Cultura & Intrattenimento, Musica

LiveWire – Rachele Bastreghi

di Antonio Bosco

I Baustelle non mi sono mai andati a genio. Non dico che non siano bravi, o che il songwriting di Bianconi non sia originale e intelligente, ma io non li digerisco. Désolé. Eppure mentre scorrevo gli eventi in programma un nome mi è saltato all’occhio: Rachele Bastreghi.

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Da sempre componente fondamentale della band di Montepulciano, alla quale il suo nome è strettamente legato (anche se, tuttavia, talvolta oscurato dal carisma e la leadership di Bianconi), la Bastreghi sorprende piacevolmente con un EP fresco,  nonostante le sonorità decisamente anni ‘ 70, tant’è che il disco è frutto della partecipazione alla serie tv “Questo nostro amore 70”.  L’EP, che prende il nome dal personaggio da lei interpretato nella serie, “Marie”, contiene 7 tracce, di cui 2 cover (“All’inferno insieme a te” di Patty Pravo e “Cominciava così” degli Equipe 84) e una versione strumentale di “Folle Tempesta”, brano già incluso nella tracklist. La sua voce elegante e raffinata dà l’impressione di assistere ad un incontro tra Bjork e Morricone, formula decisamente vincente e cavallo di battaglia negli arrangiamenti, che in questo album sembrano decollare più volte con una maturità e una leggerezza che mi hanno davvero coinvolto solo in “Fantasma” dei Baustelle.  Gli anni ‘70, oltre ad essere lo scenario musicale dei brani, rappresentano anche un “concept” dell’EP; insomma, una componente già presente negli album dei Baustelle che qui viene esaltata senza il tocco cantautorale di Bianconi, una nuova formula che, guarda un po’, mi convince più dell’originale, specie in brani maggiormente elettronici che nei ritornelli si aprono in leggere melodie e non in ostici fraseggi (una su tutte “Il Ritorno”, di tutto il lavoro, mio brano preferito).

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Ma passiamo al live. Già dal costo del biglietto (piuttosto elevato rispetto alle altre serate del “Locomotive Club”) immagino che di spettacolo non ce ne sia molto: è una serata per i fedelissimi dei Baustelle, nessun’ansia per l’artista o preoccupazioni di non riuscire ad accaparrarsi i favori del pubblico. Intorno alle dieci inizia il concerto e arriva la prima piacevole sorpresa: ad aprire c’è Felpa, uno dei rari shoegazerin Italia, che verso la fine ci delizia con un’improbabile versione di Rimmel di De Gregori. Sonorità intense, interazione col pubblico zero, classico del genere.

Grondante di sudore Felpa si prende la pedaliera con le sue basi e lascia il palco per far posto allo spettacolo “vero”, quello per cui tutti hanno  pagato. Dai primi minuti le previsioni si avverano: è uno show da professionisti, senza ombra di dubbio, ma il sound è ancora da definire, e lo spettacolo è così scarno che già inizio a dubitare fortemente di riuscire a strapparle due parole a fine concerto, non so più neanche se sarò motivato a farlo. Nemmeno quella “Mi Trovo Nuovo” a fine scaletta, introdotta dalla collaborazione con Manuel Agnelli per la nuova edizione di “Hai Paura del Buio?” riesce a regalarmi un brivido. Il concerto finisce e dopo una foto e una scaletta firmata se ne va, mentre il locale è quasi vuoto e l’80% delle persone presenti in sala la ignora. Insomma, un progetto decisamente interessante e che forse avrebbe meritato una presentazione migliore.

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