dalle molteplici funzioni. Sono presenti in poche specie vegetalie provocano potenti effetti fisiologici. Si tratta per la maggior parte di veleni vegetali molto attivi e dotati di una specifica funzione. Molte di queste molecole sono attive sul sistema nervoso centrale (SNC). Conosciamo ad esempio la cocaina (Erythroxylum coca), la morfina (Papaversomniferum), la anfetamina (Chataedulis), la nicotina (Nicotianatabacum) e tanti altri principi attivi di cui parleremo nelle prossime pubblicazioni.
  6. flavonoidi: flavani ed antocianidine, sostanze multipresenti in quantità enormi di specie vegetali. Sono molte volte responsabili del colore dei fiori (giallo, rosso e blu). Hanno molteplici funzioni, ma quella di principale interesse per l’essere umano è la loro capacità di bloccare reazioni di ossidazione a catena che danneggiano le cellule fino a portarle alla morte, meglio conosciuta come azione di tipo Inoltre sono usati anche come protettivi contro i raggi UV.

Questi sopraelencati sono i mattoni principali, ma le quantità di principi attivi come potete immaginare è immensa; inoltre non ho descritto altri importanti componenti come i glucosidi, i principi amari, le sostanze aromatiche, gli oli e i grassi vegetali, i fitormoni e le glucochinine che ritroveremo nel nostro percorso.

Ora per concludere, sotto amabile richiesta del collega Giuseppe Imbriani, vi parlerò un po’ dell’ortica, prendendo in considerazione i seguenti parametri botanici: ordine, famiglia, specie, descrizione anatomica, droga, principi attivi, usi/effetti.

Urticales Urticaceae

Immagine44Urtica dioica
Pianta nitrofila, comune attorno alle abitazioni e ai ruderi. Dotata di fusto quadrangolare e cavo, con foglie opposte a margine dentato. Alta fino a 50 – 60cm.
Droga: Parti sotterranee (radici e rizoma) e foglie.
Principi attivi: composti fenolici, lignani e steroli.
Usi: Gli steroli presenti principalmente nelle parti sotterranee dell’ortica (sitosterolo e suoi glicosidi) trovano largo impiego nel trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna. E’ dimostrato da dati clinici che l’uso di fitoterapici contenenti il sitosterolo porta as una riduzione dei sintomi dell’adenoma prostatico, con conseguente aumento della minzione.

Le foglie di ortica (presenti in farmacopea ufficiale europea) sono ricche di Sali minerali, composti fenolici, proteine, vitamine e caroteni e sono commestibili.

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